Fumo passivo, il commento. Fermiamo i maleducati che minano la nostra salute

I più odiosi sono quelli che pensano che fumare ovunque sia un diritto: accendono una sigaretta dopo l’altra, incuranti di chi è a mezzo metro o poco più in là...

I più odiosi sono quelli che pensano che fumare ovunque sia un diritto: accendono una sigaretta dopo l’altra, incuranti di chi è a mezzo metro o poco più in là. Denti gialli, dita segnate dalla nicotina, li senti arrivare in largo anticipo. Ti avverte un cattivo odore che nessuna mentina potrà mai attenuare. I divieti per loro sono solo un fastidio e sono difficili da arginare, perché guardano quelli che non fumano come se fossero marziani.

Poi ci sono quelli consapevoli, di solito chiedono prima se possono accendere, qualche volta si finisce per impietosirsi senza per questo fare il loro bene e, soprattutto, il nostro. Al di là del livello di maleducazione, il vecchio slogan delle prime campagne antifumo – “Chi fuma avvelena anche te, digli di smettere!” – vale ancor più in un’epoca in cui la stretta delle leggi ha fatto compiere passi da gigante a un paese che almeno su questo è all’avanguardia.

Non lo è altrettanto nel far rispettare le leggi che si è dato, anche perché manca la piena consapevolezza dei danni del fumo passivo. Studi approfonditi ci offrono cifre da brivido: ogni anno in Italia mille morti sono da addebitare alle sigarette degli altri e il 15 per cento dei casi di asma nei bambini hanno la stessa origine. Al di là dei costi che gravano sul servizio sanitario, alla base manca la percezione della gravità di tali comportamenti. Non è solo quel maglione da portare in lavanderia o la puzza da sopportare: la sigaretta che lasciate fumare come atto di cortesia può farvi molto male. È uno fra i pochi casi in cui essere intolleranti può far solo bene. Pensateci.

twitter: @s_tamburini

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