Eitan, lo zio paterno: “Andremo in Israele, lo riporteremo a casa. Troppi complici attorno ai nonni”

La polizia israeliana ha messo ai domiciliari Schmuel Peleg, nonno che col blitz di domenica ha portato via il piccolo che era stato affidato agli zii paterni. La zia Aya: «È stato un rapimento dall’Italia»

Eitan, il bimbo sopravvissuto alla strage del Mottarone e sequestrato dal nonno materno Schmulik Peleg, è in Israele da quattro giorni. Con un blitz, domenica scorsa, è stato di fatto rapito (la polizia israeliana ha messo agli arresti domiciliari Peleg e messo sotto inchiesta la nonna materna del bimbo) e la questione è diventata non solo una “battaglia tra famiglie, ma anche una sorta di contenzioso a livello diplomatico e politico. Oggi ha parlato lo zio paterno spiegando di aver sentito il piccolo («è stato un breve colloquio, ma non posso entrare nel merito») e che verrà organizzato un viaggio in Israele per riportarlo a casa: «Andremo in israele ma non vi do la data» così ha detto Or Nirko, lo zio paterno di Eitan ai giornalisti. «Eitan ci manchi e ti vogliamo bene. Le nostre bimbe - ha aggiunto - tutti i giorni si svegliano e lui non c'è». Poi ha aggiunto: «È in ballo il benessere psicologico del bambino».

Ci sono stati tanti complici, tante persone che hanno aiutato i nonni materni di Eitan a portare il piccolo in Israele, di questo è convinto lo zio materno Or Nirko. «Il ruolo della nonna sì è importante ha detto ai giornalisti, parlando anche di «tanti complici e persone che gli hanno dato una mano. Non potevano farlo da soli». Quanto a chi spetta l'affidamento del piccolo, «la decisione spetta al Tribunale italiano e non a quello israeliano perché il centro della sua vita è qui, in Italia» sottolinea Or Nirko, spiegando che Eitan «parla molto meglio l'italiano dell'ebraico e i suoi ricordi dei Israle sono quelli relativi alle vacanze». 

Lo zio paterno, saputo dell’arresto, ieri, aveva detto che «si trattava di un buon inizio. Spero che la saga finisca al più presto per il benessere mentale del bambino». Poi, spiegando che «ancora non sappiamo dove si trova Eitan» aveva spiegato che la situazione si potesse «risolvere domani (oggi ndr) e grazie alla polizia israeliana sapere almeno dov'è». Ed è per questo, forse, che ora la famiglia andrà in Israele. Proabilmene per riprenderselo. 

L’udienza il 29 settembre

La posizione di Aya Biran nell'udienza del 29 settembre al Tribunale di Tel Aviv sarà «molto chiara: l'immediata restituzione di Eitan». Lo ha detto Shmuel Moran, legale in Israele dell'affidataria delle tutela del piccolo confermando che Aya sarà in Israele nei prossimi giorni. «Questo - ha aggiunto - è un sequestro, un rapimento dall'Italia, contro la legge italiana, contro la legge civile, contro le decisioni del tribunale italiano, contro la legge criminale». «Il bambino deve essere restituito all'Italia il prima possibile». 

(fonte: La Stampa)