Istat: Italia in crescita e più ottimista, ma non al Sud

Disuguaglianze e contrapposizioni nel rapporto Bes dell'istituto di statistica. Aumenta la quota di italiani convinti che la situazione migliorerà, ma il divario tra il 20% più ricco e il 20% più povero si allarga ancora

L'Italia è in crescita ed è più ottimista rispetto agli anni della crisi. C'è anche una leggera riduzione delle famiglie che fanno fatica ad arrivare a fine mese. Ma rimangono forti disuguaglianze. Il benessere infatti non arriva a tutti, a cominciare dal Sud e dai giovani ancora troppo emarginati dal mondo del lavoro. E' il ritratto che emerge dalla terza edizione del “Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (Bes 2015) presentato il 2 dicembre dall'Istat.

Redditi. Aumentano il reddito disponibile (dello 0,7% nel 2013 e dello 0,1% nel 2014) e il potere d’acquisto; cresce la spesa per consumi finali, anche se in misura più limitata in conseguenza del lieve aumento della propensione al risparmio. Però crescono le disuguaglianze nella distribuzione: il rapporto tra il reddito posseduto dal 20% della popolazione con i redditi più alti e il 20% con i redditi più bassi raggiunge il 5,8, dal 5,1. Sempre meno famiglie mettono in atto strategie per il contenimento della spesa mentre è più elevata la quota di quelle che tornano a percepire come adeguate le proprie risorse economiche. Il rischio di povertà e soprattutto la povertà assoluta hanno smesso di aumentare (dal 4,4% del 2011 sale al 7,3% nel 2013, per riscendere al 6,8% nel 2014); mentre la grave deprivazione diminuisce per il secondo anno consecutivo, attestandosi sui livelli del 2011 (11,6% le persone in famiglie con grave deprivazione).

Situazione al Sud. Il Mezzogiorno, oltre ad avere un reddito medio disponibile pro capite decisamente più basso del Nord e del Centro, è anche la ripartizione con la più accentuata disuguaglianza reddituale: il reddito posseduto dal 20% della popolazione con i redditi più alti è 6,7 volte quello posseduto dal 20% con i redditi più bassi mentre nel Nord il rapporto è di 4,6.

Povertà. La percentuale di persone in famiglie che arrivano a fine mese con grande difficoltà torna a scendere, ma il disagio delle persone con gravi difficoltà economiche non si attenua: la ripresa non raggiunge le famiglie in situazioni di "grave deprivazione materiale". Si tratta di una serie di situazioni che limitano fortemente il benessere: il 15% della popolazione maggiore di 16 anni (il 20,6% della popolazione del Mezzogiorno) non può permettersi di sostituire gli abiti consumati, un quinto non può svolgere attività di svago fuori casa per ragioni economiche, un terzo non può permettersi di sostituire mobili danneggiati.

Lavoro. Anche il mondo del lavoro mostra segnali di ripresa ma rimangono forti divari di genere e forte esclusione dei giovani. Nel 2014 emergono i primi segnali positivi nella crescita dell’occupazione; la quota di persone di età 20-64 anni occupate in Italia sale al 59,9% nel 2014 (+0,2 punti percentuali rispetto al 2013), ma la distanza con l’Europa continua ad aumentare. La ripresa nel Paese è avvenuta, infatti, a ritmi meno accentuati in confronto ai principali paesi europei. Positiva è anche la diminuzione della percezione della paura di perdere l’occupazione e l’elevata soddisfazione per il proprio lavoro; quest’ultima rimane stabile con quasi la metà degli occupati che si ritiene molto soddisfatta. Importante il segnale della diminuzione delle differenze tra i tassi di occupazione delle donne con figli e senza figli, anche se, soprattutto per quante hanno basso titolo di studio e per le straniere, i problemi di conciliazione restano molto forti.

Reati. Nel quadro delineato dal Rapporto Bes dell'Istat, inoltre, rallenta la crescita dei reati, in calo la violenza contro le donne ma aumenta la sua gravità. I furti in abitazione, raddoppiati in 10 anni, sono ora stabili (17,9 per 1.000 famiglie) ma lontani dalla situazione precedente gli anni 2000. Anche le rapine si sono stabilizzate nel 2014 (1,5 per 1.000 abitanti), mentre i borseggi sono in lieve aumento. Emergono segnali positivi ma sono ancora troppo deboli per indicare un miglioramento.

Cresce la spesa in ricerca. Nel 2013 la spesa per ricerca e sviluppo guadagna il 2,3% in termini nominali e l'1,1% in termini reali. L'incidenza sul Pil arriva all'1,31% contro l'1,27% del 2012 ma siamo lontani dal target nazionale di Europa 2020 dell'1,5% e abbiamo ancora un gap di 0,7 punti percentuali rispetto al 2% della media Ue28. Calano i brevetti, in particolare nell'high tech. Tuttavia crescono leggermente le imprese che fanno innovazione, in particolare nell'industria. I tre quarti della spesa in ricerca e sviluppo è concentrata nel Nord.

Più ottimismo. Passa dal 24 al 27% la quota di quanti guardano al futuro con ottimismo, pensando che la propria situazione nei prossimi 5 anni migliorerà. E passa dal 23,3 al 18% la quota di coloro che pensano che peggiorerà. Dunque è tornata la fiducia, aumenta la soddisfazione sul tempo libero ma rimane stabile la soddisfazione per la propria vita. E rimangono stabili le abissali differenze tra Nord, Centro e Sud: il 41,1% del primo gruppo ha livelli elevati di soddisfazione contro il 35% dei secondi e il 27,9% dei terzi. Aumenta inoltre di 2,3 punti percentuali la fiducia negli altri, arrivando al valore più alto registrato dal 2010.