Eurovision 2022. Gli ucraini Kalush Orchestra in cerca di riscatto: «La guerra ha cambiato tutto, anche la musica» - Video

Il contest internazionale parte la prossima settimana in diretta Rai da Torino. La band in Italia con un permesso speciale

TORINO.Le luci stanno per accendersi a Torino per l’Eurovision, il festival musicale itinerante che raccoglie band e cantanti da tutto il mondo europeo e oltre. La diretta partirà dalla prossima settimana sulla Rai. Il concorso mancava dall’Italia dal lontano 1991. Il nostro Paese parteciperà con Mamhood e Blanco, i vincitori di Sanremo 2022. Ma tutti i riflettori sono puntati sui Kalush Orchestra, la band ucraina che è passata in pochi giorni dal fronte ai palchi internazionali.

La vostra canzone, Stefania, è un brano dedicato alla madre del leader, Oleh Psiuk. Che importanza ha per voi la famiglia?

«Il pezzo è nato come un inno a mia madre - dice Oleh - ma adesso ha assunto un connotato totalmente differente. Per gli ucraini la famiglia è molto importante. Ed è forse per questo motivo che il pezzo piace molto agli ucraini: in questo momento difficile per noi, ci riporta alle cose importanti, agli affetti».

Qual è il tuo ricordo più bello che hai di tua madre?
«Non sono un tipo romantico ma scrivere una canzone e dedicarla a mia madre è già una cosa forte per me. Mi ricordo di un momento molto intimo tra noi: ero piccolo e, tornando da scuola, ho colto un fiore e gliel’ho portato».

Quindi, in un certo senso, si può dire che il testo ha cambiato il suo significato. E in che modo la guerra ha cambiato il vostro lavoro?
«Il conflitto ha cambiato la vita di tutti gli ucraini. Questo non poteva non influenzare tutto: è cambiata la nostra realtà ed è cambiata la musica. Basti pensare che a causa del conflitto non siamo stati capaci di fare le prove tutti insieme. Ma adesso siamo in una modalità “extra”: stiamo lavorando tantissimo per fare del nostro meglio».

C’è un forte contrasto tra i giorni in cui eravate a combattere e questi in cui fate promozione...
«Viviamo questi giorni con grande senso di responsabilità: adesso abbiamo un permesso speciale per lasciare il Paese. In un certo senso sentiamo che anche stando qua facciamo la nostra parte».

Con i GoA, la band ucraina che ha partecipato l’anno scorso a Eurovision (saranno anche ospiti sul palco del Primo Maggio), avete in comune la commistione tra suoni tradizionali ed elettronica con inserti di altri generi moderni. È un caso?
«Probabilmente ricerchiamo lo stesso risultato: la combinazione di suoni è un’opportunità non solo per identificare noi ma anche il nostro Paese. Possiamo prendere le nostre radici e proiettarle nel presente».

L’orgoglio per il vostro paese si vedrà anche nella performance sul palco?
«Ovviamente. Ci saranno sicuramente le luci gialle e blu della nostra bandiera ma anche degli oggetti di scena che raccontano la nostra cultura e le nostre radici. La performance parlerà di no e della nostra nazione».

Dei vostri colleghi di Eurovision, con chi vi piacerebbe collaborare?
«Sono molto belle le canzoni della Gran Bretagna, della Polonia, della Germania e della Finlandia. Non abbiamo una classifica. Rispetto a future collaborazioni, è presto per parlarne.. Vediamo».

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