Il segno di pace contro la guerra dei prepotenti

L'editoriale. No, non c’è bisogno di pacificazione perché già c’è, soprattutto se a chiederla è chi ha tentato, senza riuscirci, di scatenare un bombardamento di bugie anti-vaccino e anti-sistema. Ci sono le immagini di ieri e di venerdì a dire che il Paese reale sa in larga parte restare in pace come accade da quando è uscito dalla guerra e dal flagello del fascismo. Superando anche tentativi destabilizzanti, strategie della tensione, terrorismo e servizi segreti deviati

No, non c’è bisogno di pacificazione perché già c’è, soprattutto se a chiederla è chi ha tentato, senza riuscirci, di scatenare un bombardamento di bugie anti-vaccino e anti-sistema. Ci sono le immagini di ieri e di venerdì a dire che il Paese reale sa in larga parte restare in pace come accade da quando è uscito dalla guerra e dal flagello del fascismo. Superando anche tentativi destabilizzanti, strategie della tensione, terrorismo e servizi segreti deviati.

In un Paese che sa andare oltre tutto questo non può esserci bisogno di pacificazione. E questo anche perché le immagini della manifestazione di solidarietà alla Cgil, la cui sede è stata attaccata dai neofascisti, sono la migliore propaganda per la capacità di risposta civile alla violenza e alla protervia di chi ha nostalgie dell’olio di ricino e del balconismo di piazza Venezia.»

Ma non solo. Ci sono anche le immagini di venerdì, con il sostanziale e generalizzato flop delle manifestazioni no-vax e no-pass. Con i blocchi minacciati ma non riusciti dell’intero Paese. Certo, in alcune piazze non erano pochi ma neanche così tanti come volevano farli apparire nei tam tam social amplificati da un sistema squadrista di diffusione dei falsi contenuti e delle "aggressioni" (per fortuna solo digitali) a chi esprime posizioni diverse. Il modus operandi di questi gruppi che si muovono con logiche paramilitari, è stato ben smascherato da tanto sano giornalismo. Anche da un’inchiesta di Giovanni Balugani, collega della Gazzetta di Modena, che si è infiltrato nei gruppi telegram che diffondono i falsi contenuti sui danni (che non ci sono) dei vaccini per creare un seguito social che in realtà non esiste nelle proporzioni presentate.

I leoni da tastiera hanno minacciato pesantemente Balugani, fino a ritrarlo con una svastica stampata in fronte. In particolare, è stato preso di mira da un gruppo impegnato nell’imbrattamento di luoghi pubblici e sensibili in un’assurda quanto infantile protesta contro il sistema sanitario e le strategie anti-pandemia. Altro non sanno fare, perché non potrebbero mai rispondere alla ragione con altra ragione.

Cosa che invece fanno i più, fra i lavoratori portuali, anche a Trieste dove il capo della rivolta anti-pass aveva minacciato sfracelli. Si sono astenuti dal lavoro in meno del dieci per cento e non c’è stato il blocco delle attività. E la migliore risposta l’ha data il segretario del sindacato Filt-Cgil di Livorno, Giuseppe Gucciardo: «Il problema è che manca il lavoro, non il Green pass». Naturalmente si sono moltiplicati sui gruppi social dei no-vax i post di "disonore" verso i portuali di Livorno e degli altri scali, che non si sono affatto allineati a quella che poi si sarebbe rivelata una minoranza di colleghi triestini.

Il punto è anche questo: i no-vax e no-pass sono rumorosi e sembrano molti di più, perché il peso dei social è squilibrato rispetto alla realtà. Certo, quelli che protestano non sono tutti neofascisti o filo-nazi. Ci sono quelli in buona fede e ci sono persone difficilmente recuperabili, come Loris Mazzorato, ex sindaco di un paesino del Trevigiano, che a Trieste, rivolto a un inviato del Corriere della Sera, ha dichiarato: «Mi dispiace ma lei morirà presto, perché il grafene che le hanno iniettato con il vaccino ha già iniziato a solidificare il suo sangue». Mazzorato si era presentato alle elezioni con la Lega e, dopo essere stato eletto, era stato espulso perché aveva partecipato a una messa in suffragio a Erich Priebke, criminale delle Ss, ideatore e pianificatore dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Ce ne sono tanti così, avvelenatori di pozzi a suon di sciocchezze che diventano artefatte verità, nelle vulgate social e non solo in quelle. Le stesse sciocchezze che portano a definire terroristi i giornalisti che diffondono informazione seria e documentata. Le stesse che offrono paragoni blasfemi fra le deportazioni naziste nei campi di sterminio e i vaccini che ci stanno salvando la vita.

