La cavalcata del super bomber Brotini: da Manciano ad Avellino a suon di record

È stato uno degli attaccanti più forti di sempre, corteggiato da tutte le società della Maremma: di soprannome lo chiamavano Bettega 

Quella di Andrea Brotini non è semplicemente la storia di uno dei più forti attaccanti di sempre del calcio maremmano, è piuttosto un condensato di passaggi calcistici e umani che hanno lasciato una traccia indelebile anche ben oltre la Toscana.

Andrea è di Manciano, classe 1962: che avesse qualità e potenzialità notevoli si intuì fin da bambino, tanto è vero che a 16 anni esordì in prima squadra con il Manciano in prima categoria. Era la stagione 1977-78, i biancorossi erano impegnati in trasferta a Staggia Senese e alla fine del primo tempo l’allenatore Franco Malacarne chiamò Andrea e gli disse che era arrivato il suo momento, lo mandò in campo al posto di Idalgo Mosci, capitano e bandiera del Manciano. Sembrò quasi un passaggio di consegne. Di fatto da quel momento Andrea Brotini sebbene fosse ancora un componente della squadra allievi non lasciò più il posto da titolare in prima squadra.


L’anno successivo alla prima giornata subì un grave infortunio in occasione della trasferta a Scarlino: fece appena in tempo a segnare un gol prima che un intervento falloso gli costasse la frattura di tibia e perone. Ci vollero alcuni mesi per la riabilitazione, ma a marzo Andrea era pronto a tornare in campo, al Niccolai, nel derby del campionato under 18 contro l’Aurora Pitigliano, dove il suo Manciano vinse per 3 a 0 e proprio lui firmò una doppietta eludendo la ferrea marcatura a uomo di Paolo Garzi con cui instaurò poi epici confronti nel derby del Fiora, sempre all’insegna del rispetto e dell’amicizia in un ovvio contesto di rivalità.

Nel frattempo il Manciano retrocesse per due anni consecutivi e ripartì dalla terza categoria: Andrea Brotini fu l’ artefice della risalita del Manciano, segnando 15 gol nella squadra allenata da Fosco Sbrulli contribuendo alla vittoria del campionato, nei due anni seguenti in seconda categoria iniziò un exploit favoloso vincendo la classifica marcatori con 32 gol nella formazione allenata da mister Milli e l’anno successivo mantenendo una media pazzesca con 31 gol sotto la guida dell’allenatore Arnaldo Biondi.

In quegli anni diventò il beniamino dei tifosi del Manciano che lo ribattezzano “Bettega” perché era fortissimo di testa come l’attaccante della Juventus dell’epoca. Con tali capacità di goleador Brotini attirò l’attenzione dell’Argentario militante in Promozione, il cui presidente, l’indimenticabile Aldo Bussi e l’allenatore Sergio Wongher consentirono ad Andrea di ambientarsi perfettamente a tal punto da diventare capocannoniere con 18 gol scalzando il mitico Ricoveri del Tuttocalzatura che aveva vinto la classifica marcatori nei tre anni precedenti. Il tutto grazie a una squadra rimasta per sempre nel suo cuore e forse la più forte dove abbia giocato . Morini, Savi, Giudici, Ruffilli, Rosi, Valenti, Pieroni, Sordini, Volpi, Brotini, Amato, allenatore Sergio Wongher: «È una squadra che ho nel cuore - dice Brotini - poi c’era il mio gemello del gol Gianluca Volpi che purtroppo ci ha lasciato all’alba del terzo millennio a causa di un tragico incidente».

