L’amore è davvero una dolce follia, il nemico è la noia. Il tradimento? Si può superare

Il nostro cervello è fatto per cercare la felicità e quando ci innamoriamo scateniamo una serie di reazioni che ricordano i disturbi bipolari, spiega la professoressa Daniela Marazziti, psichiatra. Servono 6 millisecondi per innamorarsi e 12 perché l’organismo se ne renda conto. Il difficile è conservare questo stato per una vita e resistere alle tentazioni del tradimento che sono sempre in agguato.

Diciamocelo: non siamo monogami. Il nostro cervello è fatto per cercare la felicità, quel pizzico di follia che rende bella la nostra vita. Ci innamoriamo in sei millisecondi ed è la cosa più facile del mondo. E ci può capitare tantissime volte. Innamoramento e amore non sono la stessa cosa. E la dopamina “alle stelle” non ci basta per vivere felici, in coppia, una vita intera. Il tradimento, del resto, è un po’ come il parente attaccabrighe. Quasi tutti rischiamo di trovarcelo al pranzo di Natale. Come superarlo? E cosa accade nel nostro cervello?

Donatella Marazziti è una psichiatra conosciuta a livello internazionale per la sua professionalità e i suoi studi nell’ambito della biologia e della terapia di numerosi disturbi mentali. La rivista Class la inserisce tra i 10 psichiatri più importanti d’Italia. E soprattutto è una delle prime studiose dei legami tra emozioni e scienza.

Professoressa Marazziti, quando ci innamoriamo cosa accade al nostro cervello?

“L’amore è regolato da meccanismi biologici che sono stati studiati solo di recente. Le moderne tecniche di neurobiologiche hanno rivelato che le immagini cerebrali dell’innamoramento, il primo passo dell’amore, hanno una sorprendente somiglianza con quelle dei disturbi psichiatrici. Il che non sorprende, considerando che l’amore coinvolge gli stessi sistemi che regolano l’ansia e la paura. Le caratteristiche dell’attrazione sono lo stato mentale alterato, come quando non si fa che pensare alla persona di cui siamo innamorati e ricordano le fasi alterne del disturbo bipolare: le persone hanno un aumento di energia, cambiamenti sia nell’appetito che nel bisogno di dormire, abbassamento del giudizio razionale o sbalzi d’umore in base alla reciprocità o meno da parte del partner. In pratica uno stato temporaneo di ‘follia’”.

Ma noi sappiamo che non siamo folli…

“Servono sei millisecondi per innamorarsi e 12 millisecondi per saperlo: vedo uno, non so chi è, e si accende di colpo l’amigdala, l’area più coinvolta nella decodificazione delle emozioni, che sequestra gran parte del cervello. In sei millisecondi, siamo pronti alla fuga o all’attacco. Sei millisecondi dopo, la corteccia ci dice: ‘scappa o rilassati’. In questo momento, la corteccia prefrontale, la nostra area decisionale, è spenta e noi siamo fregati”.

L’amore, alla fine, io l’ho definito “una paura senza paura”: abbiamo reazioni come se stessimo fronteggiando un pericolo ma contemporaneamente si attivano le aree del piacere, quelle che danno avvio alla produzione di dopamina e quelle che ci fanno stare bene quando siamo innamorati”.

Ipotizziamo che tutto vada bene. Entrambi sono innamorati.

“Si crea la coppia. E a questo punto, intervengono altri meccanismi per farci stare insieme all’altro. E sono gli stessi meccanismi che hanno innescato la dopamina che ci dà un piacere enorme, quasi una dipendenza. In particolare, interviene l’ossitocina, un’importante sostanza, prodotta dall’ipotalamo, quella zona del cervello dove si creano tutti gli ormoni, che ha il ruolo di collante in una coppia. L’ossitocina è detta ‘l’ormone sociale’ perché attenua tutte quelle reazioni pazzesche, di paura, trasformandole in quella gioia che abbiamo quando siamo innamorati e contraccambiati. Ma, da questo momento in poi, per restare innamorati a lungo serve… tanta volontà”.