Si possono esprimere tutte le critiche che si vogliono alla fase iniziale della campagna vaccinale, portata avanti con qualche approssimazione di troppo. Ma va tenuto conto dell’eccezionalità delle circostanze e che poi gli errori sono stati corretti.

Al punto che il nostro Paese è fra quelli più avanzati nella strategia di contrasto al Covid. Quelli che hanno preso strade diverse, come Gran Bretagna o Russia, adesso vanno avanti al ritmo di quasi 50mila contagi al giorno (i primi) o devono contare morti che crescono in maniera esponenziale (i secondi). Rappresentano specchi di realtà che abbiamo evitato, che stiamo evitando.

Quelli che chiedono pacificazione dopo aver tentato di ricavare benefici dal flebile malcontento no-vax, oggi insistono nell’equiparare vaccini e tamponi. Vorrebbero rendere gratuiti questi test che offrono garanzie per un paio di giorni, con il risultato di esporre tante persone (non vaccinate) al rischio di un facile contagio ammassandole tre volte alla settimana in lunghe file fuori dai centri dove si svolgono questi tamponi. Pura incoscienza, al limite della follia.

Sono gli stessi che sbandierano il vessillo della libertà e lamentano violazioni alla Costituzione senza mai averla letta, coccolati da quella parte della politica che cerca consensi purché sia o che - neanche al cospetto degli assalti alle sedi sindacali e delle altre violenze di estrema destra - riesce a dire che «il fascismo è il male assoluto».

Poi ci sono quelli di ogni colore politico che, per non sottoporsi ai controlli del Green pass, prima gridano al complotto, e poi organizzano con un medico compiacente un bell’accordo per un certificato medico fasullo. Una strategia alla Albertone Sordi, dell’Italia peggiore, quella dell’"Armiamoci e partite" che viene da lontano.

La cosa buona è che alla fine emerge l’Italia migliore, quella dell’80 per cento dei vaccinati che sta salvando anche gli altri, quelli che ancora il vaccino non lo hanno fatto perché non lo possono fare per ragioni più che valide (ci sono anche questi e meritano grande rispetto) e quelli che proprio non vogliono. Quell’80 per cento, la maggioranza saggia e poco rumorosa sui social, permette anche a quelli che protestano di poter circolare senza restrizioni. Grazie a questo 80 per cento il Paese può andare gradualmente verso una serena riapertura totale.

Sta dunque pagando la strategia della fermezza del governo di Mario Draghi, e dei partiti che lo sostengono più convintamente. Una lezione che può essere utile anche per altri passi importanti da fare, come per la riforma del catasto, dove la prima casa è salva da ogni tassazione e semmai si potrà evitare di proseguire con ingiustizie palesi. Come quelle nei confronti di chi si è visto applicare tassazioni eccessive su immobili situati in periferie nel frattempo degradate. E, soprattutto, come quelle di chi si è fatto attribuire valori irrisori per ville sul lungomare o in zone residenziali, accatastate come immobili rurali con il bagno nel cortile.

A difendere furbi e furbetti di ogni genere ci sono sempre i soliti che strizzano l’occhio a chi pensa che nei vaccini ci sia il grafene e chissà cos’altro ancora. È la storia che si ripete da decine di anni in questo Paese pieno di paure e di conservatorismi anche fra i progressisti. Adesso però abbiamo una grande occasione per voltare pagina e chiudere per sempre l’epoca delle scorciatoie e delle fughe dalle responsabilità.

twitter: @s_tamburini

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