Susanne, la naufraga torna al Giglio e piange sulla spalla di Gregorio De Falco

Dieci anni fa si salvò, ora è voluta tornare per dire «grazie» E per caso incrocia l’ex comandante della Capitaneria

Susanne, la naufraga della Concordia incontra il comandante De Falco al Giglio e scoppia a piangere

ISOLA DEL GIGLIO. Ha percorso più di mille chilometri, da Francoforte all’isola del Giglio. Ha solcato quel tratto di mare dove ha rischiato la vita. Ma per nulla al mondo Susanne Mathias avrebbe rinunciato ad essere il 13 gennaio sul molo del Giglio, per ricordare coloro che quella sera non ce l’hanno fatta. E per ringraziare coloro a cui anche lei deve la vita.

Mai, però, avrebbe potuto immaginare di poter rivolgere il suo grazie alla persona che lei considera il suo salvatore.



La fiaccolata in memoria delle vittime del naufragio, culminata al molo rosso davanti alla lapide che le ricorda, è appena finita. Susanne viene avvicinata da un signore alto, con la mascherina sul viso, che le fa qualche domanda in inglese.

Sulle prime non lo riconosce. Ma quando le presentano «il comandante Gregorio De Falco», le si illumina il viso. «Quello che ha detto a Schettino di risalire sulla nave? È lei?», gli chiede. E poi si scioglie nel pianto, sprofondando nella sua spalla. «Grazie, grazie», gli dice.

Susanne, tedesca di Francoforte, dieci anni fa era a bordo della Concordia con un gruppo di amici, sette persone in tutto. «Ecco, questa è una foto della sera prima», mostra dal telefonino. Una comitiva felice ed elegante, in abito da sera, sorride al fotografo al casinò della nave. Fatica a parlare di quei momenti. Lei e gli amici riuscirono a trovare una scialuppa, vennero accolti e rifocillati in chiesa e quindi tornarono in Germania.

Ma Susanne non ha mai lasciato davvero il Giglio. È per questo che ha voluto esserci per il decennale, nonostante le difficoltà dovute alla pandemia. Con lei, l’amica Erika.

«In dieci anni una cosa la si può pian piano dimenticare – dice Susanne a De Falco – ma questo non si potrà mai dimenticare». Perché ha deciso di tornare? «Per rielaborare ciò che uno ha dentro. E perché dopo dieci anni voglio dire grazie», risponde guardando De Falco con occhi lucidi. «Non mi deve ringraziare perché purtroppo non siamo riusciti a salvare tutti...», risponde lui.

L’indomani mattina il traghetto “Giuseppe Rum” delle 10,30 lascia il Giglio in un mare piatto e sotto un cielo azzurro intenso, scaldato da un tiepido sole. A bordo ci sono per lo più giornalisti e operatori che tornano alla base, la mente già rivolta alla nuova trasferta.



A poppa ci sono però ancora occhi che non riescono a staccarsi dall’isola. Che continuano a inquadrare con i loro telefonini ora il porto, ora punta Gabbianara, ora gli scogli delle Scole. Susanne ha la fronte aggrottata, gli occhi sbarrati. «Ma come? Come è possibile?», balbetta mentre getta lo sguardo oltre il parapetto.

Per la prima dopo dieci anni si sta rendendo conto di cosa è successo quella notte: dove la Concordia è andata a sbattere, dove è scivolata via e dove ha fermato la sua corsa, là dove lei e i suoi amici hanno visto la morte in faccia e si sono salvati per miracolo. Lo ha letto in centinaia di articoli, lo ha visto in innumerevoli servizi alla tv, ma solo ora che ce lo ha chiaro davanti agli occhi sembra rendersene veramente conto.

Accanto a lei c’è Kevin Rebello, il fratello di Russell Rebello, cameriere sulla Concordia, una delle 32 vittime. Anche lui, come Susanne, continua a fotografare da poppa e a fare video del porto e degli scogli teatro del naufragio. Tante volte è tornato al Giglio in cerca del fratello, l’ultima vittima ad essere estratta dalla nave, circa mille giorni dopo il naufragio. Anche lui ha voluto esserci per la commemorazione dei dieci anni dalla tragedia. Ma questa, ha deciso, sarà l’ultima volta per lui. All’attracco a Porto Santo Stefano tutti gli uomini del traghetto lo salutano e lo abbracciano, avvolgendolo nelle loro divise arancioni, come un amico caro. «Ciao Kevin, buona fortuna».

© RIPRODUZIONE RISERVATA