Web radio: c'è nuova vita oltre le frequenze

Sulla rete, come al tempo delle radio libere, c'è tanta voglia di informare e contro-informare. E anche i grandi si adeguano al cambiamento. In collaborazione con l'istituto per la formazione al giornalismo di Urbino

Per stare al passo con i tempi la radio è uscita dalle frequenze FM e ha trovato nuova forma di vita nelle web radio. L'ascolto radiofonico si sposta sempre più sui dispositivi mobili, soprattutto da parte della fascia più giovane della popolazione. Stefano Chiarazzo, fondatore di Social Radio Lab, ha presentato i dati del suo osservatorio e la radio risulta essere il secondo media più utilizzato dagli italiani per informarsi. Il primato resta della televisione, la ricerca, però, non tiene conto dell'utilizzo che facciamo di internet. L'osservatorio di Chiarazzo si svolge in collaborazione con l'università La Sapienza di Roma, con numerose radio italiane e con Speaker, una piattaforma che permette di creare la propria web radio in pochi passaggi e di condividere i contenuti nei social, siti e blog.

Se pensate che le radio libere e il loro desiderio di controinformazione siano una storia passata vi sbagliate. Alla conferenza, infatti, c'era Barbara Schiavulli, giornalista di guerra e scrittrice. Dopo tanti anni passati tra i bombardamenti del Medio Oriente alla Schiavulli non piace come vengono trattati gli argomenti di esteri in Italia, per questo ha creato Radio Bullets, uno spazio in cui parlare in modo approfondito dei diversi paesi del mondo. "Radio Bullets è nata cinque mesi fa e mi ha già tolto dieci anni di vita. Ma siamo mossi dalla passione per questo lavoro e dalla voglia di raccontare quelle storie che nei nostri giornali non troviamo". Attualmente ci sono trenta collaboratori che ogni mattina s'informano dai giornali stranieri e registrano nella loro web radio una rassegna stampa.

Il web ha contagiato e integrato anche le radio tradizionali come le frequenze Rai. Oltre alle storiche trasmissioni, ne stanno nascendo di nuove che si basano sull'interazione con gli ascoltatori nei social network. Un esempio è il programma scritto e condotta da Giulia Blasi, Hashtag di Radio1. La conduttrice ha detto che "senza Twitter la trasmissione non esisterebbe. Ogni mattina guardo quali sono gli argomenti più seguiti sul social, dopo di ché lancio quell'argomento per la trasmissione".

La rete offre molte opportunità, ma una questione ancora in sospeso è quella delle retribuzioni: gli editori seguono la politica del risparmio, la concorrenza tra giornalisti è sempre più spietata e la qualità dei servizi giornalistici è in bilico. A questo proposito si è speso Luca Bottura, giornalista satirico di Radio Capital: "il fatto che i servizi fruiti online non siano a pagamento per i lettori o per gli ascoltatori, non significa che i giornalisti non debbano essere retribuiti".

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