Analgesici nei bambini: guida pratica

In base a quale criterio e in che dosi vengono somministrati gli analgesici? Ne abbiamo parlato con due esperte, chiedendo loro di farci anche degli esempi pratici: la sintesi è somministrare con giudizio, evitando gli abusi e con la massima attenzione alle dosi: non è vero che “più e meglio”, le controindicazioni possono essere devastanti

Il concetto di dolore e quello di infanzia si sposano, da sempre, con qualche difficoltà, sia nell’immaginario collettivo (a nessuna persona sana di mente piace immaginare né tanto meno vedere un bambino che soffre) sia nella pratica, poiché tutti sappiamo quanto sia complicato far sopportare il malessere fisico a un bambino. Che succede, dunque, quando un bambino finisce al pronto soccorso? Come viene curato il suo dolore? E soprattutto, in base a quale criterio e in che dosi vengono somministrati gli analgesici? Ne abbiamo parlato sul nostro giornale solo qualche giorno fa, riportando i dati dell’indagine Piper (Pain in pediatric emergency room) Weekend sulla somministrazione di antidolorifici ai bambini: dallo studio emergono luci e ombre, e abbiamo dunque pensato di approfondire la questione consultando due esperte.

La regola del buon senso. «Il dolore – spiega Susanna Esposito, infettivologa pediatra del policlinico dell’università degli studi di Milano – non è mai qualcosa di positivo, soprattutto nel bambino, e non va quindi sopportato ma trattato adeguatamente. Nei casi in cui insorga la febbre, accompagnata da sintomi sistemici come malessere generale e spossatezza, esso va sempre valutato e, se presente, alleviato con i farmaci di riferimento che, secondo le linee guida in età pediatrica per il trattamento del dolore lieve o moderato, sono il paracetamolo e l’ibuprofene. Sono presidi equivalenti, ma l’uso alternato non è indicato perché non aumenta l’efficacia, al contrario può determinare un maggiore rischio di effetti collaterali. La dose degli antipiretici deve essere calcolata in base al peso del bambino e non all’età. È raccomandata una prescrizione attenta per evitare ogni abuso. Non è vero che “più è meglio”: dosi eccessive di paracetamolo possono causare danni al fegato (epatotossicità) e dosi massive di ibuprofene possono determinare problematiche gastriche (gastrite emorragica) e danni ai reni (nefrotossicità)».

La terapia del dolore. Secondo l’indagine, nel 95% dei casi i genitori sono abbastanza o molto soddisfatti di come la condizione dei figli viene gestita da medici e infermieri; in genere i baby-pazienti lasciano l’ospedale senza dolore o con meno male (77% dei casi), mentre solo il 23% viene dimesso lamentando la stessa sofferenza che provava all’arrivo accesso. Ma c’è ancora da fare, considerando che soltanto in un caso su quattro (25%) si procede alla misurazione dell’intensità dolorosa, che in meno della metà dei casi (47%) viene somministrato un farmaco antidolorifico e che solo una volta su due ciò avviene nei primi 20 minuti. «Un conto – spiega Adelia Lucattini, psichiatra psicoterapeuta e psicoanalista – è la terapia del dolore nei centri specializzati, dove ci sono protocolli precisi e ben avviati, e un conto è quella effettuata “a casa” o “a scuola”, dove magari il dolore viene sottovalutato o non considerato abbastanza o confuso con i capricci. Fondamentale è sensibilizzare i genitori sul dolore dei bambini, sia esso fisico, psichico, somato-psichico, in modo da intervenire presto e non lasciarli soffrire inutilmente».

Qualche esempio pratico. Normalmente, spiega ancora la psichiatra, arrivano al pronto soccorso bambini con otite catarrale, peggiorata dopo almeno tre notti di insonnia a causa del dolore: in casi come questo i piccoli giungono all’ospedale stremati, e così i loro genitori. «Ai bambini a cui nascono i primi dentini – continua l’esperta – è bene dare subito un anestetico locale in gel sulle gengive e la giusta dose di paracetamolo la notte per farli dormire, mentre, in caso di mal di testa, è bene procedere ad un massaggio rilassante, effettuato magari in un ambiente in penombra, in assenza di rumori forti, e, se necessario, somministrare loro paracetamolo a dose propria per il peso del bambino. Se invece si tratta di posizionare apparecchi ortodontici, durante le prime 48 ore i bambini dovrebbero assumere paracetamolo di giorno per poter mangiare e la notte per dormire; in caso di fratture e contusioni, infine, una volta tornati a casa i genitori dovrebbero attenersi alle indicazioni farmacologiche (prescrizioni) dei medici, senza non lasciar soffrire inutilmente i loro piccoli».

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