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Grosseto, attacco hacker alla posta elettronica. La fattura è pagata sull’Iban di un altro

Un agente della polizia postale al lavoro (FOTODI ARCHIVIO)

L’imputato si sarebbe intromesso in uno scambio di mail fra un’azienda che commercia carburanti e un fornitore

GROSSETO. Bisogna essere maghi dell’informatica per potersi inserire addirittura in uno scambio di mail. Bisogna essere comunque malintenzionati per farlo. Specialmente se lo scopo è quello di incassare dei soldi al posto di un’altra persona, cioè il legittimo destinatario, sostituendosi a uno degli interlocutori.

È questo il leit motiv del processo che viene celebrato davanti al giudice Marco Bilisari. Un processo per frode informatica e accesso abusivo al sistema informatico violando l’indirizzo di posta elettronica, che vede imputato un giovane uomo abitante a Sassari, Marco Mucedda, 25 anni da compiere ad agosto. Sarebbe stato lui, secondo l’imputazione, a mettere le mani su una fattura e a farsi accreditare sul suo conto il relativo importo. Sarebbe stato lui l’autore dell’attacco hacker, come viene identificato dalla Procura. Una vicenda risalente al novembre 2017, cioè al periodo in cui era stata presentata denuncia: all’epoca l’imputato era poco più che ventenne.


Cosa era accaduto? Ai primi del novembre 2017 il legale rappresentante di una ditta che si occupa di carburanti e lubrificanti si presenta alla polizia postale di Grosseto. E spiega che qualche giorno prima aveva ricevuto una mail da uno dei fornitori grossetani che allegava una fattura da 1.711 euro. Due giorni dopo, la socia dell’azienda incaricata della contabilità, tramite home banking aveva provveduto a pagare la fattura sull’Iban indicato nella mail. Ma il fornitore aveva fatto presente che il bonifico non era arrivato: anzi, richiesto di dare qualche indicazione in più, il fornitore aveva spiegato che nella mail con la fattura lui non aveva indicato alcun Iban. Per essere ancora più chiaro, aveva inviato di nuovo la fattura e il titolare dell’azienda aveva verificato che effettivamente non c’era alcun Iban. Da queste indicazioni, il legale rappresentante aveva dedotto che qualcuno si fosse introdotto nella casella di posta elettronica del fornitore e che avesse modificato la fattura.

Le indagini avevano portato a Mucedda, identificato dalla Procura come l’esecutore di un attacco hacker comunemente denominato Mitm, cioè man in the middle (uomo nel mezzo); segretamente, secondo l’accusa, avrebbe così alterato la comunicazione tra le due parti, ignare e convinte di comunicare direttamente tra di loro, ritrasmettendo messaggi di posta dal contenuto diverso. A lui è risultato intestato l’Iban per il quale era stato fatto il bonifico alterato.

Ieri in aula pochissimi adempimenti, il procedimento è stato rinviato per consentire l’apertura del dibattimento.

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