Fondi Lega, sotto sequestro la Porsche del prestanome dei contabili

MILANO. Mentre oggi il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf sequestrava d'urgenza una Porsche d'epoca del prestanome Luca Barbarossa, l’altro prestanome, Luca Sostegni, usciva di prigione. Nuovi passi nell’inchiesta sulla Lombardia Film Commission che ha portato agli arresti domiciliari i due contabili, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, revisori della Lega in Parlamento, e il commercialista Michele Scillieri (nel suo studio è stata registrata e domiciliata la Lega per Salvini premier).

A luglio, prima di loro, era stato arrestato Sostegni, “testa di legno” di Scillieri mentre provava a fuggire in Brasile. Il pericolo di fuga aveva motivato la misura cautelare molto più rigida di quella decisa per gli altri indagati nella vicenda, la compravendita “gonfiata” di un capannone sede della fondazione Lombardia Film Commission con 800 mila euro di Regione Lombardia. Ma dal carcere Sostegni ha collaborato con i pm. Tant’è che la stessa procura ha dato parere favorevole alla sua scarcerazione, richiesta dall’avvocato Giuseppe Alessandro Pennisi, ritenendo che «la proficua collaborazione fornita dall'indagato allo sviluppo delle indagini, unitamente alle dichiarazioni ammissive in ordine alle proprie responsabilità consente di ritenere intervenuto un primo affievolimento del pericolo di reiterazione» del reato «sì da rendere allo stato adeguata la misura meno afflittiva rappresentata dagli arresti domiciliari». Così il gip questa mattina ha messo Sostegni agli arresti domiciliari, che trascorrerà a casa di un amico alle porte di Parma.

Nelle stesse ore su disposizione del procuratore aggiunto Eugenio Fusco e del pm Stefano Civardi, gli investigatori della Gdf hanno messo i sigilli in via d'urgenza a una Porsche 356 A Coupé 1600 del 1959. Un'auto d'epoca che Fabio Barbarossa, altro prestanome, cognato di Scillieri, e come lui ai domiciliari, aveva acquistato, per l’accusa, con la sua fetta degli 800 mila euro del Pirellone. Nell'atto di sequestro preventivo si legge, infatti, che l’indagato, amministratore fittizio di Andromeda, la società che ha venduto il capannone di Cormano e dietro la quale ci sarebbe Scillieri, nel luglio del 2018 era «ben consapevole del fatto che ha acquistato» d'occasione l'auto d'epoca, pagandola 30 mila euro, valore triplicato dopo la revisione e la manutenzione. Denaro che, secondo la ricostruzione, è stato versato dalla stessa Andromeda con una giustificazione «del tutto fittizia» e che, per l'accusa, è invece parte della «provvista del peculato» derivante dalla compravendita dell'immobile. Perdere quell'auto era una grande preoccupazione per Barbarossa: «Speriamo veramente - diceva intercettato a Scillieri- vabbè quindi devo ridare dentro la Porsche, me la portano via? Ma se dovessero mettiamo la peggiore delle ipotesi venirmi a chiamare». I pm hanno deciso di sequestrarla d'urgenza perché la difesa dell'indagato ha chiesto la restituzione del libretto della Porsche, che era tra le carte finite sotto i sigilli nel corso delle indagini.

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