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Materie prime più costose, l'aziende della Maremma: «Aumenti fino al 30%»

Lo stabilimento di Castel del Piano della Tosti srl

Come se non bastasse la bolletta, l’industria paga anche i rincari “collaterali”. L’amiatina Tosti risponde con investimenti: «E se ci fosse la geotermia...»



CASTEL DEL PIANO. Se per le famiglie e il commercio il caro- bolletta si conta nell’ordine delle centinaia e delle migliaia di euro in più all’anno, per l’industria la stangata assume tutta un’altra scala. Quella – in alcuni casi – delle centinaia di migliaia di euro in più all’anno.


La Tosti srl di Castel del Piano non è un’azienda “energivora”, di quelle, cioè che letteralmente “mangiano” energia per le loro produzioni. Ma lo sono le industrie che producono le materie prime che qui vengono lavorate, il laminato plastico in primis.

Risultato: come in un domino, oltre alla bolletta tout court, il rincaro si abbatte di riflesso anche sul costo della materia prima che i fornitori applicano a monte per fronteggiare, a loro volta, gli aumenti da loro sostenuti.

«Ed è un aumento importante”, dice al Tirreno Ilaria Tosti, general manager dell’azienda amiatina, figlia del fondatore, Fosco Tosti.

Cinque stabilimenti, quattro di produzione e uno di rivendita – uno a Castel del Piano, due nella zona artigianale delle Cellane e uno ad Orcia – e 120 dipendenti, dagli anni Settanta la Tosti è specializzata nella realizzazione di componenti lavorati in tecnopolimero e materiali compositi, che trovano applicazione in tantissimi settori, dall’imbottigliamento alla farmaceutica, dalla chimica alla cosmetica, dalla meccanica alla ferroviaria e all’automotive. Altissima tecnologia e specializzazione, la Tosti è una delle aziende che formano Certema, il Laboratorio tecnologico multidisciplinare di Cinigiano, e collabora con università degli Stati Uniti e di Israele.

«Non siamo un’azienda di tipo energivoro come sono le cartiere – spiega Ilaria Tosti – ma acquistiamo molto laminato plastico. E chi lo produce ha dovuto subire l’aumento dei costi energetici, che ripercuotono sulla materia prima per un 30 per cento in più del prezzo».

Oltre a questo, c’è l’aumento della normale bolletta. «La prima bolletta rincarata l’abbiamo avuta alla fine del 2021 – spiega Tosti – e si parla di un aumento del 50 per cento». Tosti preferisce non dettagliare le cifre, ma per un’azienda di questo taglio si parla di diverse centinaia di migliaia di euro all’anno. «E sono soldi che non puoi ribaltare sul cliente», spiega ancora Tosti.

Come se non bastasse, altri fattori si sono messi di traverso a complicare le cose. «Del Pvdf (un materiale plastico) in polvere, è diminuita la produzione e in più è stato precettato da Tesla per realizzare le batterie delle macchine elettriche», spiega ancora Tosti.

La situazione è assolutamente inedita e di livello globale, «e ce lo confermano anche tutte le aziende con cui lavoriamo, anche a livello internazionale», dice ancora Tosti.

Che fare, dunque?

«Subiamo – dice Ilaria Tosti –. E investiamo. Va detto che noi, perlomeno, essendo una realtà grossa, ci salviamo perché abbiamo una certa forza contrattuale e possiamo interloquire direttamente con i fornitori, che sono italiani per alluminio e laminato plastico, e tedeschi per materiali plastici. Abbiamo stretto degli accordi con loro, ad esempio, sulla base dei quali, potendo noi dare una previsione di consumo, forniamo loro un po’ di supporto dal punto di vista finanziario. Ad esempio per il craft (una carta) abbiamo pagato in anticipo la fornitura, cosicché il produttore ha la garanzia di avere la nostra produzione. Questo non lo possono fare, invece, le aziende più piccole, gli artigiani, persone competenti e preparate, ma con meno forza contrattuale per sostenere gli investimenti necessari in questi tempi».

E sempre in materia di investimenti, c’è il forte impegno per l’autoproduzione dell’energia. «Il tetto dell’immobile di Orcia lo abbiamo ricoperto di pannelli e questo ci consente di abbattere un po’ i costi», spiega ancora Ilaria Tosti.

Ma c’è anche un’altra fonte energica molto vicina, eppure non ancora pienamente disponibile: la geotermia, che proprio in Amiata – a Bagnore, Santa Fiora – ha due delle centrali flash toscane di Enel Green Power. «Dovrebbe essere una delle vie da percorrere – spiega Tosti – ma noi non abbiamo accesso ad agevolazioni, nemmeno per il teleriscaldamento. E, per il resto, non ci sono le infrastrutture. E sicuramente questa dovrebbe essere una delle cose da fare».

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