Pd, manovra già in aula: entro 24 ore il voto di fiducia

Le dichiarazioni di voto cominceranno alle 12 di mercoledì 7 dicembre e la prima chiama è prevista per le 14.30. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha accettato di "congelare" le proprie dimissioni in attesa dell'ok alla manovra. E la Consulta fissa per il 24 gennaio la discussione sull' Italicum

ROMA. Voto di fiducia domani in Senato sulla legge di bilancio. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo a maggioranza. La prima chiama dei senatori inizierà alle 13.30. Il timing dell'approvazione della legge di bilancio previsto vede i senatori in aula domani a partire dalle 9.30 dove si esamineranno e voteranno le eventuali questioni pregiudiziali. Quindi si avvierà discussione generale fino a che il governo non porrà la questione di fiducia, quindi la chiama dei senatori.

Domani voto fiducia in Senato, prima chiama 13.30. Verso le 14,40, conclusa la votazione per appello nominale, inizierà la votazione elettronica sulla seconda sezione della manovra. Si tratta di 18 articoli, dal 2 al 19, e verranno votati anche i relativi emendamenti: gli articoli dal 2 al 17 riguardano gli stati di previsione dei ministeri, il 18 'disposizione diverse' e il 19 l'entrata in vigore della legge.

Mattarella annulla impegni di domani a Milano. Gli impegni che il presidente Sergio Mattarella aveva in programma nella giornata di domani a Milano sono stati annullati - si è appreso - per seguire gli sviluppi della situazione politica. Il presidente della Repubblica avrebbe dovuto iniziare la sua giornata milanese visitando l'Icam, l'istituto a custodia attenuata per madri con prole.

Successivamente era prevista una sua visita alla Comunità nuova di don Gino Rigoldi, storico cappellano del carcere minorile Beccaria. La sera, infine, il presidente della Repubblica avrebbe dovuto fare gli onori di casa dal palco Reale alla prima della Scala. Un appuntamento a cui non aveva partecipato nemmeno lo scorso anno data la concomitanza con l'apertura, solo il giorno successivo, del Giubileo a Roma.

Italicum: udienza Consulta il 24 gennaio. Intanto la Corte costituzionale ha fissato per l'udienza del 24 gennaio 2017 la discussione sulle eccezioni di costituzionalità sollevate sull'Italicum. Il presidente della Corte, Paolo Grossi, ha dunque oggi fissato la nuova data per l'avvio del vaglio della legge elettorale: nel settembre scorso Grossi aveva disposto il rinvio dell'udienza - inizialmente fissata per il 4 ottobre - per attendere l'esito del referendum sulle riforme.

La Consulta è chiamata ad esaminare i punti cruciali dell'Italicum: dall'attribuzione dei seggi, al premio di maggioranza, all'ipotesi di ballottaggio, ai capilista bloccati. A trasmettere gli atti alla Corte affinchè vagli la legittimità dell'Italicum, sono stati, sinora, quattro tribunali (Messina, Torino, Genova e Perugia).

Lega, data Consulta irricevibile. La Lega Nord, alla luce della riunione con Matteo Salvini per discutere sulla situazione politica, chiede "ufficialmente alla Consulta di anticipare entro l'anno la sentenza sulla costituzionalità dell'Italicum". Sono i capigruppo della Lega Nord, Gianmarco Centinaio e Massimiliano Fedriga, a spiegare, al termine dell'incontro dei gruppi, nel pomeriggio alla Camera, che "la data annunciata del prossimo 24 gennaio è folle perchè dopo il voto popolare sul referendum, che ha dato indirizzo di forte cambiamento, tenere il Paese in stallo per tutto questo tempo non è ammissibile". "Serve un governo forte che può uscire solo da un voto popolare, altre proposte - proseguono - sono irricevibili: servirebbero solo a tenere in vita una classe dirigente bocciata dai cittadini".

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Italicum: tutti i nodi al vaglio della Consulta. Dopo la consultazione referendaria e la vittoria del No sulle riforme costituzionali, l'attenzione torna a farsi concreta sul nodo Italicum: la legge elettorale attende il vaglio dei giudici della Consulta, che arriverà il 24 gennaio, dopo il rinvio, disposto dal presidente della Corte Paolo Grossi, dell'esame delle questioni di legittimità inizialmente fissato per il 4 ottobre scorso.

Un vaglio che, presumibilmente, avverrà a plenum incompleto: è più che improbabile che il Parlamento abbia il tempo utile per la nomina del giudice mancante, dopo le dimissioni, avvenute circa un mese fa, di Giuseppe Frigo, eletto membro della Consulta dalle Camere nel 2008 su indicazione del centrodestra.

Sul tavolo dei 'giudici delle leggi', che già nel dicembre 2013 si trovarono a trattare la delicata materia della legge elettorale - in quell'occasione bocciarono il 'Porcellum', dando anche indicazioni su possibili strade da seguire - diverse questioni di legittimità sollevate da 4 tribunali (Messina, Torino, Perugia e, da ultimo, due settimane fa, quello di Genova).

Il presidente Grossi ha affidato da tempo il fascicolo sull'Italicum al giudice relatore Nicolò Zanon, ex assistente di Valerio Onida, ex laico di centrodestra al Csm, docente di diritto costituzionale alla Statale di Milano, nominato alla Corte da Giorgio Napolitano nel novembre 2014. Con le loro ordinanze, i 4 tribunali chiedono alla Consulta di affrontare gli snodi cruciali della nuova legge elettorale: sotto la lente dei giudici ci saranno dunque le liste dei candidati da presentare in 20 circoscrizioni elettorali suddivise in 100 collegi plurinominali (con disposizioni particolari per Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige), l'attribuzione dei seggi su base nazionale "con il metodo del quoziente intero e dei più alti resti", la soglia di sbarramento al 3%, il premio di maggioranza e l'ipotesi ballottaggio.

In proposito, la legge elettorale prevede l'attribuzione di 340 seggi alla lista che ottiene, su base nazionale, almeno il 40 per cento dei voti validi. In mancanza di questo, tali seggi vengono attribuiti alla lista che prevale in un turno di ballottaggio con il maggior numero di voti.

La Corte, poi, dovrà valutare se vi sia una violazione dei principi costituzionali nella previsione del blocco misto di liste e candidature: l'Italicum è stato impugnato, infatti, anche nel punto in cui prevede che "sono proclamati eletti, fino a concorrenza dei seggi che spettano a ciascuna lista in ogni circoscrizione, dapprima i capilista nei collegi, quindi i candidati che hanno ottenuto il numero di preferenze".

Il vaglio di legittimità riguarderà, infine, la previsione che attribuisce al capolista eletto in più collegi plurinominali la facoltà di compiere liberamente la sua opzione (salvo il termine di 8 giorni per comunicare la sua scelta al presidente della Camera, altrimenti si procede con sorteggio), nonchè la disposizione che prevede l'applicazione delle nuove norme sull'elezione della Camera dei deputati a partire dal primo luglio 2016.

Una delle ordinanze, quella del tribunale di Messina, tocca anche un punto di ciò che resta del 'Porcellum' dopo la bocciatura della Corte: il tema è la soglia di sbarramento per il Senato più elevata rispetto a quella prevista per la Camera.