Il nome di Brotini è ormai alla ribalta del calcio regionale finendo alla Rondinella, storica squadra di Firenze che militava all’epoca in serie C1 dove Andrea fece appena in tempo a esordire in coppa prima di decidere per l’immediato ritorno in Maremma cosciente che quel palcoscenico fosse per lui fuori portata. Giusto in tempo per riassaggiare il sapore speciale del Maracana di Porto Santo Stefano e dividere in coppia con l’amico Roberto Baggiani il gusto di gol a raffica contro qualsiasi avversario. Ma la decisione finale va oltre i gol e sposando la volontà del nuovo presidente appena insediato a Manciano, Cesare Puliti, Brotini fece ritorno a casa dove ritrovò una squadra in costruzione pronta al grande salto di categoria che vedrà alla guida manco a dirlo ancora Sergio Wongher. I 28 gol del primo anno non bastarono per il salto di categoria ma consentirono lo stesso di vincere la classifica cannonieri davanti ad attaccanti del calibro di Pippo Arcoria della Nuova Grosseto, Buozzi del Portoferraio, Capecchi dell’Asciano. In quel Manciano in porta c’era Mirco Morini, l’attuale sindaco di Manciano e poi l’amico del cuore, Paolo Rossi, il mitico Roberto Balestrelli. «Lui era un fuori categoria», dice. Infine c’erano i altri amici tutti da ricordare: Simonini, Madoni, i fratelli Caputo, Rainone, Landi e tanti altri. Mancata la promozione, l’anno dopo avvenne il cambio in panchina ed arrivò Bruno Chinellato come allenatore, l’ossatura è quella solida già impostata l’anno prima con un rinforzo importante che risponde al nome di Primo Petronilli, capitano del Civitavecchia di cui era appena stato l’artefice della salvezza della squadra laziale nel campionato di serie C2.

Brotini fece ancora la sua parte alla grande, segnò 31 gol, vinse la classifica cannonieri, mette in fila bomber di razza come Guscelli della Pianese e con una media realizzativa superiore ad un gol a partita regala al suo Manciano la vittoria del campionato raggiunta dopo gli spareggi. Ma la sorpresa era dietro l’angolo, i cugini dell’Aurora Pitigliano, con il presidentissimo Eugenio Agnuzzi, puntarono al grande colpo di mercato e lo ottenero ingaggiando Andrea Brotini con un’operazione che fece scalpore e regalò al nuovo allenatore dei gialloblù, Erasmo Scotto, il bomber dei bomber.

Andrea Brotini faceva coppia in attacco con Spartaco Bulleri, i due si intendevano a meraviglia anche se una fastidiosa sciatica non gli permise di esprimersi al meglio nel girone di andata dove realizzò appena due gol ma nel ritorno torna al suo standard abituale con 17 reti all’attivo. L’anno successivo Brotini restò a Pitigliano su grande insistenza del presidente Agnuzzi archiviando la stagione con 21 centri. Da Pitigliano Andrea andò a giocare a Fonteblanda dal presidente Ottorino Bernabini segnando 7 gol nelle prime 10 partite ma siccome in attacco, Diego Cappelletti, giovane bravo e interessante si dimostrò all’altezza, Brotini viene impiegato da Wongher in un ruolo di regia avanzata dove si dimostrò all’altezza della situazione chiudendo la stagione con 15 reti.

La carriera maremmana si chiuse l’anno successivo nel Manciano dove, sempre impiegato da libero, siglò 12 gol. Abbiamo parlato di carriera chiusa tralasciando tre vittorie nel trofeo Radicchi che era il torneo più prestigioso che si svolgeva a Grosseto ogni anno a fine stagione a cui partecipavano tutti i migliori giocatori dalla seconda categoria a salire, una grande vetrina dove Brotini neanche a dirlo è stato capocannoniere della manifestazione per ben tre volte.

In realtà più che fine carriera questo è il periodo in cui ha iniziato la seconda fase di un’altra carriera fuori dai confini della Toscana forse ancora più esaltante. Andrea Brotini si trasferì per motivi di lavoro ad Avellino, il presidente Antonio Sibilia lo volle capitano nella sua squadra, l’Irpinia, che vinse il campionato a suon di record con un solo pareggio e tutte vittorie.

Poi Brotini fondò insieme a Gigi Pavarese, ex ds del Torino e soprattutto del Napoli di Maradona, l’Avellino Five Soccer che inizia a giocare nella serie C nazionale di calcio a 5. Andrea, oltre a essere il fondatore di quella squadra, ne è anche il capitano riuscendo nella straordinaria impresa di arrivare a un soffio dalla serie A. Un sogno svanito che lascia intatta la grande impresa: ora quel club è in serie A di calcio a 5 con il nome Asd Sandro Abate Five Soccer ma la firma originale e indelebile è di Andrea Brotini che ha trovato anche il tempo per laurearsi campione d’Italia di calcio a 5 nella categoria over 35. Andrea Brotini sintetizza tutti quegli anni di rincorsa dietro ad un pallone in questo modo: «tanti ricordi, tutti bellissimi - dice - valanghe di gol tutti indelebili che riconducono a tantissimi avversari, infiniti amici, persone speciali che non ci sono più». —
 

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