Sfilano in duecentomila: "No ai fascisti". La risposta all'appello dei sindacati

"Certificato di sana e robusta costituzione anti-fascista". Spray rosso, su lenzuolo bianco. Con palmi di mano nera. Spicca, lo striscione di attiviste arrivate da Viterbo, in mezzo a piazza San Giovanni, perché ancora non è arrivato il corteo da via Merulana. È facile notare le pettorine azzurre dei sindacalisti UilTucs partiti all’alba da Campobasso: "Vaccinato dall’aprile 1945". L’ironia non manca a chi risponde all’appello di Cgil-Cisl-Uil: grande raduno di piazza per ribadire che l’Italia è antifascista

ROMA. "Certificato di sana e robusta costituzione anti-fascista". Spray rosso, su lenzuolo bianco. Con palmi di mano nera. Spicca, lo striscione di attiviste arrivate da Viterbo, in mezzo a piazza San Giovanni, perché ancora non è arrivato il corteo da via Merulana. È facile notare le pettorine azzurre dei sindacalisti UilTucs partiti all’alba da Campobasso: "Vaccinato dall’aprile 1945". L’ironia non manca a chi risponde all’appello di Cgil-Cisl-Uil: grande raduno di piazza per ribadire che l’Italia è antifascista.

Che il sindacato non si tocca. Perché toccare il sindacato - entrare nella sede nazionale della Cgil e spaccare tutto, come sabato a Roma - è un attacco squadrista intollerabile. All’appello, secondo i sindacati, rispondono 200mila persone, contro le 50mila attese: arrivano con 800 pullman da tutta Italia, con una decina di treni speciali (oltre a quelli ordinari) e pure con qualche volo. Le forze dell’ordine ridimensionano le cifre: parlano di 60mila partecipanti, ma quando i segretari dei sindacati parlano in piazza San Giovanni è davvero complicato muoversi.

Anche se una parte dei manifestanti - annuncia dal palco il segretarissimo della Cgil, Maurizio Landini - è rimasta bloccata in una stazione prima di Roma. L’assenza non si nota. Sarà lo sventolio delle bandiere. O gli slogan/cartelli che distraggono: "Ambientalista anti-fascista" (degli attivisti di Legambiente). Il maxi-striscione srotolato da un gruppo di sindacalisti di Napoli (Funzione pubblica Cgil): "Attacco alla Cgil. La matrice? Si conosce: è fascista". Domanda in rosso e risposta in nero. Anche lo stile (come la storia) vuole la sua parte. Ognuno, insomma, lo dice a modo suo: non c’è spazio per l’anti-democrazia nella piazza da dove i sindacati uniti - ricorda il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra - nel 1978, in un giorno di primavera, si posero come barriera alle Brigate rosse che rivendicarono il rapimento e l’uccisione (poi) di Aldo Moro. Perché gli attentati alla democrazia sono attentati alla democrazia. Perciò stride l’attacco del segretario della Lega, Matteo Salvini, che, con la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, e tutto il centrodestra non si è presentato alla manifestazione indetta dai sindacati, senza ombrelli politici. Anzi senza bandiere politiche, se proprio vogliamo essere esatti. Salvini, infatti, sostiene che mentre in Europa scorre il sangue «per mano del terrorismo islamico, unico reale pericolo di questi tempi, a Roma la sinistra fa campagna elettorale inseguendo fascisti che, per fortuna, non ci sono più».

E cita perfino Leonardo Sciascia per dare più peso alle proprie parole: «Il più bell’esemplare di antifascista in cui ci si possa imbattere oggi... è quello del sedicente antifascista unicamente dedito a dare del fascista a chi fascista non è». Un paragone che non calza con il profilo di Forza nuova. Infatti il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, presente all’evento in piazza San Giovanni, (con colleghi di governo e maggioranza: Di Maio, Franceschini, Speranza, Teresa Bellanova, Nicola Zingaretti, Pierluigi Bersani, l’ex presidente del consiglio Giuseppe Conte, Enrico Letta) osserva: «Gli esponenti di Forza nuova non rappresentano una mera manifestazione "rievocativa" del fascismo: hanno l’ambizione di presentarsi come un partito politico. Questo non è vietato da me, né da questa piazza democratica: è vietato dalla nostra Costituzione».

Citata in lungo e in largo da tutti. Sopra e sotto il palco, in mezzo alla piazza. Da chi appende le bandiere alle braccia della statua di San Francesco, a mo’ di accoglienza laica della folla.Un abbraccio non solo rosso: ci sono le bandiere della Cgil, sì in piazza. Ma anche degli altri sindacati. E i palloncini blu Uil e verde Cisl. Ma non bandiere di partito. Semmai chi vuole, può prendere un tricolore. Che non è certo simbolo di campagna elettorale. Del resto, se non avessero annullato l’appuntamento all’ultimo minuto, ieri Giorgia Meloni sarebbe andata a incontrare la comunità ebraica di Roma, nel giorno dell’anniversario del rastrellamento nazista: 1.000 deportati, 16 ritornati. Ma la sua mancata presa di distanza da Forza nuova ha fatto saltare tutto. Anche non presentarsi in piazza dai sindacati, a condannare l’assalto squadrista non giova perché - come sottolinea don Luigi Ciotti - «il dissenso è il sale della democrazia, la violenza è la sua negazione».

Lo sa bene Livorno, ricorda il sindacalista Nicola Troilo, che nel 1922 ha visto il sindaco Uberto Mondolfi rimosso da Ciano: «Noi pensiamo che questi siano eventi passati, ma pochi giorni fa a Livorno, come in altre città c’è stata una manifestazione no Green pass e alcune persone sono entrate in una sede distaccata della Cgil, a conferma che nessuno di noi è al sicuro. Che non è vero che l’assalto ai sindacati, alle case del popolo al quale abbiamo assistito un secolo fa non si ripeteranno».Anche ieri a Reggio Emilia e Bologna i no-pass hanno sfilato per le vie del centro. Perciò la presenza a Roma di delegazioni dell’Emilia Romagna (circa 10mila persone, oltre alla vicepresidente della Regione, Elly Schlein) hanno rafforzato la "resistenza del territorio", rappresentata dallo stendardo di Reggio Emilia, sotto il palco: "Città del tricolore, dei 7 fratelli Cervi (martiri del fascismo) medaglia d’oro della Resistenza". Necessaria, visto che il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, sostiene che mafie e fascismi abbiamo le stesse radici. Argomento sensibile per Laura Adam, responsabile della segreteria generale dell’Union Sindical Obrera, sindacato spagnolo: «Abbiamo accolto l’invito della Cgil: volevamo esprimere la nostra solidarietà per il vile attacco subito . Riteniamo che il fascismo sia un pericolo che minaccia tutta l’Europa e, in questo momento, attraverso alcuni gruppi, anche la Spagna. Solo uniti possiamo sconfiggerlo».

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