Troppi cantieri aperti tutti insieme: così le aziende rischiano il collasso

Stefano Frangerini e Stefano Betti

Con il governo a cambiare le carte in tavola, i committenti subissano di richieste le aziende del settore edile. Mancano infatti due mesi e una manciata di giorni per mettersi in regola con il bonus Facciate, a fronte di una mancata esecuzione che comporta sia il recupero della detrazione indebitamente fruita dal contribuente, con addebito di sanzioni e interessi, sia il concorso nella violazione del fornitore, che ne risponde in solido. «C’è frenesia», conferma il presidente della sezione toscana di Ance (l’associazione nazionale costruttori edili), l’imprenditore livornese Stefano Frangerini, che poi spiega: «Il cortocircuito alla violenta ripresa mondiale post quarantena ha scatenato la tempesta perfetta: consumo delle scorte, rallentamento della produzione delle materie prime, dazi imposti da Trump alla Cina e ostruzione del canale di Suez. A inizio estate poi c’è stata una accelerazione in seguito ai chiarimenti sui limiti degli abusi edilizi e i cantieri sono partiti con conseguenti difficoltà a trovare i ponteggi da prendere a nolo e i materiali idonei a costi accessibili. Così le aziende perdono il margine di utile, che si assottiglierà ancora con l’aumento del costo dell’energia».

Lavori eseguiti con materiali più economici ma non idonei non saranno considerati validi ai fini delle agevolazioni, e anzi andrebbero a colpire nel portafogli addetti e committenti; idem per lavori non completati per tempo. Oggi sarebbe più conveniente, per paradosso, comprare un ponteggio piuttosto che prenderne uno a noleggio; sempre ammesso di trovarne. È l’ennesimo durissimo colpo a un settore che aveva appena rialzato la testa, nel momento in cui il governo aveva concesso alle imprese di fare cessione del credito a banche o istituti assicurativi.

Un settore altrimenti in crisi nera dal 2008, quando rappresentava il 29 per cento del prodotto interno lordo, e che nei 13 anni successivi ha assistito a metà delle aziende chiudere bottega e al 50 per cento della manodopera scomparire dai libri paga. «Abbiamo un problema di reperibilità e formazione delle maestranze», aggiunge infatti Stefano Betti, presidente Ance dell’Emilia Romagna, puntando così il dito sul terzo punto debole del sistema: «Fino a pochi mesi fa il nostro settore non era attrattivo, oggi lo è diventato ma non si trovano lavoratori qualificati. La macchina è a pieno regime ma scontiamo la partenza lenta, e una proroga piena avrebbe potuto calmierare i prezzi e permetterci di distribuire meglio la manodopera nel tempo. Con tanti cantieri aperti dobbiamo essere sostenuti da un sistema che ci permetta di formare i lavoratori; dobbiamo sfatare il mito: siamo un settore a rischio ma in cui c’è attenzione alla sicurezza».