Bonus casa, stop a sorpresa ed edilizia nel caos: ecco cosa cambia

Stop a quello per le facciate: ma se pagati ora i lavori possono sforare l’anno. Niente superbonus dal 1° luglio per le abitazioni singole. La Cna: colpo da ko

È caos all’arrivo dei chiarimenti attesi per i bonus casa, che dovranno poi trovare un riscontro concreto nella legge di Bilancio. Nel frattempo migliaia di italiani sono presi nella morsa del dubbio, tra il rischio di non avere gli incentivi per lavori già avviati e la pia illusione di poter avviare nuovi lavori per approfittare degli incentivi, e le imprese si trovano con l’acqua alla gola.

Con il Documento programmatico di bilancio, il governo proroga al 2023 il Superbonus 110 per cento, ma solo per condomini e Iacp (gli istituti autonomi case popolari) ed escludendo - a partire dal 1° luglio 2022 - case unifamiliari, villette, ed edifici composti da due a quattro unità immobiliari differenti, distintamente accatastati. Sul piatto c’è anche l’ipotesi décalage, cioè una riduzione a scalare che passa dal 70 per cento nel 2024 al 65 nel 2025.

Il Documento non rinnova invece il bonus Facciate al 90 per cento per il rifacimento delle pareti esterne degli edifici, ma consente di godere della detrazione nel 2022 per chi paga entro il 31 dicembre 2021 e termina i lavori non oltre l’anno seguente.

Anche bonus Ristrutturazioni ed Ecobonus vengono toccati dal governo. L’agevolazione fiscale al 50 per cento per interventi semplici di recupero edilizio rimane per l’intero anno a venire sempre fino a un tetto di spesa di 96mila euro, mentre la detrazione al 65 per cento per i lavori di efficientamento energetico è prorogata per tutto il 2022 ma solo per gli interventi che non rientrano nel Superbonus.

Ma qui Draghi fa i conti senza l’oste, un settore dell’edilizia alle prese con costi delle materie prime alle stelle e una pesantissima carenza di maestranze qualificate e di tempo per formare adeguatamente i nuovi lavoratori che mettono a rischio il completamento dei vecchi e l’apertura dei nuovi cantieri. Contro il depotenziamento del 110 per cento e lo stop al Facciate si era espressa - tra le prime - Ilaria Niccolini, coordinatrice sindacale di Cna Costruzioni Livorno, sostenendo che in tali modi il governo «penalizza soprattutto le piccole e medie imprese e la grande maggioranza dei piccoli Comuni italiani», e cancella uno strumento «capace di centrare il duplice obiettivo di stimolo all’economia e di strumento efficace per rendere più belle strade e piazze del nostro Paese».

Nella maggioranza di governo, per il Pd, si erano schierati in tal senso anche la presidente della commissione Industria della Camera, Martina Nardi, e il ministro della Cultura Dario Franceschini, seguiti poi dal senatore Maurizio Gasparri, componente del comitato di presidenza di Forza Italia; ma la marcia indietro non è piaciuta neanche ai presidenti nazionali di Anaci, Ance, Anci, il Consiglio nazionale degli architetti e Confedilizia, né al mondo dei proprietari di case e degli amministratori condominiali, tutti contrari alla rimodulazione del Superbonus e al taglio del Facciate, sia in ottica di riqualificazione del patrimonio edilizio da un punto di vista estetico e sismico che di impulso economico alle aziende (e occupazionale), che in relazione alla finalità - che poi era l’obiettivo originario - dell’abbattimento delle emissioni inquinanti e del risparmio energetico.

Nel pomeriggio di ieri è arrivata infine una delle riconferme più attese (Agenzia delle Entrate si era già espressa all’inizio del mese), quella dello sconto in fattura per il bonus Facciate; che tuttavia lascia l’amaro in bocca. Il condominio può beneficiare del bonus per i costi complessivi sostenuti nel 2021 in relazione agli interventi di recupero delle facciate, avviati ancorché non terminati, se effettua il pagamento della quota del 10 per cento del corrispettivo che residua dopo l’applicazione dello sconto in fattura entro il 31 dicembre, indipendentemente dallo stato di completamento dei lavori previsti.

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