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Una vita per l’arte, muore Nilo Bacherini: anima schietta, dipinse per oltre 70 anni

Nilo Bacherini nel 2013, quando ricevette il premio alla carriera consegnato dal presidente della Provincia Leonardo Marras (foto agenzia Bf)

Uno dei più grandi artisti del Dopoguerra, fu segnato dalla morte del giovane fratello Bruno durante un bombardamento

GROSSETO. Nelle prime ore di lunedì 17 gennaio ci ha lasciato uno dei più grandi artisti grossetani del dopoguerra, Nilo Bacherini. Aveva 93 anni. Il pittore si è spento serenamente all’ospedale Misericordia, dove era stato ricoverato nell’ultima settimana per l’aggravarsi dei problemi di salute che da qualche anno lo avevano costretto a interrompere un’attività pittorica durata oltre settant’anni.

Le ultime opere del pittore di via Cadorna sono state realizzate nel 2017, con qualche ritocco fino al 2019, l’anno della morte dell’amata moglie Elisa. Bacherini ha trascorso una vita intera nell’arte e oltre ai dipinti si è dedicato anima e cuore alla bottega di belle arti che aveva aperto in via Tripoli. «Se n’è andata una persona schietta – dice il critico d’arte Paolo Pisani – generosa, senza peli sulla lingua, che ha dedicato la vita all’arte. Era un attore che si distingueva, con ottime quotazioni, per i suoi lavori di arte macchiaiola e post-macchiaiola. Un artista caratteristico e particolare, che ha avuto rapporti importanti con pittori nazionali e che ha lasciato un segno nel mondo artistico grossetano. Da sempre legato al partito comunista, negli anni Sessanta-Settanta ha rappresentato la società artistica di sinistra, populista e a testimonianza di ciò ci sono alcuni suoi lavori esposti nel palazzo della Provincia». «Ho curato alcune sue mostre – prosegue Pisani – e so perfettamente quanto era stimato. Autodidatta, amava leggere, conoscere, migliorare il suo bagaglio. Un bravo artista e un grande uomo».

Nilo iniziò la sua attività frequentando le botteghe dello scultore Ivo Pacini e di Carlo Gentili, che fu uno dei suoi maestri, per aderire poi al gruppo della Chimera con cui ha esposto nel 1952, alla prima mostra sindacale, presentando sculture e disegni. Nel 1954, chiusa la Galleria della Chimera, organizzò la sua prima personale alle salette Caravaggio in piazza della Vasca, allestendo anche una sezione espositiva dedicata alle opere del fratello Bruno, morto a vent’anni durante un bombardamento della città in guerra, che influenzò molto la sua attività. Negli anni Cinquanta si iscrisse al sindacato artisti, del quale diventò in seguito segretario provinciale della Cgil. Nel 1955 partecipò alla mostra del Realismo. Un evento che segnò per sempre la sua vita: dall’inizio degli anni Sessanta si è dedicato definitivamente alla pittura, cominciando a esporre in tutta Italia, con brillanti soddisfazioni e qualche inserimento importante, a Finale Emilia, Firenze, Cles, Piombino e nella sua città. Bacherini ha accompagnato la sua attività di pittore con quella di organizzatore di eventi culturali e promuovendo mostre come “Arte contro” del 1970, “L’immagine critica in Toscana” del 1975 e riproposta anche l’anno dopo a livello regionale, “Museo mobile” del 1984 e la prima rassegna provinciale di arti figurative dedicata a Carlo Gentili del 1997, e occupandosi di editoria specializzata. Nel 1988 costruì insieme ad amici l’associazione “Identità maremmana” per valorizzare la memoria storica del territorio e si è sempre battuto per la costituzione di una pinacoteca d’arte moderna e contemporanea della Maremma.

Bacherini nel 1996 progettò e coordinò la prima rassegna di arti figurative “Carlo Gentili”, in collaborazione con il Comune di Grosseto. I suoi lavori sono stati sempre molto cromatici e impressionisti, anche se a un certo punto della sua vita si dedicò al realismo fantastico, magico. L’artista grossetano aveva anche una grande passione, la caccia in padule. E spesso riportava sui suoi quadri le emozioni provate durante una giornata all’aria aperta. Da buon cacciatore, amava i cani, i setter in particolare e in buona parte delle sue opere erano raffigurati l’acqua, i barchini, gli elementi che compongono la vita della caccia. Alla fine degli anni Novanta, insieme alla moglie e al figlio Bruno, si tuffò nel mondo della ristorazione, con un locale in via Colombo, nel centro storico, al quale fu dato il nome “37”, il numero della botte per la caccia nella Diaccia Botrona. Per suo volere, i suoi resti mortali verranno cremati, senza nessuna funzione religiosa.

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