Tarquinia, il movente passionale dietro al delitto del docente universitario Angeletti: l’assassino incastrato dalle telecamere

Il 50enne, biologo marino e professore associato dell’Università della Tuscia, è stato trovato cadavere martedì scorso nel parcheggio sterrato nei pressi delle Saline di Tarquinia

Si chiama Claudio Cesaris, l’uomo fermato per l’omicidio di Dario Angeletti, il docente dell’Università della Tuscia ucciso con un colpo di pistola alla testa martedì a Tarquinia, sul litorale viterbese. L’uomo, 68 anni, è un conoscente della vittima: ha lavorato come ricercatore nel dipartimento di scienze della terra e dell’ambiente dell’università di Pavia e risiedeva attualmente a San Martino al Cimino, un centro del Viterbese ad una settantina di chilometri dal luogo del delitto. L’appartamento - ora posto sotto sequestro dalla procura di Civitavecchia - era stato perquisito già martedì dai carabinieri, nel corso delle prime indagini dopo il ritrovamento del cadavere. Proprio in quella circostanza Cesaris è stato vittima di un malore in seguito al quale è stato ricoverato presso l’ospedale Belcolle di Viterbo, dove si trova tutt’ora piantonato.

Ad incastrare l’uomo - che ha un regolare porto d’armi e che per ora nega ogni addebito - sarebbero state le riprese delle tre telecamere di sorveglianza installate nell’area del parcheggio adiacente all’oasi faunistica delle Saline di Tarquinia, dove è stato rinvenuto il cadavere di Angeletti. Una in particolare riprende da un centinaio di metri di distanza il punto esatto dove un passante ha segnalato la presenza della Volvo con a bordo il docente insanguinato, seduto al posto di guida e con la cintura ancora allacciata.  Le immagini di videosorveglianza ritraggono l’auto di Cesaris nell’area del delitto intorno all’ora presunta dell’omicidio. In più contatti sospetti tra i due sarebbero emersi dall’analisi dei tabulati telefonici.  Ancora da confermare il movente dell’omicidio, che sembrerebbe legato a questioni sentimentali. Secondo alcune indiscrezioni - su cui sono ancora in corso gli accertamenti dei carabinieri di Viterbo – l’ex dipendente dell’università di Pavia, aveva avuto in passato un rapporto con una donna, una ricercatrice, che solo ultimamente aveva stretto un’amicizia con Angeletti. L’ipotesi su cui lavorano gli inquirenti è che i due potessero avere un appuntamento: il docente potrebbe essere stato attirato in una trappola da Cesaris e avrebbe poi inutilmente tentato la fuga dopo essersi reso conto delle intenzioni di quest’ultimo, come farebbero pensare il colpo alla testa esploso da brevissima distanza e i segni di frenata della Volvo sullo sterrato dove Angeletti ha poi trovato la morte.

(fonte: La Stampa)