Grosseto, pranzo coi volontari Caritas: «Qui vengono gli “ultimi”»

Riapre la mensa (per ora niente cena) e gli ospiti tornano ai tavoli di via Alfieri Il racconto di chi aiuta il prossimo: «Chi viene cerca un sorriso prima di tutto»

GROSSETO. Un gruppo di donne si avvicina al bancone, porge i vassoi. Le volontarie mettono il cibo nel piatto. Il gruppo sorride e le volontarie ricambiano. Una cuffia nasconde i loro capelli e la mascherina copre metà del volto. Ma parlano i loro occhi, e sorridono a tutti quelli che entrano nella mensa. Ognuno prende un vassoio e si accomoda al tavolo. Qualcuno di loro non faceva questo gesto da due anni.

La mensa Caritas è rimasta chiusa a lungo a causa della pandemia. Le persone bisognose potevano trovare un pasto caldo al furgoncino allestito dall’ente in piazza Barsanti. Ma lì non c’erano tavoli, sedie, o un posto al chiuso dove poter mangiare tranquillamente. Mercoledì, invece, ha finalmente riaperto la storica mensa di via Alfieri.


Nei primi giorni c’è stata poca affluenza; qualcuno ancora non aveva saputo della novità, poi si è sparsa la voce. Gli ospiti hanno cominciato ad affluire ieri. Una ventina i primi a presentarsi a pranzo.

La situazione è nettamente cambiata da alcuni mesi a questa parte. Nelle prime fasi della pandemia, le Caritas di tutta Italia si erano popolati di quelli che sono stati ribattezzati “i nuovi poveri”: famiglie, anziani, persone che a causa del caro vita e del lockdown hanno visto peggiorare d’un tratto le proprie condizioni economiche e hanno dovuto chiedere aiuto a Caritas.

Per fortuna, la situazione sembra essere in parte migliorata. «A mangiare ora vengono gli “ultimi”: persone sole che non hanno niente – spiega Carla, da più di 20 anni volontaria Caritas –. Persone che hanno avuto a che fare con la droga, che dormono in strada o nei caseggiati abbandonati».

La maggior parte è italiana. Ieri, delle 16 persone sedute a tavola poco prima di mezzogiorno, solo due erano di un’altra nazionalità.

Come spiega Carla, coordinatrice della mensa, ci sono periodi in cui cala l’afflusso di stranieri al centro di via Alfieri: «Capita soprattutto in estate, quando molti di loro riescono a trovare lavoro, spesso in campagna».

In ogni caso, i volontari cercano di instaurare con gli ospiti un rapporto di amicizia e di creare un ambiente che sia quanto più caloroso possibile. «Chi viene da noi ha bisogno prima di tutto di un sorriso, e poi il cibo. Chi viene qui sa di poter trovare qualcosa di molto simile a una famiglia», dice Carla.

La mensa, per ora, è aperta solo a pranzo, dalle 11,30. Chi vuole accedere deve prenotarsi in segreteria prima delle 11 e prendere un biglietto giornaliero, così che gli addetti alla mensa sappiano quanto cibo preparare ed evitare sprechi. La mensa può ospitare un’ottantina di persone, ma in caso di bisogno possono anche essere fatti due turni.

«Quando sono arrivati i profughi ucraini siamo arrivati ad avere 102 ospiti a pranzo», racconta Carla. Ma la mensa non è il solo modo per aiutare chi è in difficoltà: «Le persone che hanno un alloggio o un posto dove poter cucinare vengono indirizzate verso il banco alimentare o le parrocchie, dove possono prendere il pacco viveri e cucinare da sole», racconta ancora la volontaria, che dice di essere molto felice di poter essere tornata a lavorare “in presenza” e non più con l’asporto: «Mi piangeva il cuore a vedere le persone mangiare in piazza Barsanti. Con il freddo, il caldo, la pioggia, loro erano lì, a mangiare su una panchina, sotto gli occhi di tutti quelli che passavano con le macchine».