Parte la Serie A, così il calcio narcotizza le coscienze

Se non si trattasse dell’italico pallone lo avrebbero già chiuso da tempo a tripla mandata e buttato la chiave. Quale altra industria potrebbe permettersi di andare avanti con quattro miliardi di debiti, con ricavi che crescono poco e male e passività in costante impennata? Nessuna. Ma state pur tranquilli, non vi toglieranno mai il vero Capodanno del tifoso, quello che si celebra nella notte dell’attesa del ritorno del Campionato, anestetico di coscienze e al tempo stesso Viagra delle speranze perdute, sia quelle della propria squadra che non sia la Juventus sia quelle di veder tornare lo show a livelli accettabili.

Insomma, la Serie A è un vero e proprio Festival delle Illusioni ma è difficile rinunciarci, perché l’oppio dei popoli narcotizza le consapevolezze.


In pochi, infatti, realizzano che anche il mercato è fatto di rari soldi veri e di tante banconote del Monopoli, che vanno bene finché restano nel gioco. Fuori non valgono, perché sono finte. Finte come le plusvalenze che alimentano un mercato fatto di grandi cifre per illudere, il tappeto sotto il quale nascondere la polvere dei bilanci (reali, non quelli che vengono presentati) al limite del crac.

Nell’ultimo anno i club della Serie A hanno messo a bilancio 717 milioni di plusvalenze, cioè la differenza fra quanto è stato ricavato dalla vendita di un giocatore e quanto era stato pagato a suo tempo. Un grande imbroglio, per ora legale, ma sempre un grande imbroglio, spesso fatto di scambi improbabili come quello – tanto per fare un esempio – fra Inter e Sassuolo: da una parte arriva il gioiellino Stefano Sensi e dall’altra parte il carneade Marco Sala, reduce da 38 presenze in Serie C con l’Arezzo ma di proprietà nerazzurra, stravalutato cinque milioni per alzare surrettiziamente il valore anche dell’altro calciatore e poi finire subito in prestito all’Entella in Serie B per pochi spiccioli. Un po’ come lo strano scambio di terzini di riserva (Cancelo per Danilo) fra Juventus e Manchester City, “prezzati” 37 e 65 milioni, un distillato di follia. Ma l’aggiramento delle regole non si ferma a questo: ci sono le comode rate in cinque anni per ammortizzare le uscite di denaro ma al tempo stesso per mettere subito a bilancio le somme nella loro interezza quando sono in entrata. La stessa Federcalcio valuta formalmente nel 22% la quota di ipervalutazione dei calciatori e si è tenuta bassa.

I BILANCI DA “AGGIUSTARE” E LA MANNA PER I PROCURATORI

Insomma, il mercato ha una doppia funzione. Quella secondaria è alimentare i sogni dei tifosi; quella principale, anche se ai più non sembra, è aggiustare i bilanci più che le rose da mettere a disposizione dei tecnici.

Una grande bolla finanziaria che nessuno farà mai scoppiare. Chi ha in mano il cerino, le banche, sa che quei quattro miliardi di debiti in gran parte sono inesigibili ma si accontenta di far cassa con gli interessi. Perché altro, in questo contesto, non può fare. Se non assistere, poi, al fallimento di 150 società in 15 anni, soprattutto nelle serie minori, dove arrivano solo poche gocce del grande fiume di soldi che investe le big. Manca la capacità di guardare al “dopodomani”, resta l’ottusità di voler affamare quel movimento di base senza il quale i grandi calciatori non possono né nascere né crescere. La pay-tv ha dato poi il colpo di grazia, intasando ogni orario possibile immaginabile, e di fatto soffocando anche il botteghino.

Insomma, tutta roba che rasenta l’irragionevolezza ma che rischia di essere niente al confronto con le enormi risorse che vengono drenate da quelli che una volta erano i procuratori e che adesso si fanno chiamare “agenti”. Prendete l’affare De Ligt, passato dall’Ajax alla Juventus. La società bianconera lo ha pagato 75 milioni ma a passivo ne ha dovuti mettere 85,5 perché la commissione dovuta al procuratore Mino Raiola è di 10,5 milioni. Uno scandalo che non trova ribellioni, perché la Juve non è certo l’unica società che cede al “ricatto”, anche se è la sola fra quelle quotate in Borsa che almeno mette in piazza i conti. Sulle altre bisogna andare alle cifre diffuse dalla Federcalcio e così si scopre che nel 2018 l’Inter ha gettato in procure 24,9 milioni, la Roma 23, il Milan 16,7. L’intera Serie A ha buttato 172 milioni, il 18,6% di quanto ricava dai diritti tv.

