No al referendum, il M5S prepara la squadra di governo

Beppe Grillo

Grillo prova a disinnescare le divisioni interne: «Avanti compatti». E sulla legge elettorale ok a Italicum corretto per Senato

ROMA. L’euforia della vittoria non è stata ancora smaltita. In casa M5S il trionfo del No al referendum, sopra ogni previsione, ha regalato un entusiasmo tale da guardare con ottimismo al futuro e pensare a un esecutivo pentastellato, tanto che si ragiona già sulla squadra di governo. Adesso infatti è il momento di incassare la vittoria, ma per farlo bisogna superare le divisioni interne esplose dopo l’elezione del sindaco Virginia Raggi e negli ultimi tempi in seguito al caso delle firme false di Palermo.

Per questo Beppe Grillo, che ieri ha sentito diversi esponenti, ha raccomandato a tutti di non dividersi in fazioni e correnti: «Ora avanti compatti, niente scherzi. Dovete essere uniti, c’è uno spiraglio per andare al governo».

Questa sera ci sarà una riunione dei deputati e dei senatori con all’ordine del giorno anche le sospensioni di alcuni parlamentari coinvolti nella vicenda siciliana e c’è chi teme che vengano fuori contrapposizioni. Così è probabile che ci si concentri di più sul voto referendario e a cosa fare nell’immediato, quando anche i Cinque Stelle saranno chiamati al Quirinale per le consultazioni con il capo dello Stato, Sergio Mattarella.

Niente tavoli e niente trattative. Resta questa la linea del Movimento. Quindi, «elezioni subito», al massimo a marzo o aprile. I pentastellati ribadiscono: «Non facciamo alleanze di alcun tipo, non siamo uguali a Lega Nord e Forza Italia e non parteciperemo a nessun governo di scopo», sostiene Roberto Fico. E anche Luigi Di Maio rifiuta «governicchi», nonostante nel Movimento ci sia qualcuno tentato dall’idea di prendere tempo, rimandando le elezioni al 2018.

Ma il vero problema, quello incombente, per i grillini, si chiama “legge elettorale”. Per questo ieri Di Maio, Di Battista, l’uomo delle riforme di M5S Danilo Toninelli e il senatore Vito Crimi si sono incontrati per poi pubblicare un post con un nuovo cambio di passo rispetto alle dichiarazioni del post vittoria. La virata grillina è stata infatti in due tempi, anzi in tre. Dopo aver sempre combattuto l’Italicum, la legge elettorale voluta dal Pd e da Ncd, Grillo, nelle prime ore dopo la vittoria del No, ha spiegato che la cosa più veloce, realistica e concreta per andare subito al voto è andarci con una legge che c’è già: l’Italicum. Mentre, per il Senato - sempre parole del leader- la proposta era di «applicare dei correttivi per la governabilità alla legge che c’è già: il Consultellum». Dopo la riunione di ieri è arrivata un’altra versione. Stavolta a comunicarla sono stati Toninelli e Crimi che hanno spiegato che si può votare con l’Italicum anche per il Senato. Ma con delle modifiche correttive.

«Si tratta di un passaggio formale, in cinque giorni si può fare tutto e andare al voto», si ostinano a dire dal Movimento, che non si è opposto al congelamento delle dimissioni di Matteo Renzi perché è «giusto approvare una legge di Bilancio che genera conseguenze anche fuori dall’Italia». L’importante, viene spiegato ancora, è che non passi più di una settimana, che si modifichi in cinque giorni la legge elettorale e che si vada ad elezioni. Tuttavia la strada è tutt’altro che semplice. Dentro e fuori il Movimento.

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