Ci si ama, si fanno i figli ma spesso qualcosa si incrina…

“Entra in campo un’altra tendenza umana: la noia. L’amore non basta e per tenere viva una coppia servono impegno, dedizione, lacrime e sangue. Bisogna impegnarsi e cercare di non trascurare il partner, perché c’è un’altra nostra caratteristica che potrebbe prendere il sopravvento, la curiosità. Naturalmente abbiamo voglia di esplorare mondi e, forse, anche conoscere persone nuove. Ecco, quindi che può arrivare il tradimento. Quella “follia” dell’innamoramento ce la ricordiamo, sappiamo che ci dà gioia”.

TRADIMENTO

Si può realmente superare un tradimento?

“Si può superare: ci sono veri tipi di tradimento. Quello una tantum: può accadere perché non stai bene, sei stanco, hai un momento di crisi. In questo caso evitare di rivelarlo all’altro; si ha a che fare con un traditore seriale: è un immaturo, vive con il desiderio di riattivare sistematicamente quello stato di follia. Si sa che poi torna sempre a casa e quindi, anche in questo caso, meglio il silenzio e ignorare se si vuol mandare avanti la relazione; poi c’è il tradimento “serio”, la prova inequivocabile che il tuo compagno/a non ti ama più e quindi meglio dirlo e chiudere la relazione. Infine, c’è il traditore depresso, che prima di sprofondare nella gravità della patologia si convince di non amare più il coniuge, non sente l’affetto per i proprio cari e quindi cede alla tentazione. Per superare il tradimento serve come prima cosa decodificare, capire perché siamo stati traditi. Spesso c’è una concausa. Sapere cosa ha determinato il tradimento permette anche di recuperare la coppia”. Certo, serve un grande sforzo di analisi personale. Niente avviene per caso. Si deve riconoscere se ci sono delle responsabilità anche proprie. Perché ho permesso al mio partner di uscire tutte le sere? Perché lui andava a calcetto, in palestra, a cena con gli amici ed io non ho mai chiesto spiegazioni? Non mi sono accorta dei segnali di noia? È realmente così?”

C’è una prevenzione al tradimento?

“Tradire è facile, lo si fa anche stando a casa. Vengono persone che mi dicono - mio marito sta fisso al telefono, alla playstation, al pc…-. Io rispondo: - Stacchi la presa del pc o schiacci il telefonino - . Non ci si vede mai, ci si incontra la sera e tu permetti all’altro di chattare con gli amici, di stare al pc. - Oh bimbo…- , per dirla alla toscana. Far cessare questi atteggiamenti di isolamento e di noia sul nascere è fondamentale”. Le coppie vanno in crisi quando si annoiano. È bene mantenere vivo l’interesse dell’altro nei nostri confronti. Rompere la routine. Non come ha fatto un mio paziente che alla moglie che si lamentava: - Perché chatti, perché chatti- lui ha risposto: - Chatta anche te- . Sa com’è finita? La moglie l’ha lasciato. E sembrava anche un tipo sveglio! Si deve uscire insieme, pensare a star bene, rinchiudersi in camera e ritrovate l’intimità, guardare un film in casa, cucinare cose diverse, vestirsi in modo diverso. Fare ciò che porta a un cambiamento della routine. È necessario frequentare persone diverse e non sempre le solite amicizie, non stare ogni sera in ciabatte e tuta. La coppia, come dicono i musulmani, per sopravvivere non deve mai dimenticarsi della tenda. Vale a dire: ci sono i figli, ci sono le cose da fare, lo stress del lavoro ma c’è anche la coppia. E la tenda va chiusa”.

Dimenticare il tradimento: si può?

