Treni, dietrofront sul distanziamento. Si viaggerà ancora su sedili alternati

Speranza ripristina gli spazi tra i passeggeri. Ma Lombardia e Liguria non si adeguano

ROMA. Sono durati 24 ore i viaggi senza distanziamento sui treni italiani. Il ministro della Salute ha ripristinato nel primo pomeriggio di ieri l’obbligo di sedili alternati che era in vigore fino a giovedì, mettendo fine a polemiche e timori. Ma apre un nuovo fronte di scontro con regioni come Lombardia e Liguria, che si affrettano a confermare le proprie ordinanze regionali in cui è previsto un numero maggiore di passeggeri sui mezzi pubblici locali.

La giornata di ieri ha portato 295 casi di positività al virus in più rispetto a venerdì. Il saldo complessivo del casi totali dall’inizio dell’epidemia sale così a 247.832. Il 53% dei nuovi casi è stato rilevato in tre regioni, cioè Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto.

Nelle stazioni ieri è stata una giornata senza folla nonostante fosse il primo sabato di agosto. C’era soprattutto una gran confusione, perché non tutti sapevano della cancellazione dell’obbligo di distanziamento. «Quando ho acquistato il biglietto i posti erano alternati. Se avessi saputo di dover fare un viaggio di tante ore con qualcuno accanto, avrei scelto un mezzo diverso», spiega Leo che sta andando in Calabria. Fra i passeggeri prevale soprattutto la rassegnazione. «Se si deve viaggiare si viaggia ma preferirei il distanziamento», sostiene Matteo Pascolari, che da Roma sta per salire su un treno per Terontola, in provincia di Arezzo. In realtà, la gran parte dei treni riesce comunque a garantire il distanziamento perché le carrozze si sono riempite solo in parte. Qualche carrozza tutta piena arriva da Milano, da Fiumicino e da Battipaglia. «Eravamo tutti vicini e una persona accanto a me si ostinava a non indossare la mascherina», spiega Francesco Monicaldi, appena sceso dal Frecciarossa partito da Milano. Intanto monta la polemica. Sui social in molti criticano la scelta di Fs e di Italo di viaggiare a piena capienza. Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità e componente del Consiglio tecnico scientifico, si mostra preoccupato e chiede una riflessione. Il Ministero dei Trasporti prepara il cambiamento di rotta, precisando che i passeggeri non possono sedersi uno di fronte all’altro a meno di appartenere allo stesso nucleo familiare o di trovarsi a più di un metro.

Nel primo pomeriggio arriva la marcia indietro. Un’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza conferma l’obbligo di distanziamento sui treni ad alta velocità «Non possiamo permetterci di abbassare il livello di attenzione e cautela», spiega il ministro. Una decisione che accoglie le perplessità degli esperti ma trova un fronte di contrari a partire da Lombardia e Liguria che non ritirano le loro ordinanze che cancellavano il distanziamento. Critico anche Flavio Cattaneo, presidente di Ntv-Italo che denuncia la discriminazione rispetto agli aerei e la necessità di sopprimere i convogli.

(fonte: La Stampa)