Cane trovato morto: due sotto accusa per l’abbattimento senza necessità

Castel del Piano: non sarebbe stato più adatto per la caccia al cinghiale. Il proprietario deve rispondere anche dell’ipotesi di falso 

CASTEL DEL PIANO. Com’è morto il segugio Virgola? Per cause accidentali oppure abbattuto volontariamente? E allora le dichiarazioni di scomparsa o di incidente di caccia presentate all’anagrafe canina sono un falso?

Domande alle quali dovrà dare una risposta il procedimento penale che si aprirà a breve davanti al giudice Marco Bilisari. Due gli imputati, entrambi accusati di aver ucciso con crudeltà e senza necessità l’animale, un segugio maremmano a pelo raso che secondo l’accusa sarebbe stato eliminato perché ritenuto non idoneo all’attività di caccia al cinghiale.

Sono un 44enne e un 42enne entrambi di Arcidosso. Sono imputati in qualità di canai della squadra della Panzanella: uno perché proprietario, uno perché avrebbe materialmente ucciso l’esemplare. Quest’ultimo avrebbe accettato la proposta del primo e avrebbe sparato un colpo di fucile alla testa del cane, il corpo senza vita era stato gettato in un dirupo, ancora nella zona di Arcidosso. Ancora, il proprietario aveva presentato, due o tre giorni dopo (e cioè il 29 gennaio 2020) la denuncia di scomparsa del cane.

Il sostituto procuratore Salvatore Ferraro ipotizza che il proprietario abbia dichiarato il falso sia ai fini della compilazione del certificato di scomparsa (la dichiarazione fornita parla di una scomparsa avvenuta il 26 gennaio a seguito di una battuta di caccia) sia ai fini della compilazione del certificato di morte emesso l’8 giugno successivo ancora dall’anagrafe canina (in questo caso la dichiarazione parla di un incidente di caccia): il proprietario sarebbe stato consapevole che l’animale era stato ucciso.

A far partire le indagini era stato il ritrovamento della carcassa del povero Virgola in zona Bandita di Arcidosso. Un uomo aveva chiamato i carabinieri dopo aver rinvenuto il corpo e aveva indicato ai militari il luogo del ritrovamento.

I carabinieri forestali di Castel del Piano avevano notato che nelle vicinanze della strada c’era un’ampia chiazza di sangue con frammenti di materia organica e seguendo le gocce di sangue erano arrivati nei pressi di un dirupo: su due massi ancora sangue, più in basso, a circa settanta-ottanta metri, la carcassa. Erano stati i vigili del fuoco a recuperare Virgola, che presentava un foro all’altezza delle orecchie, evidentemente causato da un colpo di fucile come era stato accertato in prima battuta. Al collo una cordicella di colore bianco lunga un paio di metri. La carcassa era stata affidata all’Enpa e poi all’Istituto zooprofilattico di Grosseto per esami più approfonditi, compiuti nel giro di pochi giorni.

Gli esperti veterinari Alessia Mariacher e Rosario Fico avevano concluso che il decesso era avvenuto per le lesioni importanti alla testa, “scoppiata” in conseguenza dello sparo; probabilmente un proiettile ad anima liscia che era poi fuoriuscito (fatta eccezione per un paio di frammenti) e ciò aveva indotto i veterinari a ipotizzare che lo sparo fosse avvenuto da distanza molto ravvicinata. Nessun’altra lesione da trauma, né sulla pelle né all’interno. Virgola però potrebbe essere stato in non perfette condizioni di salute, avevano concluso Fico e Mariacher dopo aver riscontrato delle lesioni in alcuni organi.

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