Contenuto riservato agli abbonati

Argentario, gruppo di pronto intervento recupera le “reti fantasma”: «Chi le abbandona pesca di frodo»

Un sub di Argentario Divers impegnato nel liberare una rete dai fondali

L’Argentario Divers si immerge per togliere dai fondali le attrezzature incagliate: Un aiuto anche e soprattutto per il mare

MONTE ARGENTARIO. Immergersi per salvare il mare e chi lo abita. I titolari dell’Argentario Divers, Simone Nicolini e Stefania Mensa, lo fanno da tempo. Intervengono per recuperare le reti fantasma.

L’ultimo intervento lo hanno fatto nel gennaio del 2022 nella zona di Giannutri. Una rete era fra i 50 e gli 80 metri. Era ancora in pesca. Il pescatore ha provato a recuperarla con il rampino ma non c’è stato niente da fare quindi Simone è intervenuto. «Stiamo creando un gruppo per intervenire in questi casi – spiega Simone – a volte sono i pescatori stessi che ci chiamano per recuperare le reti. Noi interveniamo e se la segnalazione è tempestiva il pescatore può anche recuperare le reti. Se passa troppo tempo il recupero diventa più difficile. In altre circostanza le reti ci capita di recuperarle quando facciamo immersioni».


Un servizio reso al pescatore ma soprattutto al mare. «Ogni volta che una qualsiasi attrezzatura da pesca viene messa in acqua c’è il rischio che possa essere dispersa – spiega Simone – Tecnicamente vengono “Reti fantasma”. Parliamo non solo delle classiche reti da posta o da strascico, ma anche di palamiti, lenze, nasse e tutti i tipi di trappole per crostacei, polpi e via dicendo».

Una rete può finire in fondo al mare per molteplici cause: «Capita a causa di ostacoli come rocce, secche o relitti dove le reti si possono incagliare; le interferenze con altri attrezzi da pesca; mareggiate o forti correnti; distacchi accidentali causati dal passaggio di imbarcazioni; condizioni meteo avverse che richiedono l’abbandono per motivi di sicurezza. Al contrario di quello che si potrebbe pensare – aggiunge Simone – l’abbandono intenzionale è un evento raro perché le attrezzature da pesca sono costose e nessuno vuole perderle. Chi le lascia volontariamente lo fa perché sta pescando in maniera illegale. È importante comprendere che in questo problema i pescatori non sono “i cattivi”. Anzi, le reti fantasma diventano i principali nemici delle comunità dei pescatori: una sorta di “concorrenza sleale” che pesca in modo indiscriminato e per 24 ore su 24, 7 giorni su 7, senza badare nemmeno ai periodi di “fermo pesca”. Le reti, infatti, continuano a intrappolare pesce. La collaborazione tra pescatori e subacquei – conclude Simone – è possibile, ma soprattutto è necessaria per ottenere un obiettivo comune». L’obiettivo comune è salvare il mare: per i subacquei il mare deve essere pulito perché quando fanno immergere un appassionato devono offrire un ottimo spettacolo. Per i pescatori un mare senza pesci non è un mare che può dare loro sostentamento.© RIPRODUZIONE RISERVATA