Emergenza Concordia, la catastrofe in agguato

La Costa Concordia è appoggiata su un fianco, davanti alla riva del Giglio, con la carena incastrata in uno sperone roccioso a una trentina di metri di profondità. Poco più in là c'è uno strapiombo di almeno sessanta metri. Se la nave dovesse scivolare - per effetto delle spinte del mare grosso o per un cambiamento di peso dovuto all'estrazione del carburante - precipiterebbe a fondo trascindando con sé le sue 114 mila tonnellate di ferro e acciaio e le 2.300 tonnellate di greggio, divise nei ventuno compartimenti a doppiofondo contentuti nel suo ventre. Le conseguenze sarebbero disastrose: la melma di olio denso ucciderebbe milioni di microrganismi minando alla base la catena alimentare in tutto l'Arcipelago Toscano. Il danno sarebbe non solo ambientale ma anche ittico ed economico per tutta l'area. Basti pensare che un centimetro cubo di carburante è in grado di uccidere il 90% di tutto quello che vive in un metro cubo d’acqua. Quanto alle numerose difficoltà di manovra del recupero, il primo problema da affrontare è la temperatura del greggio, che in questi quattro giorni sott'acqua a sei-sette gradi, si è solidificato. Per aspirarlo dalla nave e poterlo travasare, sarà necessario alzare la temperatura con mega caldaie a vapore per aumentarne la fluidità. Intanto l’agenzia spaziale Asi ha fatto sapere che attraverso immagini satellitari rileverà evenutali tracce di inquinamento. La foto satellitare navigabile

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