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Pane e focacce: rincari fino al 20 per cento, le ragioni degli imprenditori

I ritocchi in panetteria sono legati alle maggiori spese per la farina e l’energia elettrica. «Doveroso dopo anni senza aumenti. Chiediamo un piccolo sforzo alla clientela» 

GROSSETO. Gli aumenti di questo inizio 2022 non hanno neanche risparmiato uno dei beni di prima necessità come il pane, che a Grosseto ha fatto registrare una crescita che varia tra il 5 e il 20%.

Un ritocco che i panifici hanno definito non più procrastinabile rispetto ad aumenti che vanno ben oltre i pochi centesimi richiesti in più per il pane. La speranza di tutti è che si tratti di una situazione transitoria e che migliori con il passare dei mesi.


«Un ritocco al prezzo del pane era inevitabile – dice Sabrina Regoli, titolare del panificio Corsini in via Matteotti – e l’azienda di Castel del Piano ha cercato di effettuare il minimo, il che vuol dire aumenti tra il 10 e il 15%. Per un impasto base siamo passati per intenderci da 2,60 a 2,80 euro, mentre per il nostro prodotto più caro, il pane ai multicereali, vengono chiesti ora 6,60 euro, contro i 6 di qualche giorno fa. I clienti? L’hanno presa bene, anche se comprendiamo perfettamente che i venti centesimi in più vanno a sommarsi ai dieci richiesti per il caffè, oltre a quelli con i quali si deve fare i conti nel budget familiare». «Un aggiustamento – prosegue la Regoli – che non basta a colmare le maggiori spese per la farina e l’energia elettrica, ma doveroso dopo cinque anni senza aumenti».



Il Panificio Galletti di via Giusti ha previsto un 5% di aumento, con una giustificazione: «Ci siamo dovuti adeguare – sottolinea Luca Galletti – anche se i nuovi prezzi non compensano affatto quanto dobbiamo pagare in più per la farina e le materie prime. Ci siamo contenuti, portando la pagnotta da 2,40 a 2,50 euro, perché confidiamo che entro la metà dell’anno ci sia una frenata degli aumenti delle bollette. Sarebbe una notizia che farebbe felici tutti. Abbiamo chiesto solo un piccolo sacrificio ai clienti. E abbiamo deciso di far lievitare del 5% anche il resto dei prodotti, dalle pizze alle schiacce».

Un piccolo sforzo alla clientela è stato chiesto anche dal Panificio Amiata di Francesca Boni in via Telamonio: «Abbiamo previsto un aumento del 15% sul pane – dice Simona – portando il prodotto base da 2,30 a 2,65 e un piccolo ritocco abbiamo previsto per le pizze di nostra produzione, a causa del prezzo delle farine. Il rincaro più importante che abbiamo dovuto fare è stato per il biscotto della sposa, passato da 1,80 a 2,20, dunque poco più del 20%, ma abbiamo deciso di lasciare invariato ad esempio il prezzo del latte, nonostante il Latte Maremma abbia rincarato del 10%. Comprendiamo il momento difficile per la popolazione e cerchiamo di venirle incontro dove possibile».

«È un momento difficile – secondo Stefano Periccioli del panificio di via Ximenes – lo sappiamo, ma la gente deve capire che siamo arrivati a un punto in cui il costo delle materie prime è diventato insopportabile. Noi abbiamo ritoccato del 20%, mettendo la pagnotta a 2,60 contro i 2,30 precedenti e speriamo che basti».

Anche il Panificio 900 di via Monterosa ha pensato al cliente prima di decidere di ritoccare i prezzi. «Abbiamo cercato – spiega Alessandra Tavarnesi, una delle socie – di venire incontro a chi entra nel nostro locale. In certi casi non siamo arrivati nemmeno al 10%: per la pagnotta di un chilogrammo la differenza è di venti centesimi, da 2,50 a 2,70. Nel nostro negozio vendiamo anche schiacce, pizze e paste e abbiamo fatto ritocchi proporzionati, tutti sulla stessa lunghezza d’onda. Ad esempio abbiamo portato da 1,10 a 1,20 le paste ripiene. Per i clienti dovrebbe essere un piccolo sacrificio, ma ci auguriamo che questo 10% basti per arginare gli altri rincari e questo ce lo dirà solo il tempo».

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