Lo spettro dell’uomo forte sulle democrazie europee

Il contagio orientale insidia le sfibrate democrazie europee. Mentre con guerre tribali si contendono le risorse energetiche, le autocrazie imperiali seminano paura e instabilità anche all’interno del nostro mondo, quello che amiamo definire civile e avanzato. Gli effetti collaterali di una guerra mondiale combattuta a pezzi – secondo la definizione di Papa Francesco – mai dichiarata ufficialmente, sotto l’orrenda minaccia del terrorismo islamico, si riverberano su tutti i paesi europei. Deboli, divisi, senza prospettive. 
 
Gli eventi in Libia e in Asia minore hanno confermato ancora una volta l’inesistenza di una politica estera dell’Unione europea. Non è mai esistita e forse mai si affermerà. Le storiche capitali, imprigionate in un sovranismo fuori dal tempo, agiscono ciascuna convinta di difendere i propri interessi, accentuando nel disordine internazionale la debolezza di nazioni un tempo influenti. 
 
La Francia di Macron non sa garantire la pace (sociale) neppure all’interno dei propri confini. Il Regno Unito è più disunito che mai; persino Harry e Meghan scappano mettendo in scena un’avventurosa royalexit. La Germania appare paralizzata nell’attesa del difficile dopo-Merkel. L’Italia infine... inutile infierire sulle arcinote cose di casa. 
 
Nel grande disordine le vecchie democrazie di un’Europa senza voce subiscono le azioni veloci e spregiudicate degli autocrati di antichi imperi. Putin ed Erdogan dopo la Siria si spartiscono anche quel che resta della Libia. Iran e Arabia Saudita bruciano petrodollari e vite umane per contendersi l’egemonia nel mondo islamico in lotta tra sciiti e sunniti. Terre in cui la democrazia è sconosciuta, i diritti sociali e civili negati, le libertà imbavagliate. Segnate dalle figure dell’uomo forte al comando. 
 
In Europa invece dalla fine della seconda guerra mondiale in poi le generazioni sono cresciute nella convinzione che democrazia e pace fossero conquiste durature per sempre. Le abbiamo condivise con l’America e il sogno a stelle e a strisce. Ma nell’ultimo decennio queste certezze si sono incrinate sotto i colpi di una crisi economica devastante, di una globalizzazione senza regole, di flussi migratori provocati dalle guerre e dalla povertà. Si è spezzato il rapporto di fiducia tra classi dirigenti e masse popolari; le élite europee, quelle stesse che hanno garantito decenni di benessere e sviluppo, sono state additate come “nemiche del popolo” in un continuo cortocircuito tra una rappresentanza politica sempre più inadeguata a fronteggiare le questioni e un elettorato sempre più inquieto e scontento. Se le istituzioni democratiche non sono in grado di offrire una ragionevole prospettiva di futuro ai cittadini rischiano di dissolversi per consunzione. Ne viene messa in discussione la stessa sopravvivenza. È l’uovo del serpente pronto a schiudersi nel cuore dell’Europa. Mentre gli Stati Uniti di Trump guardano altrove, ultimo caposaldo di un mondo tradito. 

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