Ora i soldi del Pnrr servono a "parare" gli effetti della guerra: l'Europa cambia le linee guida e si prepara ai prestiti agli Stati più in difficoltà

Anche il presidente del consiglio, Mario Draghi, attende le nuove linee guida dell'Europa sull'utilizzo dei soldi del Piano nazionale di ripresa e resilienza

Nel giorno in cui il premierMario Draghi fa appello a «procedere rapidamente con l'agenda di riforme concordata con l'Europa per non perdere accesso ai finanziamenti» del Recovery Fund, a Bruxelles arriva l'ufficialità dei tanti attesi nuovi indirizzi per adattare i fondi

L'Europa sfodera tutte le munizioni della sua economia per non cadere sotto i colpi della guerra del gas. E si prepara a indicare una nuova via per i piani di ripresa e resilienza nazionali. Dirottando una parte delle risorse all'energia e aprendo a un possibile aumento dei prestiti a disposizione dei governi più esposti allo shock energetico e senza più margine di manovra in bilancio. Nel giorno in cui il premier Mario Draghi fa appello a «procedere rapidamente con l'agenda di riforme concordata con l'Europa per non perdere accesso ai finanziamenti» del Recovery Fund, a Bruxelles arriva l'ufficialità delle tanto attese nuove linee guida per adattare i Pnrr. La data da segnare in rosso sul calendario è mercoledì 18 maggio, quando la Commissione europea presenterà a tutti il suo piano energetico RePowerEu. In appendice ci saranno i nuovi orientamenti per illustrare ai governi come usare i fondi del Recovery per accelerare sulla strada dell'indipendenza energetica dalla Russia e fare fronte alle mutate condizioni economiche.

Lo storico testo del Next Generation Eu concordato nel luglio 2020 prevede già di vincolare il 37% delle risorse (tra sovvenzioni e prestiti) di ogni piano nazionale alla transizione verde. Ma l'invasione russa dell'Ucraina ha cambiato tutto. E per affrancarsi dalla dipendenza dall'energia di Mosca serve accelerare. Fonti vicine al dossier sottolineano l'esigenza di dare, come naturale conseguenza, maggiore sostegno alle iniziative pubbliche e private per l'efficientamento energetico e allo sviluppo delle rinnovabili.

Un intervento possibile in prima battuta con i 220 miliardi di prestiti del Recovery ancora inutilizzati. Che tuttavia sono destinati a dimezzarsi, con la Spagna che ha già prenotato i 70 miliardi che le spettano di diritto e la Polonia che, una volta incassato l'ok ormai imminente al suo Pnrr, è pronta a fare lo stesso per i suoi 15 miliardi. Va da sé che i 135 miliardi che restano da redistribuire appaiono un tesoretto limitato per salvare gli investimenti verdi promessi durante la crisi del Covid e ora caricati del peso dell'impennata dei prezzi. E una riserva del tutto insufficiente per chi, come l'Italia, la sua parte di prestiti del Recovery (68,9 miliardi) l'ha già riservata. Da qui l'apertura di Bruxelles per una quota “extra” a tassi agevolati da mettere a disposizione con nuovo debito comune. Oltre ai circa 70 miliardi di fondi strutturali 2014-2020 non spesi e i circa 350 miliardi stanziati dall'Ue per la politica di coesione 2021-2027. La possibilità farebbe comodo a Roma anche in vista del prossimo ricalcolo Ue delle sovvenzioni a fondo perduto ottenute fin qui, dati reali sul Pil 2020-2021 alla mano. «L'emergenza spinge a una maggiore velocità degli investimenti in energie rinnovabili e questo per garantire indipendenza energetica economica e politica a cui tendiamo», ha sottolineato Draghi, segnalando la piena intenzione del governo di «continuare a diversificare le forniture di gas» e «accelerare lo sviluppo delle rinnovabili». Tutte sfide ben presenti nel RePowerEu in arrivo. Che, in attesa di vedere arrivare le prime richieste di prestiti, nell'immediato aprirà anche alla possibilità di introdurre un “price cap” al prezzo del gas nel caso di una improvvisa chiusura dei rubinetti da parte di Putin. E tamponare la crisi almeno sul breve periodo.