Meriam è libera ed è arrivata in Italia

La giovane cristiana condannata a morte in Sudan per apostasia è atterrata oggi a Ciampino con il marito e i due figli. Ad accoglierla Matteo Renzi insieme alla moglie. "Oggi è un giorno di festa" ha detto il premier. Ora la donna incontrerà Papa Francesco in Vaticano

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(L'atterraggio a Ciampino di Meriam con Matteo Renzi, la moglie Agnese e il vice ministro Lapo Pistelli)

Meriam: la giovane  sudanese di 27 anni condannata a morte, all'ottavo mese di gravidanza, perché crisitana, è libera ed è arrivata stamattina a Roma. La donna, con il marito e i due figli - tra cui Maya nata due mesi fa in cella - è giunta a Ciampino con un volo di stato italiano, dove l'ha attesa Matteo Renzi con la moglie Agnese ed il ministro degli Esteri Federica Mogherini: oggi «è un giorno di festa», ha detto il premier sottolineando il lavoro «straordinario» del viceministro degli Esteri Lapo Pistelli nella vicenda. Ora Meriam potrà coronare il suo sogno di incontare Papa Francesco.

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Dopo la condanna a morte e a 100 frustate per adulterio (per aver sposato un cristiano) inflitta a maggio scorso, la giovane era stata arrestata e messa in cella insieme al piccolo figlio di 20 mesi con una sentenza shock che aveva suscitato l'orrore e la mobilitazione del mondo intero facendo scattare molte iniziative internazionale per la sua liberazione.

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(Meriam in Sudan)

Nella prima udienza, quella in cui gli era stata inflitta la condanna a morte, il giudice si era rivolto all'imputata chiamandola con il nome arabo, Adraf Al-Hadi Mohammed Abdullah, chiedendogli di convertirsi nuovamente all'Islam. «Io sono cristiana e non ho commesso apostasia», fu la replica della donna che gli costò la condanna a morte e la carcerazione. Solo poche settimane dopo Meriam, in cella, ha dato alla luce una bimba in condizioni durissime: «Ha partorito in catene», aveva spiegato il marito.

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(Meriam con in braccio la piccola Maya)

Il 23 giugno il tribunale sudanese ha poi deciso la liberazione della donna. Che però è stata fermata nuovamente il giorno dopo insieme al marito e al loro legale mentre si trovava all'aeroporto - mentre con i bambini tentava di lasciare il paese con destinazione Stati Uniti - per un «controllo dei documenti». Rilasciata per la seconda volta, con la sua famiglia, si è poi rifugiata all'ambasciata americana a Khartoum, dove ha ricevuto il passaporto che le ha permesso oggi di lasciare il Paese e artrivare in Italia.

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