Scuola. Professori, il click-day con la valigia: "Ora i ricorsi"

Ultimi giorni per la domanda di assunzione. La paura dei docenti: lavorare lontano da casa

ROMA. «Save the date», dicono gli inglesi. Per i precari della scuola il 14 agosto (domani) è uno di quei giorni da segnare in rosso sul calendario. È la doppia scadenza per il piano straordinario di assunzioni previsto dalla riforma Renzi-Giannini: tanto per le nomine delle prime due fasi, quanto per le domande valide per le successive, che, secondo fonti Miur, si attesterebbero intorno alle 52mila, di cui 41mila già completate. L’incubo ricorrente per i prof selezionati nell’ultima tornata è di essere trasferiti lontano dalla provincia di appartenenza. L’Anief, l’associazione sindacale professionale, in proposito, ha parlato di legge «sfascia-famiglie», ma il sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi, ha ribadito che «non è possibile garantire a tutti il posto sotto casa».

Le fasi “0” e “A”. Entro il 14 agosto gli uffici scolastici regionali dovranno nominare i docenti che rientrano nella fase “02 e nella fase “A” del piano assunzioni, che secondo il ministero dell’Istruzione saranno 47.476. E tuttavia soltanto la fase “A” è parte del progetto della Buona Scuola, mentre la fase “0” riguarderà quei posti (36.627) che sarebbero comunque stati assegnati per cessazione di servizio o per stabilizzazione degli insegnanti di sostegno. I docenti verranno nominati, fifty-fifty, dalle Gae, le graduatorie ad esaurimento - quelle dei precari storici - e dalle graduatorie di merito, relative al concorso del 2012. Il candidato riceverà una proposta dall’ufficio scolastico, che dovrà accettare o declinare, ma che seguirà, comunque, il vecchio ordine provinciale. Al termine delle prime nomine gli uffici regionali pubblicheranno i nomi degli assunti e la disponibilità di posti residua. Su questa base verrà stabilito l’accesso alla successiva fase “B”.

Le fasi “B” e “C”. Ricorre ancora la stessa data: 14 agosto. Stavolta è il giorno in cui scadranno i termini per la presentazione delle domande online per le fasi “B” e “C2, che sarà possibile compilare fino alle 14 sul sito del Miur. E poi via alle ultime operazioni di nomina: la scadenza indicata dal ministero per l’assegnazione dei posti è il 15 settembre. Qui la selezione diviene nazionale: sarà possibile stabilire un ordine di preferenza ma, come sottolineato da alcuni docenti precari, nella domanda online bisogna mettere in fila circa 100 province (quasi la totalità). Con il risultato che, se anche verranno attribuiti punteggi maggiori ai distretti territoriali scelti, è probabile che molti precari debbano emigrare per raggiungere l’agognata cattedra. Un rischio che si corre anche nella fase “C2, quella che mette a disposizione 55.258 posti nell’organico di potenziamento dell’offerta formativa previsto dalla Buona Scuola. Si tratta di insegnanti che si occuperanno di rafforzare le aree individuate dalla riforma - dalla matematica alle lingue, dalla musica alla cittadinanza attiva - e di sostituire i supplenti brevi. Nella finestra tra il 21 settembre e il 5 ottobre le scuole dovranno comunicare le proprie esigenze agli ufficio scolastici regionali, che verificheranno le graduatorie tenendo conto delle preferenze provinciali dei docenti. Le nomine per le fasi “B” e “C” saranno giuridiche, per quelle economiche si procederà dopo l’assegnazione delle cattedre. Che, in special modo per i docenti della fase “C”, potrebbe avvenire dal 2016-2017 con la temuta chiamata diretta dei presidi. Se infatti l’insegnante dovesse accettare una supplenza al 30 giugno prima della nomina, l’assunzione slitterà all’anno successivo.

I ricorsi. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, «Governo e Miur hanno prodotto delle norme pensando a dei numeri, non alla realtà fatta di docenti del Sud non più giovanissimi, con figli da accudire, congiunti con problemi di lavoro e genitori non autosufficienti». E al contrario «tanti di coloro che vorrebbero rischiare di essere assunti anche a centinaia di chilometri di distanza, vengono illegittimamente lasciati fuori delle immissioni in ruolo: sono gli abilitati Tfa, Pas, in Scienze formazione primaria, all’estero e magistrali, per i quali sempre più giudici stanno ordinando l’inserimento d’ufficio nelle GaE». Per queste categorie sono già sono partiti i ricorsi a cui, qualche giorno fa, si sono uniti anche i sindacati confederali, la Snals e la Gilda.

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