Terremoto, quel dato falso che sembra vero. Ed è subito complotto

Com’è possibile che, per una buona mezz’ora dopo l’evento sismico del 30 ottobre 2016, sia circolato su siti e notiziari televisivi quel dato di magnitudo 7.1, rivelatosi poi errato per eccesso? A ricostruire l’accaduto ci hanno pensato Arianna Ciccone e Antonio Scalari di Valigia Blu, attraverso una verifica incrociata di fonti. Risultato: informazione fasulla. Ma intanto abbiamo dato linfa ai complottisti

Nel mondo realmente rovesciato, scrivevaGuy Debord nel suo saggio “La società dello spettacolo”, il vero è un momento del falso. La citazione sembra perfetta per inquadrare quanto accaduto nelle ultime 48 ore a margine del terremoto. Un’informazione falsa, diffusa con leggerezza - la presunta magnitudo 7.1 della scossa -, ha contribuito ad alimentare una convinzione altrettanto falsa – e cioè che il governo abbassi di proposito l’intensità di un sisma per non dover risarcire i danni -, ma legittimata dalla teoria del complotto, la cui lente deforma e rovescia la realtà, rendendo lampante per gli eletti ciò che gli altri non vogliono o non riescono a vedere.

Se appartenete agli eletti, a quelli che “la verità è diversa da come ce la vogliono raccontare”, questo articolo non fa per voi. Né vi interesserà conoscere gli esiti di uno studio accademico curato dall’istituto IMT di Lucca, secondo il quale è inutile cercare di smontare le teorie del complotto, perché è impossibile convincere i complottisti di essere in errore: le loro certezze continueranno a rafforzarsi secondo il pregiudizio della conferma, che trasforma ogni prova contraria in una ulteriore dimostrazione del complotto stesso.

Ma se invece siete tra coloro che coltivano l’arte del dubbio, allora abbiate la pazienza di leggere queste righe. Com’è possibile che, per una buona mezz’ora dopo l’evento sismico, sia circolato su siti, social media e notiziari televisivi quel dato di magnitudo 7.1, rivelatosi poi errato per eccesso? A ricostruire l’accaduto ci hanno pensato Arianna Ciccone e Antonio Scalari di Valigia Blu, attraverso una verifica incrociata di fonti che rende il loro lavoro attendibile.

Alle 7,47 di domenica mattina, 7 minuti dopo l’evento sismico, l’agenzia di stampa internazionale Reuters ha battuto nel proprio circuito un lancio dal titolo: “Terremoto di magnitudo 7.1 colpisce l’Italia centrale”. L’agenzia citava come fonte del dato l’Usgs, United States Geological Survey, istituto statunitense che monitora in tempo reale i terremoti in tutto il pianeta. Nel giro di pochi minuti quel dato, 7.1, è stato rilanciato su Twitter da diversi media internazionali. Anche i telegiornali italiani, in diretta, hanno citato quella cifra, accreditandola. Poco dopo le 8 però lo stesso Usgs si è fatto vivo su Twitter, attribuendo al terremoto italiano l’intensità di 6.6. Ciò non è bastato a sollevare dubbi sul dato iniziale.

Ad aumentare il disorientamento è arrivata la prima stima dell’Ingv, l’Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia italiano, i cui strumenti avevano rilevato un’intensità provvisoria di 6.1, molto inferiore rispetto al 7.1 iniziale. A questa differenza così evidente si è aggrappata la teoria del complotto, che ha avuto in una senatrice dei Cinquestelle la sua testimonial più nota, ma che si è propagata nella mente, nelle case e nei bar di molti italiani.

Ma, come Valigia Blu ha documentato contattando l’Usgs, quel dato di 7.1 non è mai stato diffuso dall’istituto americano. Quanto invece all’Ingv, la sua seconda stima è stata invece rivista al rialzo e fissata a 6.5, cioè sostanzialmente allo stesso livello della prima e unica stima Usgs. Va precisato che in questo caso non si tratta di una correzione del dato precedente, ma solo di una misurazione diversa: la prima, esclusivamente strumentale, è "magnitudo Richter", la seconda, frutto di una stima successiva, è "magnitudo momento". Ed è più accurata soprattutto per i terremoti di intensità superiore a 6, come spiega lo stesso Ingv.

Come detto, questa spiegazione non interessa ai complottisti ma aiuta tutti noi che siamo contemporaneamente produttori, distributori e consumatori di informazioni, a muoverci con maggiore consapevolezza. Il primo insegnamento è che nemmeno la più autorevole delle agenzie di stampa è al riparo da errori: una notizia va sempre verificata alla fonte, se possibile.

La seconda indicazione è che il tempo trascorso è direttamente proporzionale alla precisione della notizia: quando la condividiamo e diffondiamo, conviene tenerlo presente. Infine, c’è da chiedersi perché un dato falso, anche quando viene smontato, conservi intatto il suo fascino e una credibilità quasi superiore rispetto al dato vero che lo smentisce, constatazione che deve farci riflettere sulla responsabilità che ci assumiamo quando, anche in modo involontario, diffondiamo una bufala.