Mps, l'accusa chiede di confermare le condanne a Mussari e Vigni

Vigni e Mussari

Pene ritoccate per via della prescrizione di alcuni reati

Sei anni e quattro mesi all’ex presidente Giuseppe Mussari e sei anni per l’ex direttore generale Antonio Vigni. Sono queste le richieste avanzate dalla procura generale di Milano nel processo d’appello Mps 1, su una serie di operazioni che la banca senese avrebbe realizzato per coprire le perdite provocate dall’acquisto di Antonveneta. Richieste che confermano le condanne in primo grado (7 anni e mezzo a Mussari, e 7 anni e 3 mesi a Vigni) ritoccate per via della prescrizione intervenuta su alcuni capi d'imputazione.
I reati ipotizzati nei confronti di tutti gli imputati nel processo sono, a vario titolo, manipolazione del mercato, falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo all'autorità di vigilanza.

Per quanto riguarda le società, imputate nel processo per via della legge 231 sulla responsabilità degli enti, Deutsche Bank Ag, Deutsche Bank London Branch e Nomura, la procura generale ha chiesto di confermare le confische ma di “valutare una riduzione della sanzione pecuniaria”, considerando che i due istituti di credito hanno versato risarcimenti per 245 milioni di euro (in particolare Deutsche Bank). In primo grado, il Tribunale aveva condannato Deutsche Bank Ag e Deutsche Bank London Branch alla confisca complessiva di 64 milioni di euro e una multa di 3 milioni di euro e la banca giapponese Nomura alla confisca di 88 milioni di euro e a una multa di 3,45 milioni di euro.

Tra gli altri undici imputati nel processo figurano anche Daniele Pirondini, ex direttore finanziario di Mps, per cui l’accusa ha chiesto una condanna a 4 anni e mezzo da 5 anni e 3 mesi, Gianluca Baldassarri, ex responsabile dell'area Finanza (4 anni da 4 anni e 8 mesi) e Marco Di Santo, all'epoca dei fatti responsabile Alm (Asset lliabilities management e capital management) all'interno dell'area Tesoreria e Capital management, sempre della banca senese (3 anni da 3 anni e mezzo).

La sostituta procuratrice generale Gemma Gualdi, nel corso della sua requisitoria, ha sottolineato che nessuno degli imputati ha accettato la proposta di concordare in appello la pena (ovvero di “patteggiare”), cosa che avrebbe permesso una ulteriore riduzione delle pene. Anche se una serie di episodi contestati nel processo sono prescritti o si avviano nei prossimi due mesi alla prescrizione, l’accusa ha ribadito la “responsabilità penale degli imputati” e ha chiesto alla Corte, presieduta da Angela Scalise, di “tenere correttamente conto dell'intensità del dolo e della gravità dei danni generati”.

La parola ora passa alle parti civili e poi alle difese. Prossima udienza il 31 gennaio.

(fonte: La Stampa)