Riforma costituzionale, ddl Boschi passa alla Camera

Il sottosegretario ai Trasporti Umberto Del Basso De Caro e il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi

Sono stati 361 i sì, 7 i no. La riforma assume un assetto definitivo: la fiducia al governo verrà espressa solamente da Montecitorio

ROMA. La Camera ha approvato il disegno di legge Boschi sulla riforma della Costituzione con 361 sì, 7 no, 2 astenuti. Non hanno votato i deputati dell'opposizione.

Cosa cambia. Con il voto espresso da Montecitorio, la riforma della Costituzione assume un assetto definitivo, in base al quale la fiducia al governo verrà espressa solamente dalla Camera, mentre il Senato vedrà ridotta la propria competenza legislativa piena alle riforme e le leggi costituzionali, potrà chiedere alla Camera di modificare le leggi ordinarie, ma tale richiesta potrà essere ignorata. Siederanno a Palazzo Madama 100 senatori: 74 espressi dai Consigli regionali indicati dai cittadini in occasione delle relative elezioni, 21 sindaci e cinque nominati con un mandato di sette anni dal Capo dello Stato. Il governo potrà quindi contare sulla discussione dei disegni di legge in tempi certi (e verrà limitato il ricorso alla decretazione d'urgenza). Cambieranno anche le norme sul federalismo con materie come energia, infrastrutture strategiche e protezione civile che torneranno tra le competenze dello Stato. Verranno abrogati il Consiglio nazionale dell'economia e del llavoro e le Province.
 
I senatori Regione per Regione. Ben 10 Regioni avranno due soli senatori nel nuovo Senato previsto dal ddl Boschi, uno dei quali sarà un sindaco, e uno solo sarà un consigliere regionale "scelto" dagli elettori. Il dato deriva dalla ripartizione dei seggi in base all'ultimo censimento, effettuato nel 2011. La Lombardia, con i suoi 14 senatori sarà la regione con il maggior peso specifico. La Riforma prevede un Senato composto da 95 "senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica". Dei 95 senatori eletti, 21 sono scelti tra i sindaci, e gli altri 74 nell'ambito dei Consigli Regionali, sulla base delle indicazioni degli elettori (la specifica legge elettorale dovrà essere successivamente varata). Il numero dei senatori di ciascuna regione dipende dal peso demografico, con il limite minimo di due senatori per Regione, cosa che premia le Regioni molto piccole come Val d'Aosta e Molise, e danneggia le medie come Marche e Liguria. Ecco la ripartizione dei seggi.
 
 
 
Le reazioni e i commenti. "Una giornata storica per l'Italia, la politica dimostra di essere credibile e seria. Adesso noi chiederemo il referendum - spiega il premier Matteo Renzi da Teheran - La politica ha dimostrato che riforma sé stessa e la democrazia vince. Mano tesa all'opposizione ma questo governo non si ferma, non si blocca. È una questione di serietà. Questo governo è convinto nelle riforme - sottolinea Renzi - non abbiamo nessun timore o paura che il referendum sia personalizzato. I cittadini voteranno per cambiare, lo vedremo. Mi ricordo i sorrisetti di chi diceva che le riforme non andranno in porto, la politica ha riformato se stessa. Spero che questo spirito alimenti anche gli altri, che i sindacati sappiano riformare se stessi".
 
"Con il voto di oggi siamo giunti al termine di un percorso parlamentare lungo e travagliato - spiega la presidente della Camera Laura Boldrini - Ora la parola passa ai cittadini che, con il referendum del prossimo autunno, esprimeranno la loro opinione sulla riforma della Costituzione. Il mio auspicio è che si sviluppi un confronto pacato, sul merito delle decisioni prese. Per questo ritengo che sarà più che mai necessaria un'informazione puntuale sul contenuto del referendum".
 
Bisogna adesso "riaprire il capitolo della legge elettorale per la Camera - si legge in un documento firmato da Roberto Speranza, Gianni Cuperlo e Sergio Lo Giudice, che guidano le tre aree della minoranza Pd - Legge da rivedere nel capitolo su consistenza e modalità di attribuzione del premio di maggioranza, sul nodo dei capolista plurimi a rischio di costituzionalità e su quelli bloccati. D'altronde è in corso una raccolta di firme per i referendum che chiedono di modificare l'Italicum".