Eurovision 2022. Ecco perché Achille Lauro non è andato in finale

TORINO. "Troppo simile ai Maneskin". Da giorni nelle delegazioni estere girava questo commento su Achille Lauro. La sua colpa, a detta degli stranieri, è l'ambito di elezione: parliamo ovviamente dell'immaginario glam rock d'ispirazione e l'attitudine alla fluidità di genere.

Lauro, persa l'occasione Sanremo, è entrato dalla porta posteriore dell'Eurovision partecipando al concorso canoro "Una voce per San Marino" che lo ha decretato rappresentante per il Titano.

La canzone di Achille Lauro è esattamente sulla linea delle sue più famose: ansimi, interiezioni, avverbi monosillabici e tante cittazioni dal mondo pop e rock degli ultimi trent'anni. Una formula che funziona, dato il grande successo del cantautore romano. 

La messa in scena sul palco dell'Eurovision è stata visivamente divertente: uno spettacolo pirotecnico in cui vengono frullati in maniera non troppo casuale lustrini, boa di struzzo, eyeliner, punk e fuochi d'artificio. Il culmine: Lauro sale sopra a un toro meccanico e lo cavalca con la sua tutina di pizzo trasparente. 

L'impressione che il pubblico straniero ha avuto è che volesse strafare, che volesse dimostrare tutto quello che poteva in appena 2 minuti e mezzo. Il divertimento c'è stato ma non ha premiato. Perché va ricordato anche che Eurovision è, sì, la casa del trash televisivo ma anche quella del pop e della ballate balcaniche. Il rock e il punk sono spesso un divertissement, un espediente narrativo. Forse non viene capito dal pubblico e dalla giuria di Eurovision che gli ha preferito i più scarichi The Rasmus o la noiosa Svizzera.

E poi c'è stato l'elemento "Italia": solitamente a Eurovision San Marino e Italia sono rivali. In questo caso il nostro Paese non ha potuto votare.