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Palazzo della Banca d’Italia. Vendesi un altro pezzo di storia di Grosseto

Il palazzo della Banca d’Italia

In via Matteotti l’ennesimo "vuoto": importanti società si sono fatte avanti ma nulla di fatto. Realizzato nel 1977, ospitò fino a 40 dipendenti

GROSSETO. Hanno preso il via da qualche giorno i lavori di manutenzione dell’immobile di proprietà della Banca d’Italia in via Matteotti a Grosseto. Lo stabile utilizzato dalla fine degli anni Settanta e rimasto vuoto dopo la chiusura della filiale grossetana, avvenuta il 21 dicembre 2018, è attualmente in vendita, ma l’impossibilità di un cambio di destinazione d’uso, a meno che l’acquirente non decida di abbattere l’intera area per costruirvi degli appartamenti, rende l’operazione molto difficile da mettere in atto. In questi anni si sono interessate della struttura importanti società, a partire da Enel e Acquedotto del Fiora, ma alla visita non è seguita una trattativa, considerata anche l’importante richiesta della direzione per l’acquisto, che sembra aggirarsi su alcuni milioni di euro. Le banche negli ultimi anni tendono a diminuire il loro personale e quegli spazi immensi non sono purtroppo ormai adatti.

Nelle scorse settimane l’agenzia di vigilanza preposta al controllo periodico dell’immobile ha segnalato alla direzione generale di Firenze alcune infiltrazioni d’acqua trovate nei sotterranei, dove un tempo c’erano i magazzini, per cui sono partite le indagini per rintracciare la perdita, in modo da sistemare innanzitutto il guasto e poi provvedere alla necessaria coibentazione della pavimentazione, compreso l’ingresso del custode che si trova nella laterale via Ronchi. La direzione regionale di Banca d’Italia ha così affidato l’incarico della manutenzione ordinaria a La Fenice Costruzioni, azienda edile che ha la sede in città in via Bonghi, che da martedì della scorsa settimana ha messo nel cantiere alcuni suoi uomini per sistemare un immobile che in questi ultimi tre anni non ha avuto altri lavori di mantenimento e che mostra evidenti carenze, dovute anche all’usura e all’abbandono. Il coordinatore e direttore dei lavori è l’architetto Filippo Casini.

La filiale grossetana della Banca d’Italia fu costruita alla metà degli anni Settanta, dopo aver demolito il Villino Guastini. Ci vollero due anni per la sua realizzazione e nel 1977 ci fu il trasferimento dell’istituto da piazza Socci - angolo corso Carducci, dove la banca è rimasta per 81 anni in un storico palazzo ristrutturato e ampliato che venne acquistato nel 1896 da una società che gestiva l’albergo Stella d’Italia di Oreste Civinini, trasferitosi nel 1890 in via Garibaldi.

Nei primi anni dalla sua inaugurazione la sede ospitava complessivamente una quarantina di dipendenti e la famiglia del custode. Erano i tempi in cui i dipendenti statali, comprese le forze dell’ordine e il personale scolastico, ogni 27 del mese si recavano negli sportelli in via Matteotti per ritirare mensilmente il loro stipendio. Servivano polizia e carabinieri per regolare il traffico in quelle giornate. Al momento della chiusura, avvenuta come detto a fine dicembre 2018, la filiale aveva solo 19 impiegati (trasferiti dal 1° gennaio 2019 nelle uniche filiali toscane rimaste in piedi, a Firenze e Livorno) e il custode. L’immobile ha una superficie calpestabile di circa 600-700 metri quadrati, suddivisa in piano terra, tutto in vetro e cemento, e primo piano, più una corte interna e l’abitazione del custode che s’aggira sui 120 metri. Un immobile dalla metratura davvero importante, difficile da mantenere: e per ora un "vuoto" in una zona che sta perdendo di anno in anno servizi e negozi, dal vicinissimo palazzo delle Entrate (da dove lo Stato andrà via presto), all’addio di Oviesse da Palazzo Cosimini. © RIPRODUZIONE RISERVATA