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«Rinunciare al gas russo? Si può»: il piano di un gelogo toscano. «Ma ci sarebbe un ostacolo da superare...»

Il geologo e imprenditore Giacomo Biserni (Foto Agenzia BF)

Oggi la produzione di energia e il riscaldamento da fonti alternative ai combustibili fossili – petrolio e gas – diventa anche una questione di equilibri geopolitici mondiali e uno strumento, senza giri di parole, per la pace e la democrazia in Europa. Smettere di comprare gas dalla Russia significa – per l’Italia che è il Paese più dipendente dai giacimenti siberiani – smettere di finanziare indirettamente Putin e la sua guerra all’Ucraina. Una mossa che potrebbe cambiare le sorti del mondo intero. Da dove cominciare?

Fino a pochi anni fa era solo questione di rispetto per l’ambiente, uso di tecnologie non inquinanti e risparmio in bolletta. Oggi la produzione di energia e il riscaldamento da fonti alternative ai combustibili fossili – petrolio e gas – diventa anche una questione di equilibri geopolitici mondiali e uno strumento, senza giri di parole, per la pace e la democrazia in Europa. Smettere di comprare gas dalla Russia significa – per l’Italia che è il Paese più dipendente dai giacimenti siberiani – smettere di finanziare indirettamente Putin e la sua guerra all’Ucraina. Una mossa che potrebbe cambiare le sorti del mondo intero. Da dove cominciare?


LA TECNOLOGIA C'È


Se per l’industria la risposta è difficile, per le abitazioni, gli uffici, le scuole, le palestre, la tecnologia per autoprodurre energia e riscaldamento senza gas esiste già. Ne sanno qualcosa le società grossetane Studio Ecogeo, di Giacomo Biserni, e CbNext srl, di Massimo Corridori, che, in collaborazione, da anni progettano e realizzano sistemi che integrano geotermia a bassa entalpia, fotovoltaico ed edilizia intelligente – in altre parole, sonde che arrivano a 120 metri sotto terra e captano il calore naturale, pannelli sul tetto, muri coibentati e infissi che non mandano sprecata neanche una caloria – per rendere gli edifici completamente autosufficienti dal punto di vista energetico.

Edifici, per capirsi, che non sono neanche collegati alla rete del metano ma sono comunque capaci di offrire tutto, dal riscaldamento d’inverno al raffreddamento d’estate, dalle piastre a induzione in cucina all’acqua calda nella doccia; perfino la ricarica dell’auto in garage. Con incredibili risparmi anche in bolletta. A Grosseto ne è di esempio il condominio Convivere, inaugurato nel 2016 in viale Sonnino (articolo a destra).

Insomma, la tecnologia che oggi potrebbe sottrarre milioni di utenze dalla dipendenza del gas e far risparmiare anche in bolletta c’è. Il paese dei balocchi? No, la semplice realtà. Ma che fatica a fare breccia. Perché?

DUE CALCOLI SULLE ACCISE

Il geologo e imprenditore Giacomo Biserni una risposta a quel «perché» ce l’ha.

«Ad oggi – spiega – l’Italia dipende per una percentuale tra l’85 e l’87% da fonti fossili acquistate all’estero. Per quanto riguarda il gas naturale, importiamo tra 80 e 85 miliardi di metri cubi all’anno, dipende da quanto fa freddo. Circa la metà viene dal famigerato Putin e solo per una percentuale tra il 5 e il 10% viene estratto in Italia. Di questi 80-85 miliardi di metri cubi, la metà viene assorbita dal residenziale mentre la restante va nel mondo produttivo: acciaierie, cartiere eccetera».

Se le fonti rinnovabili ancora non riescono a soddisfare il fabbisogno per l’industria, per il residenziale la geotermia a bassa entalpia, combinata con il fotovoltaico, rendere perfettamente autonomi. E dunque? Cosa si aspetta?

«Il problema non è Putin o l’Algeria o altri Paesi fornitori di gas – dice Biserni –. Il problema è che, se l’Italia si affrancasse dalle fonti fossili, lo Stato perderebbe miliardi di euro di accise che invece incassa proprio sul gas». Quanto? «Io – dice Biserni – ho calcolato circa un euro a tonnellata, minimo. Se ognuno si staccasse dalla rete del gas e si facesse la sua minicentrale nello scantinato, si eviterebbe di usare quei 40-43 miliardi di metri cubi di gas ad oggi destinati all’uso domestico e lo Stato perderebbe quei 40-43 miliardi di euro che incassa con le accise».

Insomma, la “piccola” geotermia domestica, con le sue sonde che si possono piazzare anche in giardino o perfino sotto il fabbricato, ci risparmierebbe almeno la maggior parte del gas oggi comprato dalla Russia. Ma allo Stato non conviene perché perderebbe miliardi di euro di accise: così la pensa Biserni.

ALTA ENTALPIA E ROYALTIES

Ma sarebbe una rivoluzione copernicana anche rispetto alla geotermia a media e ad alta entalpia, utilizzate dalle centrali per produrre energia geotermoelettrica. La geotermia a media e ad alta entalpia ha bisogno di grossi bacini geotermici – in Italia presenti solo in Toscana – e con pozzi che arrivano a 4.500 metri. È vero che una centrale può, da sola, coprire il fabbisogno di migliaia di famiglie, ed è vero che lo Stato sta spingendo molto per incentivare la geotermia; i toscani ne sanno qualcosa, visto che la Regione vuole raddoppiare la produzione. «Guarda caso – osserva Biserni – dall’energia geotermica prodotta con la media e l’alta entalpia allo Stato vanno royalties e accise mentre se io l’energia me la produco da solo non pago tasse a nessuno». Insomma, per Biserni è solo una questione di volontà, volontà politica.

NOI E L'EUROPA

«Io – conclude Biserni – non saprei come risolvere il problema dell’approvvigionamento per le aziende energivore, ma per case, scuole, uffici so di certo che si può risolvere. In Olanda già da tempo hanno vietato di usare le caldaie; usano energia eolica, geotermica e da altre fonti rinnovabili. In Germania Scholz a Pasqua ha firmato il decreto per liberalizzare l’installazione di pannelli fotovoltaici. Draghi non lo ha fatto. Io non dico che in piazza del Campo ci vadano messi i pannelli. Dico però che si può fare lo scambio: il pannello lo metti su un capannone della zona artigianale di Siena e, attraverso la rete elettrica, ci illumini piazza del Campo. Noi lo abbiamo fatto a Campagnatico sul tetto della scuola, e serve scuola, comune e asilo nido».

Nel 2018 Biserni è stato invitato a Bruxelles dall’allora presidente del parlamento europeo, David Sassoli, a illustrare le sue soluzioni tecnologiche insieme ad altri imprenditori italiani. «Purtroppo – spiega Biserni – non ne è seguita alcuna azione concreta per una reale applicazione su larga scala». E non è andata meglio con gli amministratori locali. Forse, viste le circostanze, sarebbe il caso di cominciare, almeno, a buttarci un occhio.

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