LA FOLLIA DEL MERCATO APERTO A TORNEO INIZIATO

E non è detto che sia finita qui, che la somma non possa salire ancora, perché fra le follie c’è anche quella del mercato aperto a torneo iniziato. Si potrà vendere e comprare fino al 2 settembre, in tempo per mandare in scena due sfide. Con l’assurdità di un calciatore che gioca la prima partita contro la squadra con la quale disputerà la seconda. Se c’era una cosa buona della disgraziata gestione commissariale Malagò-Fabbricini-Costacurta, era proprio quella di chiudere il mercato con l’avvio del torneo. La nuova Federcalcio di Gabriele Gravina ha subito riportato le cose all’antico, cedendo alle pressioni della Lega di Serie A, animata dal desiderio di non avere troppi lacci e lacciuoli.

LE PESANTI COMPLICITÀ DEI DIRIGENTI DEL PALLONE

La vera domanda, fra le tante, da farsi è perché un Sistema che perde soldi continui a non ostacolare, se non a favorire, questa fuga di denari che sembra escano dal sistema? Volendo ci sarebbe da chiedersi se poi almeno una parte di questi soldi non rientrino in flussi incontrollabili.

Sarebbe stato semplice impedire tutto ciò. Le responsabilità partono dalla gestione oscura della Federazione mondiale di Sepp Blatter senza che il successore Gianni Infantino abbia provato a correggere alcunché. In pratica le commissioni per gli agenti non sono regolamentate. In più, qui da noi, dal dopo Calciopoli e fino al 2015 erano vietati i conflitti di interesse degli agenti, per i quali era impossibile seguire al tempo stesso allenatori e calciatori. Ora invece si può, con risultati abbastanza inquietanti. Antonio Conte è gestito dallo stesso procuratore, Federico Pastorello, di Romelu Lukaku, che chissà perché ha preferito l’Inter ad altre squadre. E allo stesso procuratore è legato Antonio Candreva, improvvisamente passato dal ruolo di riserva assoluta pronta per il mercato a titolare del precampionato. Un cortocuircuito che rischia di falsare i valori e che alimenta i sospetti, come ad esempio accadde nel 2004 per l’immeritata unica presenza di Stefano Bettarini in Nazionale, quando il ct era Giovanni Trapattoni e il suo agente Lele Mora, lo stesso della showgirl Simona Ventura, all’epoca moglie del calciatore.

Siamo all’assurdo che ci siano procuratori come Jorge Mendes, Jonathan Barnett e Mino Raiola che si portano a casa in un anno, rispettivamente, 100, 80 e 63 milioni di euro. Nel caso di Mendes più di Messi e Cristiano Ronaldo insieme.

IL SALASSO DELLE TV E I CONTI CHE NON TORNANO

Così nella disperata ricerca di soldi in ogni pertugio del sistema, ecco che l’oppio dei popoli porta le tv a strapazzare il telespettatore e il suo portafoglio. Senza quei soldi il calcio collassa, solo che adesso rischiano di farsi male le tv, fra crolli di abbonamenti e pirateria. La Lega di Serie A, oltre che a portare la Supercoppa in Arabia, terra dove le discriminazioni e gli omicidi di Stato dei dissidenti sono la regola, sta cercando il colpo della disperazione con una tv tutta propria e la compartecipazione di una società cinecatalana (MediaPro con qualche consulente con legami con vecchi gruppi di potere pallonaro) che promette tanti più soldi di quelli che adesso Sky e Dazn non riescono a recuperare con gli abbonamenti. Un mistero o forse un’ulteriore evoluzione di questa gigantesca catena di Sant’Antonio, dove alla fine i conti in qualche modo tornano ma rendono tutto quanto molto più vicino al wrestling, un misto fra esibizione atletica e teatro. In questo caso, più cinema di quart’ordine, che però continua a piacere a dispetto di tutto.

A questo punto, dunque, che dire se non che saltino i tappi dello champagne? E che il Capodanno dell’italico pallone, come sempre, abbia in gloria sogni e batticuori. Le speranze di un calcio migliore dovranno attendere. E purtroppo non saranno tempi brevi. —

twitter: @s_tamburini

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