La Commissione Ue: «Detenete i migranti irregolari»

Il diktat di Bruxelles: sarebbero un milione quelli da rimpatriare. Sanzioni ai Paesi che rifiutano i ricollocamenti. Nel frattempo la Corte di Lussemburgo non si esprime sull'intesa con la Turchia: «Non è un accordo dell'Ue, ma dei singoli stati membri». Amnesty: «Così l'Unione si lava le mani»

ROMA. Chi si oppone al rimpatrio deve essere detenuto. La raccomandazione arriva dalla Commissione europea e riguarda anche i migranti che «rifiutano di collaborare nei processi di identificazione». La Commissione ha promesso 200 milioni di euro in più proprio per accelerare il processo. «Italia e Grecia avranno il nostro pieno sostegno nel creare i centri di detenzione», ha dichiarato il commissario europeo Dimitris Avramopoulos. «La direttiva sui rimpatri prevede sei mesi per la permanenza in questi centri - ha aggiunto - ma può essere prolungato fino a 18 in casi molto speciali. Questi centri non devono essere considerati come campi di concentramento. Tutto avviene nel pieno rispetto dei diritti umani». Secondo una stima della Commissione sarebbero circa un milione i migranti irregolari da rimpatriare verso i Paesi di origine di transito. Il calcolo è basato sulla percentuale di richieste d’asilo accettate nei primi tre trimestri del 2016: circa il 57% di quelle presentate. Ma il rischio detenzione illegittima è dietro l’angolo: l’avvocato Asgi Dario Belluccio racconta di denunce di minori «trattenuti per mesi nell’hotspot di Taranto, che è un buco nero, dove gli avvocati non possono entrare». Recentemente, denuncia la collega Anna Brambilla, che si occupa delle frontiere, diversi migranti, in transito e non, sono stati trasferiti da Como e da Ventimiglia a Taranto per quella che la polizia chiama «operazione di alleggerimento delle frontiere». Alcune associazioni hanno parlato di rastrellamenti.

Altro grande tema del piano di azione della Commissione Ue è quello dei ricollocamenti. Entro settembre dovrebbero essere 160mila i migranti trasferiti negli altri 26 Paesi membri dell’Ue, a un ritmo mensile di circa 3mila persone dalla Grecia e 1.500 dall’Italia. Ma le operazioni procedono a rilento: a febbraio è stata raggiunta la quota “record” di 1.940. Sono passati 17 mesi dall’inizio del programma e il totale dei trasferimenti, rispetto all’obiettivo, è da brividi: 13.546, di cui 3.936 dall’Italia e 9.610 dalla Grecia. Solo Finlandia e Malta sono in regola con gli impegni. Austria, Polonia e Ungheria hanno rifiutato ogni tipo di partecipazione. La Commissione ha minacciato sanzioni per i Paesi che non manterranno gli obblighi.

In casa Italia, mentre il premier Gentiloni promette «un documento che darà prospettiva di dieci anni all’Ue» per la celebrazione dei 60 anni dei trattati di Roma del 25 marzo, il ministro Alfano individua la soluzione negli «accordi con gli altri paesi del Mediterraneo». La “madre” di tutte le intese, però, quella con la Turchia, è stata appena sconfessata dalla Corte di giustizia Ue la quale, evitando di pronunciarsi sul ricorso di tre profughi respinti dalla Grecia nel Paese di Erdogan, ha affermato che quello con Ankara non è un accordo comunitario, ma un atto dei singoli Stati membri in ambiti nazionali. Amnesty International ha parlato di un «inganno insito nell’accordo: prima i leader europei fingono che la Turchia sia un Paese sicuro per respingere rifugiati, poi si lavano le mani da ogni coinvolgimento quando questo affare sbagliato è sotto il microscopio».

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