“Se è un’avventura è facile ricostruire, più di quanto si pensi. Una delle regole è: non parlarne più, è il passato, e non esiste più. Se siamo masochisti ci si pensa tutta la vita, ma allora è bene andare dallo psicoterapeuta. Il tradimento dà una reazione da lutto e come tale, se non diventa ossessione o depressione, si supera. Stare male per sei mesi o un anno è normale, oltre serve lo psicologo. Vale quello che si dice: l’amore lenisce tutte le ferite. Poi sta al traditore avere i comportamenti giusti. Un consiglio a chi ha tradito: mai, mai, mai fare confronti tra l’amante e il partner. E impegnarsi in tante piccole gentilezze. Anche se all’inizio saranno ignorate. Non arrendersi e non dimenticarsi degli anniversari e delle ricorrenze delle persone care. Le piccole attenzioni sono cose belle, a quelle più grosse ci pensa la natura”.

Non basta certo un fiore…

“Conosco storie di donne e uomini che stanno con due persone per decenni. Scoprirlo è molto duro e in questo caso se ne deve parlare apertamente. Un paziente mi disse: - Lei dottoressa mi chiede di scegliere, ma io non posso farlo: sarebbe come scegliere tra la mano destra o la mano sinistra- . In un caso come questo la scelta deve farla la donna. Si può anche accettare una relazione a metà, se lo si vuole. Deve essere chiaro cosa si desidera: in molti casi può essere più doloroso per una persona rinunciare a una condizione economica o uno status”.

Si deve indagare per cercare se il proprio partner tradisce?

“No, ci si rovina la vita. Poi ci si fissa perché il marito ha mandato un messaggio alla compagna di classe. È necessario avere fiducia nell’altro, sempre. Ricordo che sbirciare il telefono è anche un reato. Speriamo che non ci accada di essere traditi o di non venire a saperlo. E comunque, la fine di una relazione non è la fine del mondo: il cervello è fatto per amare, ri-amare e amare ancora. Nella vita non c’è un’unica persona con cui si sta bene”.

TRE DOMANDE CRUCIALI

LA VERITÀ? NON SIAMO MONOGAMI PER NATURA
“Direi che di base siamo animali curiosi. La monogamia è stata sancita dalla maggior parte delle culture e società. Direi anche che non siamo monogami, ci sono specie animali che lo sono sicuramente ma non lo siamo noi umani. Non è che con questo sdogano il tradimento che comunque crea tantissima sofferenza ma, va detto, c’è tradimento e tradimento. Ed io lo dico sempre: se il tradimento vale poco l’invito è alla bugia pietosa. A volte chi tradisce si sente così in colpa che butta addosso all’altro la verità. Rivelare un tradimento da poco è come buttare l’acqua calda bollente addosso all’altro".

CONFESSARE IL TRADIMENTO? SÌ O NO?
“Bisogna valutare sempre cosa fare: tradire o non tradire, rivelare o non rivelare. Ha senso rivelare un tradimento solo quando l’unione si considera finita e si vuole cominciare un’altra relazione. Il percorso di una coppia ha, oggi, anche un nemico che non era previsto: viviamo troppo a lungo, in buona salute e con un aspetto fisico diverso rispetto a quello dei nostri nonni. Ci sentiamo pieni di vita a 60 anni e questo crea ulteriori problemi rispetto al “vissero felici e contenti tutta la vita” che inseguiamo”.

E NEL TRADITO COSA SCATTA?
“Dipende dalla personalità di base: c’è chi accetta e chi perdona. Perché, forse, perdonare conviene sempre. Il traditore seriale è più difficile da perdonare ma, anche lì, dipende da quello che la coppia intende fare. Il traditore seriale è colui che è sempre più ancorato alle emozioni dell’innamoramento, ogni calo della passione lo vive come una noia, un problema della relazione abituale, e quindi cerca nuovi stimoli. La risposta, quindi, sta tutta in: ‘Voglio mandare avanti la relazione?’”.