Il fumo passivo ne uccide mille all’anno

È la stima delle vittime solo in Italia. Chi si accende una sigaretta vicino a te può farti molto male, è più che mai ora di dirgli di smettere. L’esperto: «Un barista non fumatore se non lavora in un ambiente non ventilato può arrivare a respirare l’equivalente di 36 sigarette al giorno»

Si chiama fumo passivo ma in realtà quasi sempre deriva da mancanza di rispetto, ignoranza allo stato puro. Il pegno da pagare alla mancanza di educazione di chi accende sigarette in luoghi pubblici sbattendosene dei divieti non è solo fatto di vestiti e capelli puzzolenti o occhi gonfi. Chi ci fuma accanto può farci molto male e spesso tutto questo finisce per passare in secondo piano.

Anche se nel nostro Paese ormai il divieto di fumo riguarda tutti i luoghi pubblici chiusi e, ultimamente, in qualche realtà locale i provvedimenti estendono i limiti alle sigarette anche in ambienti aperti (parchi pubblici, spiagge, luoghi vicini alle scuole), questa stretta legislativa non viene rispettata e non assicura unabonifica dell’aria dal fumo. È frequente ritrovarsi inondati da scie di fumo in un ristorante oppure respirare aria fumosa in ufficio. Ci sono poi alcuni ambienti, come scale, ascensori o androni, addirittura sale d’attesa, dove il divieto sembra un optional. Il fumatore è spesso abituato ad accendersi la sigaretta senza chiedere il permesso e il non fumatore, anche se infastidito, appare rassegnato. E in molti casi a subire il vizio dei grandi sono i più indifesi, i bambini.

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«Il fumo passivo, che respiriamo involontariamente quando siamo a contatto con fumatori attivi, è il principale inquinante degli ambienti chiusi», spiega il dottor Alessandro Zanasi (nella foto), pneumologo, responsabile del Centro di malattie respiratorie, fumo e ambiente correlate, del Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna. «È il risultato del fumo espirato dal fumatore attivo sommato a quello prodotto dalla combustione lenta e imperfetta della sigaretta lasciata bruciare fra un tiro e l’altro. È ufficialmente riconosciuto dall’Agenzia statunitense ambientale (Epa) come uno fra i più pericolosi carcinogeni umani di classe A, per i quali non esiste un livello minimo sicuro di esposizione».

Che cosa si respira con il fumo passivo?

«Al pari di quello attivo, è un complesso mélange di oltre 4.000 sostanze chimiche, sotto forma di particelle e di gas. Le sostanze sono le stesse ma in proporzione diversa. Ovviamente l’entità del danno causato dall’esposizione al fumo passivo è legata ad alcune variabili come il numero di sigarette consumate, la grandezza e la ventilazione dell’ambiente, il livello di catrame, la durata dell’esposizione. Per farsi un’idea, però, basti pensare che, in un giorno, un barista non fumatore che lavora in un ambiente non ventilato può respirare tanto benzopirene e monossido di carbonio pari a quello di 36 sigarette!».

Quali sono i danni per la salute?

«Il fumo passivo, essendo diluito nell’ambiente esterno, ha un minore impatto sull’organismo rispetto a quello attivo. In cifre, il rischio cumulativo di morte per tumore polmonare nelle persone esposte al fumo passivo è di un decesso ogni 1.000 persone. Un’incidenza enormemente inferiore rispetto ai fumatori attivi, nei quali il rischio è dell’ordine di 380 su 1.000. Le sostanze tossiche e cancerogene generate dalla combustione della sigaretta possono provocare numerosi tipi di tumore e seri danni soprattutto agli apparati respiratorio e cardiovascolare, ma non risparmiano cavità orale, laringe, il primo tratto delle vie digestive, placenta, feto, apparato urogenitale, pancreas. Inoltre ci sono effetti sottovalutati sulla sfera sessuale di cui forse si parla poco, che riguardano uomini e donne: fumare rende impotenti e interferisce sulla fertilità. Tutte queste problematiche coinvolgono anche i fumatori passivi, ovviamente tenendo conto, come abbiamo visto, del tipo di esposizione che subiscono».

Purtroppo sono i bambini a essere fumatori passivi in molte situazioni, spesso per colpa degli stessi genitori. Quali sono i danni per loro?

«I potenti effetti negativi sugli adulti, sui bambini sono ancor più incisivi e gravi perché sono ancora in via di sviluppo e quindi più sensibili. I piccoli esposti hanno maggiore possibilità di sviluppare vari problemi come asma, ritardo dello sviluppo, difficoltà di apprendimento, infezioni a carico dei polmoni e delle vie respiratorie, sindrome di improvvisa morte neonatale».

Cosa comporta il fumo passivo in termini di mortalità?

«Più di 600 mila morti l’anno nel mondo, pari all’uno per cento di tutti i decessi. E 165 mila di queste morti riguardano bambini».

Chi è più colpito?

«È un problema ugualmente diffuso, perché l’esposizione avviene giornalmente in casa, al lavoro, sui trasporti pubblici, nei ristoranti, nei bar: in pratica in ogni posto dove c’è gente. Tra i 600 mila morti, il 47 per cento sono donne, il 28 bambini e il 25 uomini. Le donne soffrono di più le conseguenze del fumo passivo poiché hanno il 50% di probabilità in più di non fumare rispetto agli uomini».

In Italia quali dati?

«Si stima che il fumo passivo sia responsabile di circa 1.000 decessi l’anno e del 15 per cento dei casi di asma nei bambini e dell’11 per cento di respiro sibilante negli adolescenti».

Cosa si può fare per prevenire i danni?

«Nel nostro Paese, la tutela della salute dei non fumatori, entrata in vigore nel 2005 prevede una serie di divieti piuttosto rigidi, tanto da rendere la normativa italiana tra le più restrittive al mondo. Ma oltre al rispetto della legge è indispensabile attivare strategie educative mirate soprattutto ai giovani, per lavorare sulla prevenzione, ad esempio, nelle scuole».

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