La battaglia per il sesso dei disabili

IL FILM. Manuale d’amore

Lorella Ronconi chiede un assistente in città

 GROSSETO. Lunedì scorso era il giorno di San Valentino, la festa degli innamorati, ma non tutti hanno potuto festeggiarlo. Sono circa 2 milioni e 800mila gli italiani che convivono con una disabilità fisica o psichica (dati di www.handicapincifre.it).  E la maggior parte di loro è costretta a rinunciare a una vita affettiva e sessuale. Il sesso, nell'esistenza dei disabili, è ancora uno dei tabù più impenetrabili. Per i genitori spesso è preferibile nascondere le pulsazioni dei figli o reprimerle con i farmaci. La possibilità, per un disabile fisico o psichico, di coltivare una relazione amorosa suscita una curiosità morbosa mista a pena nei cosiddetti "normodotati".  Eppure il bisogno di affetto al di là di quello genitoriale, il desiderio di contatto fisico che vada oltre l'abbraccio di un amico e l'istinto sessuale non sono "diversi" nei disabili rispetto ai "normodotati". E non poter vivere spontaneamente i propri sentimenti e le proprie pulsazioni ha per queste persone conseguenze tragiche, di cui si fanno dolorosamente carico le famiglie.  Per questo la presidente dell'associazione grossetana "Comitato per l'accesso", Lorella Ronconi, costretta su una carrozzella da quindici anni, dopo anni di battaglie per abbattere le barriere architettoniche, ha deciso di avviare una lotta d'avanguardia contro le non meno granitiche barriere culturali.  «La Convenzione Onu dei diritti delle persone con disabilità - spiega Ronconi - sancisce il loro diritto a farsi una famiglia. Questo implica necessariamente vivere la propria sessualità. Purtroppo, l'idea comune è che i disabili siano creature asessuate, malate e per questo da tenere alla larga dal sesso. Una mentalità che uccide».  I disabili e le loro famiglie sanno bene che le cose stanno diversamente. «Il bisogno d'affetto e le pulsazioni sessuali, non necessariamente vincolati l'uno all'altro, sono istinti naturale nei normodotati come nei disabili - spiega Ronconi - e negarli significa vivere contro natura».  Per questo sin dagli anni'80 in Germania, Svezia, Olanda e nella vicina Svizzera i servizi sanitari nazionali mettono a disposizione dei disabili che lo richiedono un assistente sessuale, un uomo o una donna che, dopo un corso di specializzazione (in Svizzera dura 3 anni) per approfondire aspetti psicologici e sanitari, offre contatti sessuali ai disabili a domicilio o in strutture sanitarie. Massaggi, carezze, abbracci, coccole, ad esclusione di rapporti orali e rapporti completi, sono le prestazioni di un assistente sessuale, la cui parcella si aggira sui 150 euro.  L'Italia, manco a dirlo, è anni luce lontana dall'esperienza europea. Eppure ultimamente qualcosa si muove, pur nell'ambito dell'iniziativa di singole associazioni (tra le altre, la Adn di Torino dal 2007, insieme alla Asl, ha uno sportello di consulenza e orientamento sulla sessualità per i disabili). La richiesta ufficiale al ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna di introdurre anche in Italia l'assistente sessuale per disabili è arrivata lo scorso maggio dalla Federsex, associazione dei club privé. Un sondaggio internet del sito www.disabili.com rivela che il 77 per cento dei disabili sarebbe favorevole.  «Chiediamo che questa figura sia introdotta anche in Italia. Non dobbiamo dimenticare che quello alla sessualità è un diritto - conclude Ronconi - è che questo diritto oggi per alcuni cittadini italiani viene violato. E per questo vi batteremo».

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