Roma, le precarie dormono in piazza: “Licenziate perché abbiamo più di 36 mesi di servizio”

Cinquemila maestre d’asilo e d’infanzia, a Roma, rischiano di essere messe alla porta per un’interpretazione a senso unico di una sentenza della Corte Ue. La situazione potrebbe contagiare anche le altre amministrazioni comunali

Hanno dormito in piazza le supplenti delle graduatorie di scuola d’infanzia e asilo nido con più di 36 mesi di servizio escluse dai bandi del Comune di Roma, licenziate, di fatto, dopo anni di precariato. Quelle a rischio sono 5mila in tutto e compongono un panorama eterogeneo: si và dalle precarie a chiamata –che ogni mattina sperimentavano una nuova destinazione- alle supplenti annuali che coprono le strutturali carenze d’organico dei servizi per l’infanzia romani. Ce ne sono di laureate, diplomate, di abilitate, di non abilitate, c’è chi ha fatto corsi interni obbligatori ma non riconosciuti. Tutte, però, hanno in comune il “neo” di aver maturato più di 3 anni di contratti precari: secondo una recente sentenza della Corte di giustizia europea, la pubblica amministrazione non si può servire per così tanto tempo di figure a termine. A rigor di logica avrebbero diritto alla stabilizzazione: ma, come spesso accade in questi casi, si ritrovano messe alla porta per un’interpretazione bislacca del pronunciamento. Una situazione che potrebbe contagiare anche gli altri comuni italiani. 

Duemila in piazza. Circa 2mila precarie sono scese in piazza del Campidoglio alle 15 del 31 agosto, mentre all’interno si teneva l’incontro tra i sindacati e l’assessore Rossi Doria. Conclusosi, purtroppo, con un nulla di fatto. «Il Governo prevede di arrivare entro la fine della settimana ad una risposta in merito a questa vicenda», ha commentato il titolare dell’istruzione capitolina a margine dell’incontro. La questione, infatti, è stata sottoposta all’esecutivo perché le maestre possano almeno beneficiare della deroga di un anno delle colleghe statali, contenuta nel piano di assunzioni della legge 107. Ingrediente fondamentale perché la fine del precariato scolastico non coincida con la fine dei precari e con quella dei servizi alle famiglie. «Nella capitale -ha spiegato Daniela Mencarelli dell’Usb- c’è il rischio che il servizio non possa essere prolungato oltre l’orario delle 14.30 proprio per mancanza di personale.  Ma la situazione può degenerare ovunque: abbiamo infatti notizia che a l’Aquila l’amministrazione comunale ha avanzato l’ipotesi di affidare ai privati il servizio dei nidi per mancanza di personale, affermando che non può rinnovare il contratto a chi ha superato i trentasei mesi di lavoro».

 

Notte al Campidoglio. Dopo il nulla di fatto le precarie hanno deciso di accamparsi in via del Tempio di Giove, per poi partecipare direttamente all’assemblea sindacale delle 16, che si è tenuta nelle stanze capitoline e ha visto la partecipazione dell’assessore Rossi Doria. Le precarie che hanno passato la notte in piazza erano visibilmente provate, ma avevano ancora la forza per perorare la loro causa. «Su circa 2mila educatrici in organico per i servizi 0-3 anni 600 sono precarie -informa Cinzia Conti maestra e sindacalista Usb- e più o meno altrettante per quelli 3-6. Significa che in questi anni hanno coperto il fabbisogno quotidiano dei servizi. Io ho lavorato per 4 anni consecutivi all’interno della stessa scuola, di fatto sono parte dell’organico e ho garantito una certa continuità ai bambini». Anche Francesca è precaria da 4 anni, ma con i contratti a chiamata giornaliera. La mattina è assunta e il pomeriggio è già licenziata: dopo una chiamata dell’amministrazione che il giorno stesso comunica la scuola di destinazione. «Guadagnavo 400-500 euro al mese, ma anche la disoccupazione per fortuna contribuiva». Alessandra, invece, era più fortunata: con lo stipendio di circa 1.300 euro di un contratto annuale riusciva a mantenere una famiglia con un marito muratore –anche lui a chiamata!- e due figli. Ma oggi la vita sembra in salita. «Non so proprio come fare: i miei figli inizieranno la scuola, dovrò comprare i libri».