Giovani affamati di tecnologia: che ruolo hanno i genitori?

Bambini e adolescenti ormai crescono a pane e smartphone: come aiutarli a gestire i nuovi strumenti nel modo giusto? Ne abbiamo parlato con Adelia Lucattini, psichiatra psicoterapeuta e psicoanalista

La chiamano “net generation” (generazione internet) o “touch generation” (generazione interattiva), e i termini sono entrambi azzeccati: l’ultima generazione di bambini e ragazzi informatizzati, nati e cresciuti con i mezzi informatici e la rete, si sta infatti avviando rapidamente a diventare la futura classe dirigente e lavoratrice nei Paesi sia industrializzati che emergenti. Il mondo è in rapido sviluppo, in espansione, e loro sono il simbolo di questa corsa inarrestabile.

«Questi giovani – spiega Adelia Lucattini, psichiatra psicoterapeuta e psicoanalista – sono oggetto di continuo interesse da parte di sociologi e psicologi, sempre bisognosi di trovare nuove classificazioni capaci di adattarsi ai cambiamenti repentini nell’utilizzo degli strumenti tecnologici. In realtà forse dovremmo chiederci quale sia il ruolo degli adulti, dai genitori agli insegnanti, rispetto all’impatto che questi cambiamenti hanno su bambini e adolescenti».

Meno etichette insomma, e più comprensione del fenomeno. In Italia, secondo la ricerca “Tempo del web. Adolescenti e genitori online” realizzata da Sos Il Telefono Azzurro Onlus in collaborazione con Doxakids, un adolescente su quattro è sempre connesso e secondo un’indagine dell’agenzia Childewise riportata dalla Bbc, inoltre, il 60% dei giovani ormai guarda la televisione attraverso laptop, telefonini e tablet. Che cosa possono fare gli adulti per aiutare i giovani a usare questi strumenti in modo oculato?

«Innanzitutto – continua la dottoressa Lucattini – è bene precisare che bambini e adolescenti sono nati con la tecnologia, per loro telefonini e tablet sono giochi come gli altri, stanno nel paniere insieme alle costruzioni, alle bambole, alle macchinine, agli orsacchiotti e a tanti altri giochi che da sempre sono a loro disposizione, secondo le possibilità economiche delle famiglie e in base alle scelte educative dei genitori, senza dimenticare i gusti del piccolo, ovviamente. Il ruolo degli adulti è quello di veicolare il significato o di offrire un significato a quello che questi oggetti, questi “nuovi giocattoli”, rappresentano, così da trasformarli in un strumento, anzi in un mezzo educativo capace di portare conoscenza, esperienza e sapere, utilizzando semplicemente un linguaggio e una metodologia diversa rispetto ai mezzi di comunicazione tradizionali».

Il punto di riflessione da cui partire è che tutta questa tecnologia che i nostri bambini si trovano a utilizzare, usufruendone fin da piccoli, è pensata, programmata, prodotta e commercializzata da adulti che ne conoscono perfettamente il significato, le potenzialità e l’utilizzo, adulti che provengono da una realtà diversa, che hanno inventato e programmato i computer e la rete e che tuttora ne tengono le redini.

«Sarebbe un errore pensare – continua la dottoressa Lucattini – che i bambini e i ragazzi della “net e touch generation” siano in qualche modo responsabili dell’uso che fanno dei mezzi che sono messi a loro disposizione. Sarebbe come dare una pistola giocattolo a un bambino senza spiegarli che i piombini di plastica possono ferire, e colpevolizzandolo poi perché ha colpito un compagno troppo da vicino o si è ferito, come spesso capita, poiché non ha considerato la traiettoria del piccolo proiettile».

Un gioco piacevole e innocuo può insomma diventare pericolosissimo se dato incautamente e senza sorveglianza in mani inesperte. «Esopo che era solito scrivere una morale nelle sue “favole”, che cosa direbbe in quest’occasione? Attenzione a lasciare da soli i nostri figli con degli oggetti pensati, prodotti e commercializzati per loro da adulti che non si preoccupano dell’utilizzo che ne viene fatto», conclude Lucattini.

È dunque compito dei genitori e degli educatori che accompagnano bambini e ragazzi nella crescita addestrarli a un utilizzo positivo dei mezzi, accompagnarli nella progressiva confidenza dei vari significati e modi di impiego di questi strumenti, e infine proteggerli dai pericoli ormai ben conosciuti che si nascondono all’interno della rete, e rispetto ai quali sono necessarie continue attenzioni e sorveglianza.

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