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Grosseto, casa troppo vicina alla linea ferroviaria: «Quella ristrutturazione non si può fare»

Prima Rfi e poi il Tar dicono no al progetto presentato dal proprietario dell’immobile inagibile in via Monte Labro

GROSSETO. L’intervento di ristrutturazione dell’immobile di via Monte Labro 4 – quello in stato precario che si trova in prossimità del sottopasso che porta a Barbanella – non si può fare, almeno nelle forme richieste dai proprietari. Esiste un vincolo per le zone adiacenti alle linee ferroviarie che non può essere superato.

Lo ha detto Rete Ferroviaria Italiana spa, lo ha ribadito la terza sezione del Tar Toscana. Situazione di stallo, quindi, per quel vecchio edificio risalente agli anni Quaranta del secolo scorso, oggetto nel corso del 2020 di due ordinanze (agosto e settembre) per la messa in sicurezza (l’edificio è inagibile dal luglio di quello stesso anno), le medesime che hanno poi comportato l’installazione delle barriere metalliche che hanno ristretto la carreggiata diretta verso il centro. Il proprietario di una delle due unità immobiliari, l’avvocato Paolo Bastianini, ha chiesto al Comune un permesso a costruire, presentando d’accordo con l’altro proprietario un progetto per la demolizione e la ricostruzione dell’edificio. E poiché il Comune ha chiesto al proprietario il deposito dell’autorizzazione in deroga all’articolo Dpr 753 del 1990 di Rete Ferroviaria Italiana (l’immobile si trova a 22 metri dalla linea ferroviaria), Bastianini aveva inviato a Rfi la richiesta insieme alle tavole progettuali e alla descrizione. A metà ottobre, Rfi ha risposto no: «Rispetto allo stato di fatto in cui si trova attualmente l’immobile, la soluzione progettuale presentata prevede un incremento della volumetria del 35 per cento di fabbricati abitativi ricadenti all’interno della fascia di rispetto». Cosa dice l’articolo 49? «Lungo i tracciati delle linee ferroviarie è vietato costruire, ricostruire o ampliare edifici o manufatti di qualsiasi specie a una distanza, da misurarsi in proiezione orizzontale, minore di metri trenta dal limite della zona di occupazione della più vicina rotaia». Tutto ciò per agevolare l’accesso di mezzi di soccorso in caso di incidenti o per potenziare la linea.


Bastianini, assistito dall’avvocata Chiara Tofanelli, ha chiesto al Tar l’annullamento (e anche la sospensione) del provvedimento, presentato ricorso al Tar, chiedendo l’annullamento del provvedimento, sostenendone l’illegittimità. Ed evidenziando che il progetto di ristrutturazione (con un bonus del 35 per cento in conformità con le disposizioni urbanistiche ed edilizie vigenti) è «finalizzato non solo a rendere sicuro l’immobile ma anche, e soprattutto, decoroso e abitabile». E che comunque esiste una deroga all’articolo 49, per le distanze, quando vi siano particolari circostanze: come in questo caso, in quanto sussisterebbe l’interesse pubblico. Rfi non ha motivato il diniego, è stato sostenuto nel ricorso ai giudici amministrativi, limitandosi ad «affermare apoditticamente che il progetto viola il dettato disposto dall’articolo 49». Una discrezionalità troppo ampia.

Tra l’altro, ha sostenuto Tofanelli, il diniego di Rfi ha comportato l’annuncio dell’archiviazione della pratica presentata in Comune e, presumibilmente, anche la perdita delle agevolazioni fiscali attualmente esistenti.

La terza sezione del Tar Toscana, presieduta da Eleonora Di Santo, ha però respinto il ricorso di Bastianini: «essendo il vincolo ferroviario di per sé ispirato a ragioni di tutela della sicurezza pubblica e della conservazione delle ferrovie, è la eccezionale deroga a tale vincolo a dover essere motivata sulla base degli aspetti indicati dalla citata norma, ove debitamente rappresentati dall’istante».

Insomma, l’impatto della ristrutturazione sarebbe eccessivo e non autorizzabile e occorrerebbe presentare un progetto modificato. La messa in sicurezza ordinata dal Comune dovrebbe essere quindi eseguita senza però aprire il cantiere come da progetto presentato.© RIPRODUZIONE RISERVATA