Covid, Bce: "Daremo supporto fino a quando non sarà finita l'emergenza"

Francoforte inizia il 2021 con la stessa potenza di fuoco decisa in dicembre. Ma preoccupano nuovi lockdown, condizioni finanziarie e inflazione. Ipotesi ricalibramento dei programmi di acquisto titoli

Una riunione interlocutoria, ma non per questo scontata. La Banca centrale europea (Bce) apre il 2021 mantenendo la stessa linea con cui ha chiuso l’anno della pandemia di Covid-19. Vale a dire, si continua con il Pandemic emergency purchase programme (Pepp), il piano d’acquisto di titoli pubblici e privati dell’eurozona, e con le operazioni di rifinanziamento a lungo termine (Tltro). Due strumenti che, ricorda la Bce, potranno essere ricalibrati ancora, se fosse necessario. Preoccupano, infatti, le estensioni dei lockdown nei Paesi dell’eurozona, che potrebbero deteriorare il quadro economico.

Per ora va bene così, ma il Consiglio direttivo resta vigile. Il Pepp a oggi vale 1.850 miliardi di euro, coi quali è possibile comprare bond sovrani, asset-backed security (Abs), carta commerciale, obbligazioni societarie e covered bond. E le Tltro saranno un’utile stampella per il settore bancario, al fine di mantenere costante il livello di credito disponibile per le Piccole e medie imprese (Pmi) dell’eurosistema. La priorità attuale di Francoforte è la stabilità delle condizioni finanziarie. Un tema cruciale per la ripartenza che dovrà trovare il suo momento nel corso del 2021. Pertanto, spiega la Bce, saranno adottate tutte le iniziative necessarie per la preservazione di un clima finanziario il più possibile favorevole, ma soprattutto omogeneo. È per questo motivo che si lascia aperta la porta a ulteriori aggiustamenti. Il Consiglio direttivo, spiega la nota della Bce, «effettuerà acquisti di attività tramite il Pepp almeno fino alla fine di marzo 2022 e, in ogni caso, fino a quando non giudicherà che la fase di crisi del coronavirus sia terminata».


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Tre sono le cose che rischiano di far perdere il sonno a Christine Lagarde e i suoi colleghi a Francoforte. Primo, il livello generale dei prezzi al consumo. Il quale è ben al di sotto delle attese. Come fa notare Gero Jung, capo economista di Mirabaud, «l’inflazione resta a livelli estremamente bassi, e la stessa Bce si aspetta che l’inflazione HIPC raggiunga solo l'1,4% nel 2023. Questa cifra è poco ambiziosa, considerato che la definizione di stabilità dei prezzi della stessa Francoforte - come affermato nel 2003 - è ‘mantenere i tassi d'inflazione al di sotto, ma vicini al 2% nel medio termine’». Su questo versante, la Lagarde ha abbracciato la dottrina lanciata dal suo corrispettivo statunitense, Jerome Powell, numero uno della Federal Reserve. Ovvero, Francoforte permetterà deviazioni del tasso d’inflazione nel breve, salvo che nel lungo termine sia prossimo al target di sempre, il 2 per cento.


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Il secondo elemento di fragilità è lo stato delle attività economiche all’interno dell’area euro. Le misure di contenimento dei contagi del Sars-Cov-2, e delle numerose varianti che stanno emergendo, stanno aumentando su larga scala. A parte l’Italia, che ha un approccio molto più blando rispetto al lockdown della scorsa primavera, Germania, Francia, Paesi Bassi, Belgio e Spagna hanno introdotto limitazioni pesanti per le economie domestiche. Un quadro che, secondo gli economisti della Bce, potrebbe rallentare il ritorno alla (nuova) normalità economica e quindi ai livelli di espansione pre-Covid.

Il terzo rischio riguarda le insolvenze. Come noto fin dal secondo trimestre 2020, le chiusure delle attività imprenditoriali causeranno un’impennata nei Non-performing loan (Npl, o crediti in sofferenza). Scenari di particolare vulnerabilità sono presenti in Paesi come Italia, Francia e Spagna. Secondo un’analisi della banca angloasiatica Hsbc dello scorso novembre, si passerà dai 584 miliardi di euro registrati sul finale dello scorso anno ai 974 miliardi del post Covid-19. Un incremento di 390 miliardi di euro, che però potrà essere rivisto al rialzo a causa dei nuovi lockdown.

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Gli sforzi della Bce sono destinati a durare. Anche nei confronti dell’Italia, come ricorda Neil Mehta, gestore di BlueBay asset management. “A prescindere dalle recenti tensioni politiche, la Bce rimane ben saldamente impegnata ad acquistare i bond governativi italiani fino a marzo 2022, supportando l’offerta di bond nel breve e ancorando i costi di rifinanziamento nel processo”, dice Mehta. Un segnale importante che non riguarda solo Roma, ma tutti i Paesi dell’eurozona. La Bce c’era, c’è e ci sarà. Questo non è in discussione. Ma, come rimarcato più volte da madame Lagarde, non ci può soltanto essere la politica monetaria per contrastare le conseguenze economiche del Covid-19. Servono anche misure fiscali. Vale a dire, oltre all’azione della Bce serve quella degli Stati. E in questo senso, la priorità è quella di non perdere tempo.

(fonte: La Stampa)