Università, da Bari a Macerata: quanto costa formare gli studenti

Da quest'anno il ministero dell'Istruzione ha introdotto un nuovo criterio per assegnare i finanziamenti statali agli atenei: si tiene conto anche di quanto costa formare uno studente. Ecco la classifica dei 56 atenei italiani, ai due estremi il Politecnico di Bari e Macerata

La principale entrata nei bilanci degli atenei italiani è il Fondo di finanziamento ordinario: le università ricevono dallo Stato oltre 7 miliardi. Questa la cifra per il 2014. Ma da quest'anno per distribuire queste risorse fra gli atenei è stato introdotto un nuovo criterio: il 20 per cento della quota base del fondo viene assegnato in base al "costo standard di formazione", ovvero in base a quanto costa ogni singolo studente. La novità introdotta dal ministero dell'istruzione ha movimentato i bilanci degli atenei, passando da un sistema che teneva conto della spesa storica a un metodo che invece si basa sull'offerta formativa delle singole università, ma anche sul contesto: la regione di appartenenza per esempio ha un peso sullo stanziamento. Così si scopre che, secondo i calcoli del ministero, a Padova ogni studente in corso costa 6589 euro, più che a Bologna (6246 euro) ma anche più di Bergamo (5018 euro). A Firenze ogni studente costa 6725 euro, meno di Pisa (6902 euro) e meno anche di Pavia (6993 euro).

studenti

Il ministro: "Sistema più equo". “Con i nuovi parametri - spiega il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini - il sistema di distribuzione del finanziamento di base alle università statali diventa più equo. Il meccanismo di calcolo del costo standard prevede che gli studenti, a parità di tipologia di corsi di studio, siano destinatari della stessa dotazione di risorse da parte dello Stato. Pari condizioni di partenza quindi: questo è il nostro obiettivo. A ciò si somma un’accelerazione sulla premialità: quest’anno il 18% delle risorse pubbliche - era il 13,5% lo scorso anno - sarà assegnato tenendo conto dei risultati degli atenei nella ricerca, nelle politiche di reclutamento, nella didattica, con uno sguardo anche ai livelli di internazionalizzazione e di partecipazione ai programmi Erasmus". E per il 2015 il ministro garantisce una assegnazione più rapida.

Finanziamenti: chi sale, chi scende. Il 67 per cento degli atenei italiani ha ottenuto più finanziamenti dello scorso anno. L'incremento maggiore lo hanno avuto l'università di Bergamo (più 12,07%) e Milano Bicocca (più 8,13%). Hanno perso risorse invece Bari e il suo Politecnico, l'università della Basilicata, Cagliari, Camerino, Cassino, Firenze, Genova, Messina, Napoli Federico II, Palermo, Perugia, Pisa, La Sapienza di Roma, l'università del Salento, Trieste e Tuscia.

Che cos'è il costo standard. Il nuovo parametro è stato elaborato dal ministero dell'istruzione insiema a quello dell’Economia. Come funziona? "Mette in relazione il mix dell’offerta formativa di ciascun ateneo (fra corsi di area medico-sanitaria, area scientifico-tecnologica, area umanistico-sociale) e il suo costo standardizzato alla popolazione studentesca, in corso. La formula utilizzata prevede un correttivo territoriale basato sul contesto economico e tiene conto della capacità contributiva delle famiglie, a partire dai redditi medi regionali pubblicati da Istat", spiegano dal ministero.

Il costo standard inciderà di più. Quest’anno il nuovo parametro è stato usato per distribuire il 20% della quota base dell’Ffo (circa un miliardo di euro) una cifra che corrisponde al 16% circa del finanziamento totale. Ma, spiegano dal ministero, "sarà progressivamente più incisivo nei prossimi anni, con l’obiettivo di andare a regime tra il 2018 e il 2020".

Cosa ne pensano i rettori. Già a settembre il ministero dell'istruzione aveva annunciato l'introduzione del nuovo criterio di ripartizione dei fondi. E su questo si era espressa la Crui, la Conferenza dei rettore delle università italiane, presieduta da Stefano Paleari, rettore di Bergamo: "In generale, la Crui prende atto con favore di come lo schema di decreto del Ffo introduca per la prima volta nel modello di ripartizione e in modo graduale i “costi standard per studente” e destina alla quota competitiva in base ai risultati di didattica e ricerca il 18% del FFO totale rispetto al 13,5% dello scorso anno - spiega con una nota la Crui - . Con riferimento alla parte competitiva, anche alla luce del suo consistente incremento su base annuale e al fine di produrre effetti virtuosi sugli atenei, la Crui ribadisce l’assoluta necessità che questa quota sia di natura aggiuntiva rispetto al finanziamento di base".

Da Bari a Macerata: quanto costa uno studente universitario? Fino allo scorso anno gli indicatori erano più "tradizionali": c'era una quota storica basata sui numeri degli atenei, ora invece il calcolo è più complesso. Contano molto i corsi di studio: gli atenei che hanno, per esempio, una facoltà di medicina e i corsi dell'area medica hanno un costo medio per ogni studente più alto. E' quello che dice anche la classifica, partendo dal Politecnico di Bari, l'ateneo con il costo medio più alto (7948 euro), fino all'università di Macerata (4739 euro). Gli ultimi otto atenei, quelli quindi con un costo medio più basso, non hanno facoltà di medicina. E tra i criteri che rientrano nella nuova modalità di assegnazione di parte dell'Ffo c'è anche il costo dei docenti di prima fascia: gli atenei con un corpo docente più anziano hanno costi maggiori, quelli con docenti più giovani e quindi con salari più bassi hanno costi minori.

LA MAPPA: Quanto costa formare uno studente. Cliccando sugli atenei delle singole città si possono avere i dettagli sul numero totale di studenti, sul "costo standard uniario di formazione" per studente in corso (quindi in regola con gli esami), e anche il costo medio di un docente ordinario.

(Qui il file in formato Pdf del Miur. L'Aquila non è nell'elenco per l'accordo in seguito al terremoto. Ha una voce a parte nella delibera)


LA TABELLA: la classifica