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Morto in bicicletta dal ponte sull'Ombrone. L'appello dal Ghana: «Vogliamo riportare Emmanuel a casa»

Emmanuel Yeboah, morto il 16 dicembre

Lunedì 10 gennaio il primo contatto con uno zio della vittima: la famiglia vuole le spoglie in Africa. Il problema sono i costi

GROSSETO. La famiglia vorrebbe riportarlo in Africa, la terra da cui lui era partito in cerca di fortuna. Emmanuel Yeboah, nativo del Ghana, aveva 36 anni quando è morto dopo essere precipitato per circa 8 metri dal ponte sull’Ombrone, il 16 dicembre 2021: era in sella alla sua bici quando è stato travolto da un autocarro. Il corpo è stato sottoposto ad autopsia, ha avuto il nullaosta del magistrato (il pm Federico Falco) e al momento è ancora al cimitero di Sterpeto, in una cella frigo. A distanza di un mese dalla morte, c’è ancora da capire se resterà a Grosseto o se tornerà in Ghana. La famiglia vorrebbe a tutti i costi riaverlo a casa, in Africa. Il problema sono i costi funebri, difficili da sostenere.
 

IL PRIMO CONTATTO


Non è stato affatto facile risalire ai familiari. A Grosseto Emmanuel Yeboah viveva da solo. Si è scoperto che aveva tre sorelle, un fratello, una madre e un padre ancora in vita, che vivono tutti in Ghana, e una figlia 17enne che abita a Londra. Solo lunedì 10 gennaio a Grosseto c’è stato il primo contatto telefonico tra la polizia municipale e uno dei familiari, uno zio che sta anche lui a Londra. Quel giorno infatti l’avvocato Sebastiano Sani è stato al comando con David Yeboah (un “biscugino” e che vive e lavora a Monticello) ed è stato preso per la prima volta contatto con lo zio di Emmanuel – Stephenson Kyereme – fratello della mamma del 36enne morto nell’incidente. Kyereme vive a Londra, ha fatto da “portavoce” e referente tra la Municipale e il padre e la madre in Ghana, delegando l’avvocato Sani a rappresentare legalmente (oltre che se stesso) l’intera famiglia di Emmanuel, composta da sette persone, sei delle quali vivono in Ghana. Sono Samuel Yeboah (il padre), Dora Kyeremaa (la madre), Cecilia Yeboah (la sorella, Mary Yeboah (la sorella), Beatrice Ankomah (altra sorella), Kofi Yeboah (fratello) e Hilda Antwiwa (la figlia, che vive a Londra). Al comando della Municipale, il 10 gennaio, era emersa la necessità di capire cosa la famiglia volesse fare del corpo di Emmanuel Yeboah, se riportarlo in Ghana o lasciarlo a Grosseto. Cruciale, in tale senso, è stata proprio la mediazione dello zio Stephenson, «un po’ il “patriarca” della famiglia», come spiega l’avvocato Sani. E la volontà espressa (sentendo lui e i congiunti in Africa) è stata quella di riportare la salma nel suo villaggio natale in Ghana. Il problema a questo punto sono i costi.

I COSTI

«La famiglia vive in un villaggio sperduto del Ghana, in una zona a circa 400 chilometri dalla capitale Accra, molto complicata da raggiungere», spiega l’avvocato Sani. Il quale anche nella mattina del 12 gennaio è stato al cimitero di Sterpeto per acquisire dalla San Lorenzo servizi un preventivo delle spese funebri per il trasferimento della salma in Africa, possibile solo in aereo e non via mare, e poi via terra fino al villaggio. «Quella di Emmanuel è una famiglia modesta, che viveva anche grazie ai soldi che lui spediva da Grosseto», dice l’avvocato che si è messo a disposizione – anche cercando altri preventivi – per provare a esaudire la volontà dei genitori, dei fratelli e delle sorelle. I genitori sono anziani e in futuro difficilmente potrebbero – per l’età e le condizioni economiche – raggiungere le spoglie di Emmanuel a Sterpeto.

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