La nuova enciclica: la cura del creato del Papa ecologista

La seconda enciclica di papa Francesco “Laudato sì, sulla cura della casa comune”, cioè il creato, l’ambiente, la natura, sarà resa pubblica giovedì 18 giugno. Tra i temi: acqua diritto universale, rispetto degli animali, lotta al degrado

In principio l’acqua, origine della vita e della bellezza del creato. Criticata la sua privatizzazione e trasformazione in merce. Pertanto «l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale». Un grave debito sociale ha quindi il mondo verso i poveri che non hanno accesso all’acqua potabile perché «ciò significa negare ad essi il diritto alla vita».

È quanto trapela della seconda enciclica di papa Francesco “Laudato sì, sulla cura della casa comune”, cioè il creato, l’ambiente, la natura, che sarà resa pubblica al mondo giovedì prossimo dal cardinale Peter Turkson, un rappresentante del patriarcato ortodosso di Costantinopoli Giovanni Zizioulas e uno scienziato, John Schellenhuber. Pare che alcune copie già stampate dalla Lev, la libreria editrice vaticana, siano state rottamate, non si sa se per qualche refuso o imprecisione dottrinale.


La preoccupazione delle lobby. D’altra parte la cautela vaticana è comprensibile perché sull’enciclica dedicata all’ambiente sono già accesi i fari delle grandi multinazionali, delle lobby industriali e energetiche preoccupate per le ripercussioni che le parole di papa Francesco potranno avere sull’opinione pubblica mondiale. Il 2 giugno scorso ad esempio, come scrive il settimanale cattolico Famiglia cristiana, il gigante energetico Exxon ha inviato addirittura una delegazione in Vaticano per spiegare le sue posizioni su energia e riscaldamento climatico.

È noto che Bergoglio ha posizioni ecologiche improntate alla visione di Francesco. La sua enciclica è quella di un Papa verde, francescano. Più volte ha denunciato che l’economia legata agli interessi e alle lobby «uccide». Ciò che preoccupa il sistema capitalistico delle multinazionale non sono tanto i concetti quanto il linguaggio di Francesco, diretto, popolare, comprensibile a tutti.

Le critiche alla conferenza sul clima. Sull’aereo durante il viaggio in Sri Lanka e nelle Filippine, il Papa nel gennaio scorso ha anticipato qualcosa sulla enciclica, usando parole molto critiche, come il ricordo di Hiroshima, e raccontando la sua delusione per i risultati della conferenza sul clima svoltasi a Lima e di sperare che quella di Parigi, in agenda il prossimo autunno, riveli maggiore «coraggio».

Quello del clima è un tema cruciale dell’enciclica di papa Francesco. I suoi mutamenti incidono sugli animali e le piante e quindi sulla vita stessa dei poveri. L’aumento dei migranti viene visto dal Papa in questo contesto di degrado ambientale. I migranti fuggono da una terra resa inospitale anche dai mutamenti climatici. Papa Francesco è deluso dall’indifferenza nei confronti di questi problemi: «Molti di coloro che detengono più risorse e potere economico o politico sembrano concentrarsi soprattutto nel mascherare i problemi o nasconderne i sintomi, cercando solo di ridurre alcuni impatti negativi di cambiamenti climatici». Sintomi che sono il frutto degli attuali modelli di produzione e di consumo.

Il creato una carezza di Dio. L’enciclica fotografa quello che «sta accadendo alla nost. ra casa». Dal clima all’acqua, come si è visto. E riafferma la visione cristiana del creato per cui l’essere umano è immagine di Dio: «Tutto l’universo materiale è un linguaggio dell’amore di Dio, del suo affetto smisurato per noi. Suolo, acqua, montagne, tutto è carezza di Dio», è il pensiero di papa Francesco.

L’uso della tecnologia. Ma il creato è messo a dura prova dall’uso perverso della tecnologia. L’energia nucleare, la biotecnologia, l’informatica e altre conquiste tecnologiche possono rendere migliore la vita dell’uomo ma anche favorire le diseguaglianze e infliggere pesanti ferite al creato.

Il rispetto degli animali. Un altro tema caro a papa Francesco, nello stile del poverello d’Assisi, è quello del rispetto degli animali. Rifacendosi al Catechismo che sostiene che le sperimentazioni sugli animali sono legittime solo se «si mantengono in limiti ragionevoli e contribuiscono a curare o a salvare vite umane», papa Francesco ribadisce che «è contrario alla dignità umana far soffrire inutilmente gli animali e disporre indiscriminatamente della loro vita». E qualsisi uso e sperimentazione «esige un religioso rispetto dell’integrità della creazione».

L’ecologia del quotidiano. Papa Francesco affronta anche la dimensione ecologica della vita quotidiana. A cominciare dal problema ad esempio dagli ambienti in cui vivono le persone: la nostra stanza, la casa, l’ufficio, il luogo di lavoro. Quando questi ambienti sono disordinati, caotici, inquinati il degrado che ne deriva influisce sulla qualità delle persone. E facilita comportamenti disumani e aggressivi.

Il degrado delle periferie. Non solo, papa Francesco ha ben presente l’estremo degrado ambientale delle periferie argentine e non solo, dove la mancanza di armonia, gli alloggi fatiscenti, le vie disastrate, la mancanza di servizi, l’inquinamento e così via rappresentano un terreno fertile per le organizzazioni criminali.

La modernità del pensiero di papa Francesco si esprime in una visione ambientale che intreccia la difesa dei beni primordiali come l’acqua e il clima alla salvaguardia della natura. Dal rispetto per gli animali e le piante all’affermazione che la dignità della persona è legata alla qualità della sua vita.

Il creato, la casa comune di papa Francesco tutto comprende: dal sole che illumina e riscalda la terra alla bellezza e all’armonia delle nostre stanze quotidiane. Tutto nel segno di un nuovo stile di vita. Di una società più giusta. Di uno sviluppo economico a misura del creato.

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IL TESTO DELL'ENCICLICA

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