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All'ospedale di Massa Marittima gli diagnosticano dei "reumatismi", invece rischiava l’embolia: l'Asl apre una verifica

L’ospedale Sant’Andrea di Massa Marittima

Sessantenne congedato dal pronto soccorso senza neanche la visita del medico si ricovera al Misericordia: operato d’urgenza e bypass per la circolazione agli arti

MASSA MARITTIMA. Un dolore fortissimo a entrambi i piedi, cresciuto nel corso degli ultimi mesi al punto tale che Mario (nome di fantasia), sessantenne residente nel gavorranese, decide di rivolgersi a un medico. L’uomo infatti non riesce praticamente più a camminare, e le fitte costanti gli impediscono anche di trovare sollievo di giorno e di dormire la notte. Gli vengono prescritti accertamenti ed esami, ai quali si sottopone (pagando) e per i quali ottiene dei referti.

Nella mattina di lunedì 9 maggio Mario chiama la Croce Rossa e si fa portare al Sant’Andrea di Massa Marittima. Al pronto soccorso, dopo aver atteso lungamente il proprio turno, al personale sanitario che lo avvicina per valutare le sue condizioni ed eventualmente instradarlo verso ulteriori approfondimenti, descrive il suo tormento quotidiano e affida – speranzoso – i referti che ha portato con sé.


Le ore passano, ma la visita non ci sarà mai. Sulla base delle carte, infatti, al pronto soccorso ritengono che Mario abbia già fatto tutti gli esami del caso. D’altronde è sulla sessantina, e i sintomi che avverte non sono che reumatismi. Lui insiste, ma riesce a ottenere solo un antidolorifico.

Giacché non può camminare, passa a prenderlo la sorella. È lei che lo riaccompagna a casa e lo aiuta a sistemarsi. La donna nota come il piede sinistro del fratello è diventato di una tonalità più chiara rispetto all’altro, e lui le conferma che si era accorto di aver perso la sensibilità all’arto: come non averlo.

Il giorno dopo la situazione non migliora: il piede è “morto”, l’altro soffre ancora. Mario non è propenso a tornare in ospedale, ma la sorella riesce a convincerlo, e lo accompagnerà lei stessa l’indomani: stavolta, però, al Misericordia di Grosseto.

Arrivati al pronto soccorso del capoluogo intorno alle 10, la trafila ricomincia. Ma stavolta, dopo qualche ora di attesa, chi legge la cartella clinica di Mario spalanca gli occhi e lo precipita nell’ambulatorio dell’ecografo. Il medico esegue l’ecodoppler, e i risultati confermano la prima intuizione: la diagnostica per immagini rivela infatti che le vene di tutte e due le gambe sono ostruite, e la circolazione sanguigna è seriamente compromessa.

Senza por tempo in mezzo, Mario viene immediatamente preparato per la sala operatoria. Il chirurgo, preallertato, insieme alla sua équipe esegue un intervento d’urgenza all’inguine del paziente, dove applica uno speciale bypass per ripristinare il passaggio del sangue; ha rischiato seriamente un’embolia, dirà il medico d’urgenza alla famiglia in attesa.

L’operazione ha successo. Mario non rischia la vita, ma per la sua sicurezza (vista l’età e quello che ha appena passato) viene tenuto in osservazione: gli vengono somministrati anticoagulanti, è attaccato a una flebo e, dov’è intervenuto il chirurgo, gli è stato applicato un piccolo catetere. Non può e non deve muoversi, ogni scossone potrebbe essergli fatale.

Asl Toscana sud est fa sapere di aver avviato in via preliminare una verifica interna per capire come si sono svolti i fatti.

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