Milleproroghe. Perché vincono le lobby

Di chi è la responsabilità del decreto milleproroghe? Del governo, che non sa calcolare modi e tempi deisuoiprovvedimenti? Oppure del Parlamento che non sa svolgere il suo compito: analizzare, emendare, approvare in tempi decenti le leggi che attuano il programma di governo e che cerca, invece, di legiferare secondole preferenze di parlamentari e partiti che rispondono alle sollecitazioni di gruppi esterni? Tra qualche giorno, forse, ascolteremo per l'ennesima volta i Presidenti delle due camere vantarsi competitivamente del numero di leggi approvate dai loro deputati e senatori. Secondo i due Presidenti, ma anche secondo la maggior parte dei commentatori,quanto più produttivo di leggi è un Parlamento tanto migliore sarebbe il suo funzionamento. In base a questo criterio il peggior Parlamento al mondo è quello inglese che nel corso del suo intero mandato fa, ovvero, meglio, esamina e approva, un numerodileggi paria quelle che il Parlamento italiano produce in un anno anche politicamente tormentato.

In verità, se il governo è letteralmente costretto a emanare un decreto che proroga la scadenza di non proprio mille, ma quasi, decreti e leggine, questo è dovuto,essenzialmente, alla lentezza e alla farraginosità di funzionamento del Parlamento italiano. Anzitutto, un Parlamento bicamerale paritario raddoppia, quasi inevitabilmente, i tempi di esame e di approvazione di qualsiasi disegno di legge che deve passare dalle Commissioni di merito e poi dalle aule di entrambe le Camere. Inoltre, il bicameralismo non serve affatto, come pensarono o speravano i Costituenti, a migliorare la qualità della legislazione. Al contrario, proprio il numero dei "passaggi" fra una camera e l'altra consente alle lobby e alle corporazioni di qualsiasi tipo di avere più tempo e di escogitare più modi per intervenire su quei testi, con esiti migliorativi esclusivamenteper i loro particolaristici interessi. Infine, per quel che riguarda specificamente il decreto milleproroghe (in altri anni detto "omnibus" poiché si occupava di tutto un po'), da un lato, alle milleproroghe si è impropriamente aggiunto ad appesantirlo il decreto "salva Roma"; dall'altro, non bisogna dimenticare che praticamente per quat-tro mesi, da gennaio alla fine di aprile, non c'era nessun governo in grado di introdurre la legislazione necessaria.

Nessuna sorpresa che si sia verificato un accumulo di provvedimenti, alcuni dei quali importanti e, dunque, anche fonte di divisione nellamaggioranza. Le responsabilità del governo impallidisconodifronteaquelle di un Parlamento guidato da Presidenti neofiti che non hanno le conoscenze e neppure la forza politica personaleper pilotare, come dovrebbero, i disegni di legge del governo, per imporre tempi certi, per bocciare gli emendamenti evidentemente clientelari, per contrastare quei parlamentari, facilmente identificabili, che, non contrastati dai loro capigruppo, sono portatori di interessi lobbistici. Lasciato a sé, qualsiasi parlamento, ma, in particolare, il Parlamento bica- merale e ipertrofico italiano non può che produrre una legislazione frammentaria, composita, mal formulata, fatta di scambi fra gruppi di parlamentari sia di maggioranza che di opposizione. Molti di questi inconvenienti conducono, non per la prima volta, a esiti certamente anticostituzionali. Se i decreti sono giustificabili soltanto in casi di "straordinaria necessità e urgenza", alcuni di loro sono diventati necessari e urgenti soltanto e proprio a causa di ritardi colpevolmente procurati.

Giusto allora che il Presidente della Repubblica, arcigno e autorevole guardiano della Costituzione, li blocchi. Giusto che il governo, pure non innocente, ne ritiri le componenti peggiori. Più giusto ancora sarebbe se il Parlamento, i capigruppo e i Presidenti delle due Camere ammettessero le loro responsabilità e cercassero di porvi rimedio duraturo. Però, forse, Boldrini e Grasso stanno maliziosamente cercando di dimostrare che la riforma in senso monocamerale del Parlamento italiano è oramai diventata "straordinariamente necessaria e urgente". Così sia.

 

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