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Manciano, immigrazione clandestina di 25 stranieri con falsi passaporti fabbricati in un casale

Le indagini sono state effettuate dalla guardia di finanza (foto di archivio)

Tre gli indagati, sarebbe stato anche messo in piedi un ufficio ministeriale fittizio a Roma per foto e impronte digitali 

MANCIANO. Un’organizzazione articolata ed efficiente, che avrebbe prima fatto entrare illecitamente in Italia almeno 25 stranieri; poi, in una finta sede ministeriale a Roma, avrebbe preso le impronte digitali e tutto ciò che serviva per i documenti; infine avrebbe fabbricato falsi passaporti, false carte d’identità, falsi codici fiscali, in un casale nelle campagne di Manciano. Un’attività illecita, secondo la Procura di Grosseto, che avrebbe coinvolto tre persone, al termine degli accertamenti della guardia di finanza.

Pronto e recapitato l’avviso di fine indagini per un’inchiesta di cui avevamo parlato su queste pagine giusto un anno fa, perché alcuni particolari erano stati inseriti nella relazione di inaugurazione dell’anno giudiziario 2021. I sostituti procuratori Anna Pensabene e Giovanni De Marco hanno messo nero su bianco ciò che sarebbe avvenuto nei primi mesi del 2019. Sono indagati Carlo Scevola, 44 anni, originario di Pavia e residente a Manciano, Karina Sneiderova, 37 anni, lettone di origine, assistiti dagli avvocati Simone Costanzo e Marta Floris, e Ciro Ruta, 47 anni, abitante a Monteforte Irpino, difeso dall’avvocato Maria Grazia Pisano di Avellino. Le imputazioni sono differenziate.


Scevola è sospettato di ricettazione di due passaporti in bianco, rubati nel 2014, e di un timbro della Questura di Roma, rubato o contraffatto. Scevola e Sneiderova avrebbero poi falsificato tre passaporti: su due la foto di lui (ma i documenti risultano intestati a un israeliano e a un guatemalteco), su uno la foto di lei (intestato però a una donna ucraina). Tutti e tre gli indagati sono poi sospettati della violazione del decreto sull’ingresso e la permanenza di stranieri nel territorio dello Stato di quelle 25 persone, molte delle quali di nazionalità cinese: avrebbero fissato con mail degli accordi conclusi mediante intermediari non identificati; e una volta che quelle persone erano giunte in Italia con dei visti turistici ne avrebbero organizzato l’alloggio e il trasporto a Roma dove sarebbe stata allestita una finta sede ministeriale (all’epoca la Procura generale aveva parlato di un falso ministero per il Commercio internazionale, nel quale avrebbe operato funzionari e personale fittizi) nella quale sarebbero state prese le impronte digitali, sarebbero stati riprodotti i documenti originali con la foto delle persone interessate, sarebbero poi stati fatti compilare dei moduli. Tutti questi documenti, ancora secondo la Procura, sarebbero serviti a fabbricare, nelle campagne di Manciano appunto, i falsi documenti. Tra l’aggravante, quella di aver ricavato profitto da queste operazioni, dal momento che il rilascio dei documenti sarebbe stato subordinato al pagamento di somme di denaro.

C’è poi una parte di indagine per contestazioni del tutto diverse. Scevola e Sneiderova sono indagati per aver omesso la presentazione della dichiarazione dei redditi della società da loro amministrata di fatto (la Cs&P Fiduciaire sa) negli anni dal 2015 al 2017: società apparentemente localizzata a Ginevra ma operante e gestita da Scevola, secondo la Procura, nel casale di Montecavallo a Manciano, con un’imposta evasa ai fini Ires superiore ai 50mila euro per ciascun anno. Una volta arrivato l’accertamento da parte dell’Agenzia delle entrate (67mila euro), ancora secondo la contestazione, Scevola avrebbe compiuto atti fraudolenti per rendere inefficace la procedura di riscossione coattiva: nel mirino c’è un atto di compravendita, con trasferimento a una società (di cui Scevola è amministratore di fatto) di due fabbricati e due appezzamenti per un prezzo di 315mila euro, nettamente inferiore rispetto al valore in bilancio e a quello di mercato.

Scevola ha poi altre sette contestazioni: la detenzione illegale di parti di armi comuni; quella di quattro pistole clandestine; la ricettazione di queste stesse armi; la detenzione abusiva di 423 munizioni; la mancata denuncia di trasferimento delle armi da Pavia a Manciano; la promozione (pur non essendo abilitato) di proposte di investimento on line (e collocamento) di prodotti finanziari in bitcoin; l’impiego in questa attività finanziaria abusiva di denaro proveniente sia dalle società sia dall’attività di ingresso degli stranieri.© RIPRODUZIONE RISERVATA